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Molly Sweeney

Tag: Eventi, Genova e dintornidaniela @ 11:18 am

GENOVA. Uno spettacolo al buio. Succede in Molly Sweeney, dal 16 Dicembre 2008 / 21 Dicembre 2008 alla Corte. Il testo è del drammaturgo irlandese Brian Friel: una storia vera ripresa da un caso clinico che il celebre neurologo Olivier Sacks racconta nel suo saggio «Vedere e non vedere». Protagonisti Umberto Orsini, Valentina Sperlì e Leonardo Capuano, regia di Andrea De Rosa. È la vicenda di una donna, quella del titolo, che per i primi quarant´anni della sua esistenza vive da cieca (ha perso la vista a dieci mesi) e nonostante tutto vive bene: è completamente autonoma, ha un lavoro da fisioterapista, è sposata, tutto sommato ottimista. Ma un giorno, dopo un´operazione, riacquista la vista e per lei è tragedia. «Sembrerebbe un paradosso, invece è così – dice Umberto Orsini, che ricopre il ruolo dell´oftalmologo – perché per un non vedente riappropriarsi all´improvviso dei propri occhi, non è un trauma da poco. Cerchiamo di immedesimarci: una persona, che sin dalla nascita ha imparato, a modo suo, a conoscere un mondo che non vede, quando lo vede non lo riconosce, perché non corrisponde a ciò che aveva immaginato». La protagonista femminile deve ricodificare e reinventare il proprio mondo con il solo aiuto della sua immaginazione. Pur riconoscendo oggetti e persone a livello visivo, non li vede nel suo intimo. Se prima il mondo era filtrato attraverso l’olfatto, il tatto e l’udito ora la vista sembra essere l’ultimo strumento in grado di riconoscere la realtà.

Spettacolo catturante, ma anche impegnativo, «perché gli spettatori – spiega Orsini – sono chiamati a partecipare attivamente alla storia, a viverla a stretto contatto con gli attori, che nella prima parte, quella avvolta nel buio, recitano in platea. Più che di uno spettacolo si può parlare di un´esperienza sensoriale totalizzante, di un´azione teatrale condivisa da attori e spettatori, il cui impatto emotivo impone una messa in discussione del concetto di normalità. Il regista De Rosa non ha voluto fare di Molly una cieca che si mette le mani sugli occhi per non vedere, ma col buio ha reso ciechi tutti, dando alla parola e ai suoni una guida per non perdersi nelle tenebre. Quando lei riacquista la vista, l´azione si sposta sul palcoscenico: torna la luce, ma è una luce nebbiosa, quella vissuta, con difficoltà, da un ex non vedente». Un allestimento particolare, di forte impatto: «In certi teatri dove abbiamo già recitato – racconta l´attore – i vigili del fuoco, per ragioni di agibilità, non hanno permesso di spegnere completamente le luci di sicurezza e agli spettatori viene chiesto di indossare una mascherina sugli occhi, come accadrà alla Corte, necessaria per assaporare tutte le emozioni che derivano dal solo uso dell´udito». Orsini rivendica la scelta di «Molly Sweeney», che definisce «un testo bellissimo, non essendo solo la vicenda di una donna cieca che riacquista la vista, per poi cadere in depressione, perché quel mondo che vede non le appartiene, ma anche l´esempio che ti fa capire quanto il limite tra l´essere diverso e la normalità non sia preciso, netto. E poi, a leggere bene tra le righe non è difficile capire che quella descritta da Briel non è solo una cecità fisica, ma anche morale, e questa fa maggiormente paura a Molly».

All’inizio dello spettacolo, ciascuno è messo di fronte a una sfida. Il pubblico si ritrova in una platea buia, completamente priva di luce, in cui i protagonisti sono i suoni e i rumori. Dopo brevi momenti di spaesamento, ogni singolo spettatore diviene un semplice uditore. Qualsiasi parola o rumore acquisisce un’importanza doppia. Il mare, una musica classica, l’avvicinarsi di un temporale riempiono il vuoto dato dall’assenza di una scena. Impariamo a vedere nuovamente sotto un altro punto di vista. In questo, lo spettacolo scritto da Brian Friel riesce in pieno. Mettere chiunque non di fronte a una semplice vicenda ma all’interno della stessa azione teatrale. È tutto un gioco di percezioni e non visioni.

Non solo i suoni contribuiscono a fare la differenza nello spettacolo. Il transito da buio a luce viene reso in modo graduale grazie a un attento gioco di illuminazioni. Prima bagliori, poi una nebbia lattiginosa, infine una luce accecante che fa quasi vivere con nostalgia la sicurezza data dal buio rassicurante e protettivo. Vedere, dunque, significa conoscere? La risposta appare essere negativa. Il senso delle cose non viene completato dalle immagini. Serve qualcosa di più. Le sensazioni di straniamento e confusione vengono trasmessi molto bene anche dalle interpretazioni dei tre attori. Il ruolo di Molly è affidato alla capace Valentina Sperlì mentre le figure del medico e del marito di Molly sono ricoperte rispettivamente da un brillantissimo Umberto Orsini e da un promettente Leonardo Capuano.

Gli spettacoli iniziano Teatro della Corte tutte le sere alle 20.30, la domenica alle 16. Il lunedì è di riposo Il costo del biglietto singolo è di:

  • € 23.50 per il primo settore
  • € 16.00 per il secondo settore

Fonte- La Repubblica (solo per abbonati)

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