ott 07
Ridare la vista ai ciechi
Il fatto quotidiano del 04-10-2009
Ridare la vista ai ciechi
Con la proteina scoperta dalla Montalcini. un’equipe di italiani cerca di curare il glaucoma
di Massimo Fini
Per resuscitare un morto a Cristo fu sufficiente dire: “Lazzaro, alzati e cammina”. Per ridare la vista a un cieco dovette farne di tutti i colori: sputò
per terra, impastò la sua santa saliva col fango, spalmò questo impasto sugli occhi del cieco e gli disse di andare a lavarsi in una particolare piscina,
quella di Siloe (Giovanni, 9). Restituire la vista ai ciechi è sempre stato un sogno impossibile dell’umanità. Adesso un gruppo di scienziati e ricercatori
romani è vicino a questo miracolo che mise in qualche difficoltà anche Cristo. Anzi l’hanno realizzato, almeno parzialmente, su due pazienti malati di
glaucoma, una necrosi del nervo ottico che è la causa principale di cecità. Hanno sperimentato su tre pazienti in fase terminale della malattia, cioè praticamente
ciechi, l’Ngf (Nerve Grow Factor), la proteina scoperta dalla Montalcini per la quale la Senatrice a vita prese il Nobel nel 1986. In due di questi casi
il campo visivo è migliorato in maniera rilevante.
Per realizzare questo “miracolo” si sono messe insieme competenze e Istituti diversi. Sotto la supervisione della Montalcini hanno lavorato il dottor Luigi
Aloe dell’Istituto di neurobiologia del Cnr, Stefano Bonini e Alessandro Lambiase del Campus Biomedico (una struttura modello alle porte di Roma) e il
professor Bucci dell’Università di Tor Vergata, forse il massimo esperto italiano di glaucoma. Rispetto a quanto pubblicato dalla prestigiosa rivista americana
Pnas l’esperimento degli scienziati italiani non ha avuto (forse per motivi prudenziali), a mio parere l’eco che merita. E di fatto, al momento, questi
studi sono in fase di stallo. Per capire qualcosa di più sono andato a intervistare uno dei protagonisti, il professor Stefano Bonini.
Una decina di anni fa venni a intervistare lei e il pro fessor Bucci, quando eravate appena agli inizi di questa avventura…
Allora avevamo trattato con l’Ngf in collirio dei pazienti con delle ulcere corneali neurotrofiche, ulcere che si determinano per mancanza di innervazione.
I risultati sono stati a dir poco miracolosi: una riparazione totale della cornea. Da qui nacque l’ipotesi di lavorare anche sul nervo ottico, anche se
indubbiamente le fibre nervose della cornea sono meno complesse e quindi il lavoro si presentava molto più difficile. Oltretutto la cornea è all’esterno
dell’occhio, il nervo all’interno.
Come si fa a raggiungerlo, e con un collirio poi?
Infatti, allora il problema era proprio questo. Si poteva pensare a delle iniezioni intraoculari per raggiungere direttamente il nervo ma c’erano rischi
di complicanze. Oggi non è più così, iniezioni intraoculari si fanno quasi di routine. Ma nel 2000 la situazione era diversa. Allora abbiamo pensato di
bypassare il problema iniezioni e di agire, come per la cornea, col collirio. E di vedere se era in grado di passare all’interno dell’occhio. Ovviamente
lo abbiamo fatto sull’animale da esperimento, sul ratto. E com’è andata? Benissimo. Abbiamo visto che la sostanza non solo passa, attraverso la sclera,
cioè la parte bianca dell’occhio, nella porzione posteriore. Ma arriva addirittura a livello cerebrale, cioè ai nuclei di base e alle cellule retiniche
che sono quelle che danno inizio al processo visivo. Questo perché l’occhio è comunque una derivazione del sistema nervoso centrale. Quindi abbiamo indotto
artificialmente nei ratti il glaucoma, che è provocato principalmente da una ipertensione dell’occhio che grava sul nervo e lo necrotizza. In quelli trattati
con Ngf una parte notevole delle fibre nervose, più del 25%, era risparmiata dalla necrosi e il danno non si produceva. Qui però siamo ancora nel campo
della prevenzione. Mentre nella maggioranza dei casi di glaucoma il danno c’è già stato. Ed è irreversibile: nella migliore delle ipotesi, con i farmaci
attuali, si può fermarlo. Ma non si può recuperare la parte di vista che si è perduta.
Attualmente la terapia del glaucoma ha un solo obbiettivo perseguibile: abbassare la pressione dell’occhio. Però ci sono casi in cui, nonostante con i
farmaci attuali si ottenga una buona pressione oculare, il danno progredisce lo stesso.
Sono i cosiddetti glaucomi “a bassa tensione”.
Sì, per i quali la terapia con l’Ngf potrebbe essere particolarmente utile perché non agisce sulla pressione ma protegge il nervo. Noi abbiamo quindi preso
tre pazienti con glaucoma a lunga durata, in terapia massimale con i colliri attuali, ma la cui vista continuava a peggiorare e li abbiamo trattati con
l’Ngf. In uno il glaucoma si è stabilizzato, negli altri due c’è stato un campo visivo che, da quasi completamente nero, ha cominciato ad avere ampie zone
di vista.
Quindi è ricresciuto il nervo ottico.
Diciamo che c’è stata un’azione apparentemente rigeneratrice sul nervo ottico. E se questo dato venisse confermato sarebbe certamente una novità clamorosa.
Tra l’altro il tutto è avvenuto dopo un trattamento di soli tre mesi. E quando il trattamento è stato sospeso per altri tre mesi il beneficio si è mantenuto.
Del resto, non solo i nostri studi precedenti ma anche tanti studi della Montalcini dimostrano che le cellule nervose in vitro a contatto con l’Ngf ricrescono.
Perché, finora, avete sperimentato solo su tre pazienti?
Abbiamo usato, sotto la nostra responsabilità, la formula dell’ uso compassionevole. Erano pazienti il cui campo visivo era quasi completamente andato.
E quindi non avevano nulla da perdere.
Diciamo così. Ma è un trattamento eccezionale e necessariamente limitato. E tre pazienti non sono uno studio clinico con tutti i crismi, con tutte le verifiche
del caso. Per esempio tossicità ed effetti collaterali. Immagino che la domanda successiva sia: prché non si può iniziare a farlo? Non si può per ora.
Perché l’Ngf che abbiamo usato noi è di estrazione animale e non andrà mai sul mercato così com’è. Inoltre ha costi elevatissimi, impensabili per una terapia.
La soluzione è di avere un Ngf sintetico, prodotto in laboratorio. Bisognerebbe che una Biotech provvedesse a una produzione su larga scala per iniziare
uno studio clinico su larga scala. È il passaggio dal prodotto di derivazione animale al sintetico che sta rallentando il programma e allungando i tempi.
Perché una grande industria farmaceutica non si fionda? Il mercato, per applicare questo orribile concetto a dei malati, c’è: sono più di 500 mila in Italia.
E sono destinati ad aumentare a causa dell’allungamento della vita media. Il glaucoma è una malattia che si manifesta dopo i 35, 40 anni. E allora?
L’industria è prudente. Non sarebbe la prima volta che un farmaco promettente si rivela poi, alla prova dei fatti, deludente. Anche se in questo caso ci
sono, come diciamo nel nostro gergo, dei razionali forti alle spalle. Forse manca un link con l’industria e mancano i finanziamenti. Siamo in una sorta
di limbo fra il prodotto di derivazione animale e quello sintetico che ci è necessario per poter andare avanti.
Fin qui il professor Bonini. La mia impressione è che siamo di fronte a un circolo vizioso. I costi per la produzione di un farmaco, in tutte le sue fasi
fino al lancio sul mercato, sono indubbiamente elevatissimi e l’industria vuole avere la certezza che al mercato ci arrivi. Ma per avere questa certezza
dovrebbe investire in studi. che altrimenti non si possono portare avanti. O dovrebbe intervenire lo Stato. Questo credo che intenda Bonini quando dice
che “mancano i finanziamenti”. In Italia si tromboneggia tanto di ricerca, ma poi quando c’è un gruppo di scienziati tutti italiani, con alle spalle un
premio Nobel, che ha forse trovato la chiave per salvare, o addirittura ridare la vista a milioni di persone (si stima che nel mondo i glaucomatosi siano
67 milioni), lo Stato si dà alla latitanza senza neanche valutare, cinicamente, il vantaggio d’immagine (un made in Italy scientifico) che gliene deriverebbe.
I tempi, temo, saranno lunghissimi e il mezzo milione di ammalati itali ani di oggi farà in tempo a morire e quelli che, grazie all’Ngf, potrebbero da
domani prevenire la malattia faranno in tempo a precipitare nell’incubo del glaucoma.
