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L’azienda che assume solo autistici

Tag: Esperienze, News dal mondodaniela @ 9:33 am

Press-IN anno I / n. 2198

Il Secolo XIX del 16-09-2009

Imprenditore “salva” chi ha la sindrome di Asperger: «Perfetti per i lavori di precisione»

COPENAGHEN Raymond è uno di loro, e vent’anni fa, interpretato da Dustin Hoffman, ha sbancato i botteghini di tutto il mondo, con “Rain Man”, emozionando perfino i cuori più duri. Anche, il bambino-detective Christopher è uno di loro, e col suo “Strano caso del cane ucciso a mezzanotte”è rimasto per mesi in cima alle classifiche dei libri più venduti. Malati e vincenti, ma solo nella finzione. Malati sì, perché sia Christopher che Raymond erano affetti dalla sindrome di Asperger: autistici, per dirla in modo più semplice. Geni con capacità straordinarie e un mare di difficoltà nel rapportarsi col resto del mondo.
Thorkil Sonne non ha avuto bisogno di romanzi e film per conoscere bene l’autismo: suo figlio Lars è come Raymond, come Christopher. È proprio documentandosi sulla malattia di Lars, e osservandolo giorno per giorno, che Sonne ha capito di poter costruire una storia diversa, di rivincita vera per le persone affette da autismo, e non di celluloide. La scintilla che ha messo in moto l’idea di Sonne fu la visione delle mappe, perfette, disegnate da Lars il giorno dopo aver visto con lui un atlante. «Aveva solo 7 anni e la precisione di quei disegni era impressionante».
Da lì, Sonne decise di aprire ad Aarhus la Specialisterne, un’azienda che fornisce mappe dettagliate di Copenaghen e di altre città per la cablatura telefonica e il collaudo di delicati software, compresi quelli del gigante Microsoft. Un lavoro di estrema precisione affidato, neanche a dirlo, a 40 persone affette da autismo. Che finora non hanno mai deluso le attese. Anzi, migliorando il loro tenore di vita hanno fatto guadagnare abbastanza denaro a Sonne da permettergli di aprire presto in Scozia una filiale che assumerà altre 50 persone, pure loro affette dalla sindrome di Asperger.
Il lavoro è talmente delicato che un errore anche minimo potrebbe portare a cause milionarie coi clienti. E invece mai uno sbaglio. Mai la minima lamentela. «Qui tutto funziona perfettamente. Un’atmosfera ottima, senza tensioni», spiega Sonne, l’uomo che ha ridato speranza agli autistici danesi, senza mai stupirsi del successo della sua idea, studiando tutto nel dettaglio pur di non far sfigurare i suoi ragazzi. I colloqui, innanzitutto: altrove venivano condotti in modo canonico, ed erano sempre un disastro per gli autistici. Lui, invece, ha pensato bene di assumere i suoi “specialisti” con l’aiuto dei Lego: ogni candidato viene lasciato in una stanza con un kit di mattoncini e istruzioni precise. Se se la cava entra a far parte della famiglia.
Altre, poi, sono le accortezze di Sonne per creare l’ambiente perfetto: i lavori di gruppo, non amati dagli autistici, sono ridotti al minimo. I laboratori sono caldi, confortevoli e silenziosi. Creati ad hoc per favorire la concentrazione. Infine, orari ridotti, per venire incontro alle loro esigenze, e salari dignitosi (fino a 3.800 euro lordi). I clienti poi, quando entrano in contatto con loro, devono essere gentili, mai stressarli o mandarli in confusione. Così i ragazzi vanno a lavorare felici, escono dalle loro ex case-bunker dove vivevano da reclusi, e riempiono la loro vita. Uno di loro, Daniel, blindato in camera, imparò l’islandese in una settimana. Ma non aveva amici. Thomas neppure. Eppure sapeva a memoria tutti i pil del mondo. E non solo. Talenti sprecati. «Per me era più facile imparare a memoria un libro che fare amicizia con qualcuno», dice Thomas, che oggi ha scoperto di poter fare entrambe le cose. Grazie a Sonne.

Roberto Scarcella

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