mar 24
“I ciechi vedono meglio di noi”
«I ciechi vedono meglio di noi» L’ULTIMO DISCORSO PUBBLICO. Il 2 febbraio scorso, tre settimane
prima della scomparsa, Candido Cannavò era stato il padrino del convegno «Sport,
cultura e società, a Rocca di Neto. A richiamarlo nella provincia di Crotone era
stata la profonda amicizia con Maria Aiello, non vedente calabrese che esercita
a Milano la professione di avvocato, specializzata in diritto sportivo e autrice
del libro «Viaggio nello sport attraverso i secoli». Ecco uno stralcio
dell’ultimo discorso pubblico del direttore storico della Gazzetta.
«Maria è una straordinaria creatura che è entrata nella mia vita, in un mio
libro e anche nel racconto di una sera che vi voglio accennare perché è una
delle sere più divertenti della mia vita. C’è a Pavia un ristorante di un certo
tono dove ogni mese fanno una cena al buio. Cioè uno va là e diventa cieco, e
allora io un giorno telefono a lei e dico: “Maria stasera ti invito a cena!” e
lei mi fa: “Come mai, perché?” Io dico: “Tu stai tranquilla, ad una condizione:
stasera tu sarai la mia guida.” E lei: “Ma perché mi prendi in giro». Come posso
essere la tua guida?”. “Sì, guarda: se tu devi attraversare una strada di
Milano, in pieno centro, via Carducci, ti appoggi al mio braccio e io sono la
tua guida. Ma stasera tu sarai la mia guida perché andiamo in un ristorante in
cui io sarò cieco”. Assaggiare quella condizione, credetemi, è un’esperienza che
ci entra dentro, ti fa riflettere su quello che manca a una persona: non avere
gli occhi per vedere è qualcosa che manca. Una volta mi hanno dato un premio dall’Associazione Ciechi e mi hanno chiesto: che cosa le hanno insegnato i ciechi? A vedere. Perché noi vediamo con gli occhi e basta, loro sviluppano delle sensibilità, delle potenzialità inimmaginabili. Io sono convinto che un cieco veda: veda con una sensibilità particolare, veda con le mani, veda cultura».
