lug 08

Il campione cieco che vola sull’acqua

Tag: Esperienze, Interviste, Sportpatrizia @ 9:34 am

Il campione cieco che vola sull’acqua «Così ho già vinto la gara della vita»

SAN GIULIANO MILANESE – Non sa nuotare ma è campione di sci d’acqua. E’ non vedente ma punta a volare ad almeno 20 metri d’altezza.
Ha collezionato un numero infinito di titoli italiani, europei, mondiali di sci nautico ma ogni giorno vince la sua gara più importante, quella contro la vita e la malasorte.
Si chiama Tommaso Di Pilato, ha 44 anni e origini pugliesi. Vive a San Giuliano Milanese. Come ha perduto la vista? «A sei anni ho sbattuto contro un muro. Un occhio se n’è andato. L’avrei perduto comunque anche senza l’incidente. La patologia che ha attaccato l’altro occhio era una retinite pigmentosa, una malattia degenerativa. Avevo 18 a nni». Rassegnato? «Anni fa sono andato a Lourdes.Non ho avuto il miracolo, però ho trovato Teresa, la mia compagna».
Quando ha iniziato a fare sport? «Nel 1980 con un gruppo di Milano. Atletica, salto in lungo, disco, giavellotto. Facevo anche sci e tandem. Nel ‘91 ho saputo di una iniziativa di Roby Zucchi sul lago di Mergozzo. Avevo sciato fino a quando non sono andato a schiantarmi contro un “gatto delle nevi” al Passo del Lupo, nel Modenese». Cosa le ha dato lo sport? «Ho incominciato mettendo un piede dopo l’altro e sono andato avanti. Lo sport ti aiuta organizzarti, a gestirti. A me ha dato autonomia. Uscivo con una guida, poi ho imparato a girare da solo, con il bastone». Perché ha scelto lo sci d’acqua? «Mi intrigava iltrampolino. La prima volta ho saltato un metro e 80 centimetri. Era il ‘92. Mi sono detto: “Dai, Tommy, questo è per noi”». Cosa serve per essere campioni veri? «Un po’ di pazzia ci vuole. Ma se dicessi che non ho paura direi una bugia». Cosa ra ppresenta lo sport, oggi, per Tommy Di Pilato? «Mi dà tantissimo. Quello che non mi danno la società e il mondo del lavoro. In acqua siamo io e l’attrezzo.
E’ una sfida continua con me stesso. Non lo faccio per gli altri. Lo faccio per me». Una rivincita? «Con me stesso. Quando arrivo a fare certe cose estreme è come un urlo di libertà. Per riuscire a saltare ho dovuto combattere una battaglia. L’ho vinta. Ho avuto la fortuna di incontrare delle persone eccezionali, a cominciare da Sergio Zanardi, che ci ha lasciato pochi giorni fa. Poi Andrea Alessi che allena la nazionale di sci d’acqua, e Fabrizio Sonzogni, che è il mio allenatore dai mondiali australiani del 2007.
Fino a quando non mi sono specializzato nel salto ero per tutti una specie di cavia. Quest’anno ai mondiali in Francia, a Vichy, gareggerò solo nel salto».
Perché? «Fino a un anno fa avevo il record del mondo con 15 metri e 60. Non sono mai stato battuto in un campionato. Ho saputo che un non vedente ha saltato 18 metri. Non so chi sia, so soltanto che non è italiano. Voglio superarlo arrivando a 20 metri». Sponsor? «Il Comune di San Giuliano mi ha regalato gli sci e un negozio di computer la muta». Il lavoro. «Avrei preferito schiantarmi piuttosto che provare certe cose. Dall”87 lavoro all’Asl di Melegnano. Sono entrato nell”87 come centralinista. Ho cambiato mansioni dopo sette anni perché non ci sentivo più da un orecchio. Mi hanno adibito a operatore informatico.
Finalmente ho trovato un direttore generale in gamba che mi ha chiesto cosa volessi. “Voglio lavorare”, ho risposto. Ho detto proprio così, quando c’è gente che farebbe carte false per non lavorare. Mi ha detto che dal giorno dopo avrei avuto tutta l’attrezzatura. E’ arrivata roba per 20 mila euro. Ma nessuno è venuto a dirmi a cosa serviva, cosa dovevo fare. Non voglio sputare nel piatto dove mangio. Voglio solo cercare di spiegare qual è il meccanismo nel quale viene a trovarsi un disabile nel mondo del lavoro».Le battaglie civili. «Prendiamo la metropolitana di San Donato. Il percorso per non vedenti è una riga zigrinata che dovrei seguire camminando come un deficiente. Sulle scale ci sono gruppi di marocchini a cui nessuno dice che non possono stare lì. Chiamo i vigili urbani, chiamo i carabinieri e mi sento dire che è compito del capostazione farli sloggiare».
E’ sempre così esplicito? «Sono così. Voglio essere me stesso in tutto quello che faccio».Il Giorno del 08-07-2009

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