lug 23
Il trionfo della bellezza amputata
LaStampaWeb del 22-07-2009
Il trionfo della bellezza amputata Natalie du Toit e Oscar Pistorius, entrambi sudafricani Natalie, a Pechino con una gamba sola .
Dai campioni dello sport alle modelle, l´handicap non è più una vergogna
E la ragazza del Sudafrica Natalie Du Toit corre senza una gamba contro le altre nuotatrici dal corpo perfetto, e le ha già battute, ha già vinto delle medaglie d´oro. Perché magari è proprio il concetto della perfezione che dobbiamo cambiare, come dice Aimée Mullins, questa stupenda modella, musa dello stilista Alexander McQueen, con il suo fisico statuario e le sue arti di plutonio, queste gambe finte, che forse sono più vere delle nostre: «il fatto è che l´uomo può farsi architetto della propria identità, disegnando un corpo che prenda il posto degli adattamenti graduali, tipici della natura». Ecco cos´è un sogno: la differenza della vita.
Solo così possiamo capire Hugh Herr, un ragazzino rimasto senza gambe, che s´è preso la laurea in medicina, un´altra in ingegneria al Mit di Boston, e poi il dottorato di biofisica ad Harvard, prima di inventare le gambe artificiali che fanno correre Oscar Pistorius, e che a chi gli chiede se per un miracolo rivorrebbe indietro le sue, risponde tutte le volte di no, senza pensarci un attimo, senza nemmeno rimpiangerci sopra qualcosa: «Sono meglio le mie protesi.
La gente pensa che il corpo umano sia perfetto così com´è, non migliorabile. E´ questo il suo errore». E´ che non sogni, se non hai un motivo per farlo. Aimée Mullins dice che «è il potere del sogno che cambia il mondo».
Centocinquant´anni fa, Darwin scrisse che «a sopravvivere non è la specie più forte, né la più intelligente. Ma è quella che meglio si adatta ai cambiamenti». Eppure, forse, stiamo andando oltre la visione darwiniana dell´evoluzione umana, come se potessimo farci davvero architetti della nostra identità, proprio come dice Mullins. E allora qual è la perfezione? Se uno scorre la voce «disabile» sul dizionario Webster dei sinonimi, legge: «storpio, impotente, incapace, rovinato, impedito, menomato, sciancato, zoppo, mutilato…». Ma è davvero questa la realtà di un handicap, o non piuttosto quella del velocista Lance Amstrong che batte il tumore perdendo un testicolo, e dopo si mette a vincere, sempre pedalando su una bicicletta, 7 tour de France di fila, prima di tornare a correre ancora adesso, a 38 anni? O non quella della non vedente Annalisa Minetti che diventa Miss Italia, partecipa al Festival di Sanremo, si sposa, fa un figlio e poi critica Gerry Longo, un altro non vedente che ha partecipato al Grande Fratello: «Non mi riconosco in lui, perché non condivido questa ossessione di voler sembrare normale a tutti i costi»? . Il fatto è che nel sogno non esiste mai la normalità. Una ragazza come Heater Mills, uscita da una infanzia miserrima, sbattuta fuori di casa a 13 anni da una madre col passato equivoco e un presente terribile, finita in ospedale senza una gamba dopo un incidente stradale proprio mentre cominciava a muovere i primi passi nel mondo della moda, che cosa poteva fare se non sognare disperatamente e inutilmente di diventare una cenerentola a cui restituire tutte le sue sfortune, l´amore, l´infanzia, i soldi, la vita, persino le scarpette di piedi normali, come quelli che abbiamo tutti noi?. Eppure Heater Mills è diventata davvero una splendida modella e poi la seconda moglie di Paul McCartney, prima di separarsi da lui con un divorzio ultramilionario.
C´è nella sconfitta dell´handicap un segreto che non sempre riusciamo a cogliere, o a capire. Dice ancora Aimée Mullins che quelli come loro «imparano a sentirsi a proprio agio nel disagio». Solo che non basta a spiegare l´orgoglio e la forza che si nascondono dietro anche i disabili che non sono famosi, che non hanno avuto le copertine patinate o qualche gara da vincere. Il grande pianista jazz Michel Petrucciani era nato con una malattia rara che rendeva le sue ossa fragili come foglie secche. Era alto più o meno un metro, e spesso per suonare doveva fisicamente spostarsi da una parte all´altra del piano. Poteva far ridere. Invece, è diventato un grande compositore, ha avuto tante storie d´amore con belle donne, ha girato il mondo e ha fatto due figli, uno dei due con la sua stessa malattia, come se non fosse più un incubo da sfuggire o da evitare.
Eppure, alla fine, il sogno non è quello di rendere normale l´handicap, ma straordinario il suo superamento. Hugh Herr ha detto una volta che non bisogna «credere nella perfezione come unico valore per una vita piena di senso». Perché è questo che il sogno è già riuscito a cambiare: l´idea di quella perfezione.
