nov 27
Cultura accessibile Intervista a Elena Moroni
Elena Moroni ha collaborato con la Cooperativa David Chiossone di Genova nella realizzazione di riproduzioni tattili di Lucio Fontana . Il progetto unico nel suo genere vuole sperimentare un nuovo modo di vivere, percepire e toccare l’arte,per aprire le porte di un mondo che altrimenti sarebbe rimasto accessibile solo a una ristretta categoria di persone; con le mappe tattili le guide alla mostra in braille e a caratteri ingranditi, e le riproduzioni delle opere eseguite il più possibile fedelmente, hanno permesso a persone ipovendienti di poter accedere a questa mervigliosa iniziativa; non capita tutti i giorni di avere Lucio Fontana a Genova, e non capita tutti i giorni di poter avere questi vantaggi.
Ho avuto l’occasone di intervistare una delle realizzatrici di questo progetto Elena Moroni, ecco l’intervista
· Due parole su chi è Elena Moroni e cosa fa nella vita:
Sono laureata in Storia dell’Arte Contemporanea ma da molti anni mi occupo di progettazione di software didattico multimediale. Mi sono avvicinata alle problematiche dell’accessibilità attraverso gli aspetti più legati al mondo del Web e sono stata affascinata dall’idea di provare ad estendere il concetto di accessibilità al patrimonio storico artistico, prescindendo dall’accessibilità fisica degli spazi dell’espositivi, per concentrarmi su quella cognitiva delle opere.
· come ha realizzato le opere in miniatura, ha potuto studiare sul posto? a parlato con il Curatore responsabile dell’allestimento e quale difficoltà a trovato ?
In una prima fase di analisi, alla quale partecipa anche il curatore per la scelta delle opere da riprodurre, si progetta complessivamente l’intervento da realizzare: in questa sede vengono concordati i materiali da utilizzare e la modalità con la quale presentare le opere nell’ambito dell’allestimento espositivo. Una volta stabiliti gli elementi di contorno entro i quali operare, si può passare alla realizzazione dei manufatti che sono opera di una bravissima artigiana restauratrice, Paola Mignogna.
Una delle difficoltà incontrate nella fase realizzativa è stata proprio l’impossibilità di vedere le opere originali in anteprima, in tempo utile per la loro riproduzione: quando si tratta di grandi allestimenti le opere arrivano anche da molto lontano. Si possono avere a disposizione riproduzioni fotografiche ad alta definizione e ci si può confrontare con il Curatore. Si conta molto sulla conoscenza personale dell’opera dell’artista, sull’esperienza costruita in anni di visite in molti musei del mondo… L’incontro con le opere originali avviene solo pochi giorni prima dell’inaugurazione dell’esposizione ed è in quel momento che si capisce se si è riusciti nell’intento di riprodurre fedelmente l’originale.
· Quando ha studiato e realizzato una riproduzione di un opera se pur in modellino, cosa ha provato nel pensare che molte persone vedranno Lucio Fontana attraverso di lei?
Sono molto felice di aver progettato questo, seppur molto contenuto, percorso tattile con il quale mi piacerebbe sottolineare l’importanza che questi interventi, anche minimali, possono avere in termini di ricaduta sulla collettività. Accedere alle strutture museali è un diritto di tutti ed è per questo che ritengo molto importante realizzare edifici/strutture fisicamente accessibili ma credo che, una volta entrati all’interno di una sede espositiva, i visitatori debbano essere soprattutto in grado di fruire delle opere esposte. In realtà penso che un buon apparato didattico non debba essere considerato ad esclusivo uso di uno specifico campione di utenti, come in questo caso, di visitatori non vedenti: tutti, grandi e bambini, visitando una mostra hanno la tentazione di toccare le opere esposte. Il tatto può completare l’esperienza di fruizione anche per il grande pubblico.
· Nella mostra , la cosa che mi ha colpito molto è stata la differenza di materiali usati dall’autore, sarebbe stato bello che le opere riprodotte tattilmente avessero dei richiami dei reali materiali usati, per permettere a chi non vede di avere un’idea più diretta e immediata dell’opera stessa, Secondo lei sarebbe possibile un progetto così o è troppo laborioso e complicato?
Un progetto che utilizzi materiali più simili agli originali è certamente preferibile e non necessariamente più complicato da realizzare dal punto di vista tecnico… Alcuni materiali, tuttavia, sono per loro natura fragili e non adatti ad essere esposti alla sollecitazione tattile di molte persone protratta nell’arco di tempo di tutta l’esposizione.
Quando si tratta di arte contemporanea, inoltre, il rischio di creare dei “pezzi” molto simili agli originali esiste e, pertanto, occorre tener conto anche dei vincoli imposti dai proprietari delle opere o delle richieste dei curatori, che possono consentire la riproduzione proprio a condizione che i materiali impiegati siano differenti da quelli usati tradizionalmente dall’artista.
Considerati i vincoli specifici, in questo caso, l’obiettivo che mi sono prefissa è stato quello di creare un legame con l’opera d’arte che ne restituisse fedelmente il concetto, la sua “struttura” spaziale.
· Ci può raccontare qualcosa sulla sua esperienza nella realizzazione di una mostra nel campo dell’accessibilità e la ripeterebbe ? Quale altro artista le piacerebbe rappresentare?
E’ stato molto interessante, in fase di progettazione, provare a vestire i panni del fruitore dei manufatti che dovevamo realizzare. Provare in gruppo ad immaginare le soluzioni realizzative ideali e prevenire, anticipandole, le possibili problematiche provando a rispondere alle esigenze del visitatore e soddisfare le sue aspettative. Non so se siamo riusciti nell’intento ma certamente abbiamo mosso un primo passo, fatto un tentativo che ripeterei molto volentieri.
Si è trattato di un’esperienza che può certamente essere migliorata e arricchita: mi piacerebbe infatti raccogliere le informazioni di coloro che hanno fruito della mostra. Per esempio, le stesse domande che mi ha posto in questa breve intervista mi hanno fatto riflettere ulteriormente su alcuni aspetti.
Se avrò ancora la possibilità di raccontare, riproducendolo, il lavoro di altri artisti sarei interessata ad affrontare problematiche tecnico/stilistiche differenti realizzando un apparato didattico più vario.
· Se avesse potuto in quali altri modi avrebbe rappresentato l’arte di Lucio Fontana per farla comprendere meglio al pubblico dei non vedenti e ipovedenti?
Nel caso specifico di Lucio Fontana mi sarebbe piaciuto riprodurre una più ampia scelta tipologica di opere, ad esempio, includere la serie di sculture “Concetto spaziale. Natura”, riproducibili attraverso modelli in terracotta.
· Un suo parere personale, che sensazioni le ha trasmesso la mostra?
Mi ha emozionata vedere riunite nelle sale del Palazzo Ducale così tante opere che ripercorrono l’intera carriera di Lucio Fontana: si tratta di una mostra spettacolare ed intensa in cui è possibile seguire tutto il percorso creativo dell’artista. Ho potuto apprezzare molte opere che avevo studiato solo attraverso i testi universitari e incontrarne nuovamente alcune già viste presso altre sedi museali. Sono stata particolarmente colpita dagli intensi cromatismi e mi è piaciuta molto la scelta espositiva effettuata dagli allestitori.
Link per vedere le loro realizzazioni presenti alla mostra di Lucio Fontana
( Intervista di Daniela Vignolo a Elena Moroni il 24 novembre 2008)
