ott 27

Un’iniezione di terapia genica per ridare la vista ai bambini

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 12:06 pm

ITnews.it del 26-10-2009

Video: un’iniezione di terapia genica e i bambini affetti da cecità congenita ora possono vedere

FILADELFIA. Nato con una malattia della retina che lo ha reso ceco riconosciuto dalla legge, e che al termine lo lascerà completamente privo della vista, questo bambino di nove anni sedeva agli ultimi posti della classe e si affidava ai caratteri grandi per la lettura facilitata su uno schermo elettronico e all’assistenza degli insegnanti di sostegno. Ora, dopo una sola iniezione di geni che producono pigmenti sensibili alla luce nella parte posteriore dell’occhio, siede davanti insieme agli altri compagni e partecipa alle lezioni senza avere bisogno di altri aiuti. Nel cortile per la ricreazione, si unisce ai suoi compagni per la sua prima partita di softball.

Per visualizzare il comunicato stampa multimediale, visitare: http://multivu.prnewswire.com/mnr/chop/40752/

(Foto: http://www.newscom.com/cgi-bin/prnh/20091024/NY97877)

La sua cura rappresenta il passo successivo verso il raggiungimento dell’obiettivo della medicina di utilizzare la terapia genica per curare le malattie.

Ampliando uno studio preliminare pubblicato lo scorso anno su tre giovani adulti, lo studio completo segnala un miglioramento sensibile, positivo e sostenuto nei bambini affetti da cecità congenita.

Lo studio, svolto da ricercatori del Centro Terapie Molecolari e Cellulari presso The Children’s Hospital di Filadelfia e dalla Scuola di Medicina della Università della Pennsylvania, ha utilizzato la terapia genica per migliorare in modo sicuro la visione in cinque bambini e sette adulti affetti da amaurosi congenita di Leber (LCA). I miglioramenti più sensibili sono stati registrati nei bambini, tutti ora in grado di navigare lungo un percorso a ostacoli scarsamente illuminato, un risultato che i ricercatori definiscono “spettacolare.”

“Si tratta di un risultato entusiasmante per tutto il settore della terapia genica,” ha dichiarato la dottoressa Katherine A. High, primo co-autore dello studio e direttore del Centro Terapie Molecolari e Cellulari, la struttura che ha sponsorizzato lo studio clinico presso The Children’s Hospital di Filadelfia.

High, un ricercatore dello Howard Hughes Medical Institute e presidente in passato della American Society of Gene Therapy, è stato un pioniere negli studi

clinici e traslazionali della terapia genica nelle malattie genetiche. “Questo studio contiene risultati strabilianti per quanto riguarda la restituzione della vista a pazienti che in precedenza non potevano essere curati in alcun modo ,” ha affermato High. “Questi risultati possono accelerare lo sviluppo della terapia genica per alcune malattie più comuni della retina, come ad esempio la deaerazione maculare senile.”

Anche se i pazienti non hanno recuperate la vista normale, metà di loro (sei su 12) hanno registrato miglioramenti sufficienti tali da non classificarli più come non-vedenti certificati. “I benefici clinici sono rimasti per circa due anni da quando i primi soggetti sono stati trattati con iniezioni di geni terapeutici nelle loro retine,” ha dichiarato l’autore senior, il dottor e ricercatore Jean Bennett, F.M. Kirby professore di Oftalmologia presso la Scuola di Medicina della Università della Pennsylvania. Secondo Bennett, i risultati sono il frutto di quasi 20 anni di studi genici sulla cecità ereditaria, iniziati con lavori pionieristici nei topi e nei cani. “Questi risultati notevoli,” ha aggiunto, “hanno gettato le fondamenta per l’applicazione della terapia genica non solo ad altre forme di malattie della retina dalla nascita, ma anche a degenerazioni più comuni della retina.”

Il team che si è occupato dello studio ha riferito i risultati ottenuti oggi, in un articolo on line in The Lancet.

“I bambini trattati con la terapia geniza adesso sono in grado di camminare e giocare proprio come ogni altro bambino normovedente,” ha dichiarato il primo

co-autore, dottor e ricercatore Albert M. Maguire, professore associato di Oftalmologia a Penn e medico presso il Children’s Hospital. “Sono anche in grado

di svolgere attività in aula senza l’ausilio di sussidivisivi.”

Maguire e Bennett hanno condotto ricerche sulle degenerazioni ereditate della retina per circa 20 anni. La amaurosi congenita di Leber (LCA), oggetto del

presente studio, è un gruppo di malattie ereditate che danneggiano i recettori della luce nella retina. Solitamente inizia con una diminuzione della vista nella prima infanzia e provoca la cecità completa quando il paziente raggiunge i venti o i trenta anni di età. al momento non è disponibile alcun trattamento per la amaurosi congenita di Leber (LCA).

Per i bambini e gli adulti che hanno preso parte allo studio, i miglioramenti funzionali della visione hanno fatto seguito a iniezioni singole di geni che hanno prodotto proteine, che a loro volta hanno fatto lavorare i recettori della luce nelle loro retine. Nel camminare lungo un percorso scarsamente illuminato che simula una strada i bambini hanno dimostrato di essere in grado di riconoscere barriere nelle quali inciampavano prima dell’intervento chirurgico.

Un altro bambino, che dalla nascita riusciva solo a vedere la luce e ombre, è rimasto perplesso davanti al volto del padre, perché riusciva a vedere il colore dei suoi occhi. In seguito hanno giocato insieme a calcio.

Al momento del trattamento, l’età dei 12 soggetti andava dagli 8 ai 44 anni. Quattro dei bambini, di età compresa fra gli 8 e gli 11 anni, sono stati gli individui più giovani al mondo a ricevere una terapia genica per la cura di una malattia non letale (Un quinto soggetto aveva 17 anni). All’altra estremità della scala di età, la paziente donna di 35 anni e il soggetto maschile di 44 anni sono tra i pazienti più anziani ad avere mai ricevuto la terapia genica per la cura della degenerazione della retina.

Per il trial attuale condotto su esseri umani, il team di ricercatori ha utilizzato un vettore, un virus adeno-associato ingegnerizzato, in grado di veicolare una versione normale del gene, denominato RPE65, che viene mutato in una forma di LCA, denominato LCA2, responsabile di una percentuale di casi di LCA che va dall’8 al 16 percento del totale. Il ricercatore Jeannette Bennicelli, nel laboratorio della Bennett, ha clonato il gene. La struttura per la produzione del vettore clinico presso il Centro Terapie Molecolari e Geniche (CCMT) del Children’s Hospital, diretto dal ricercatore Fraser Wright, ha prodotto il vettore.

Lo studio clinico ha riunito soggetti e scienziati di due continenti. Cinque pazienti arruolati nello studio sono stati individuate presso la Divisione di Oftalmologia della Seconda Università di Napoli, un’istituzione che vanta un programma che da tempo si occupa della ricerca sulle malattie ereditate della retina, sotto la guida della dottoressa Francesca Simonelli. Due bambini in Belgio sono stati arruolati tramiti la clinica oftalmica genetica presso il Dipartimento di Oftalmologia dell’Ospedale della Università di Ghent, sotto la guida del dottor Bart Leroy, la ricercatrice Jennifer Wellman, del CCMT, si è occupata di tutte le interazioni con la normativa federale in relazione allo studio.

Un altro co-autore, il dottore e ricercatore, Edwin Stone, ricercatore dell’Howard Hughes Medical Institute e direttore del Carver Center, un laboratorio dove si eseguono test genetici presso l’Università dello Iowa, ha identificato e verificato diverse delle mutazioni indotte dalla malattia nei soggetti dello studio.

Nell’aprile del 2008, il team attuale dello studio ha pubblicato risultati incoraggianti nel New England Journal of Medicine relativi a tre giovani adulti,

i primi a ricevere la terapia genica nello studio clinico attuale. Questi soggetti hanno evidenziato miglioramenti della loro funzionalità visiva, sia in test oggettivi della vista che in rapporti soggettivi, forniti dai pazienti stessi. I pazienti che riuscivano appena a distinguere il movimento delle mani, sono riusciti a leggere delle righe su un tabellone per la misurazione della vista.

Dopo che il primo gruppo, composto dai tre giovani adulti, è stato trattato in modo sicuro, il team dello studio ha esteso la terapia genica a cinque bambini  provenienti da Stati Uniti, Italia, e Belgio, oltre a quattro altri soggetti adulti. Poiché gli studi animali condotti da Bennett e dai suoi colleghi avevano dimostrato che il miglioramento della vista era collegato all’età, i ricercatori hanno verificato l’ipotesi secondo la quale i soggetti umani più giovani potessero trarre vantaggi maggiori dal trattamento. “La amaurosi congenita di Leber è una malattia progressive, e pertanto nel caso fosse trattabile, era plausibile intervenire prima che i danni alla retina fossero gravi,” ha dichiarato Bennett.

In totale, 12 pazienti hanno ricevuto la terapia genica tramite una procedura chirurgica eseguita da Maguire a partire da ottobre 2007 presso il The Children’s

Hospital di Filadelfia. Per ciascuno dei soggetti, Maguire ha iniettato i geni terapeutici nell’occhio con scarsa funzionalità. C’erano tre coorti di pazienti, che ricevevano dosi piccole, medie e alte. In nessuno dei soggetti del test sono stati riscontrati eventi avversi gravi.

A partire da due settimane dopo le iniezioni, tutti e 12 i soggetti hanno segnalato un miglioramento della vista in ambienti con scarsa illuminazione, nell’occhio che aveva ricevuto l’iniezione. Una misurazione oggettive, che misura il restringimento della pupilla dell’occhio, ha evidenziato che tutti i soggetti erano in grado di rilevare una quantità significativa di luce in più dopo il trattamento, e inoltre ha evidenziato maggiore sensibilità alla luce in ciascuno degli occhi trattati dei pazienti rispetto all’occhio non trattato. Inoltre, prima del trattamento, nove pazienti soffrivano di nistagmo, un movimento involontario degli occhi, che è comune nell’amaurosi congenita di Leber. Dopo il trattamento, sette di loro presentavano miglioramenti significativi del nistagmo.

Alcuni dei risultati più impressionanti, ripresi in video dai ricercatori, sono evidenti e mostrano il soggetto che attraversa un percorso a ostacoli standard.

Prima del trattamento, i pazienti presentavano grandi difficoltà per superare le barriere, in particolare in condizioni di scarsa luce. Dopo il trattamento, i bambini si spostavano più rapidamente lungo il percorso, con un numero minore di errori rispetto a prima, persino ai livelli più bassi di luce. Non tutti gli adulti hanno avuto prestazioni migliori nel percorso per la mobilità, e per coloro che hanno avuto prestazioni migliori, i miglioramenti sono stati più modesti rispetto a quelli dei bambini.

“Negli studi di follow-up, continueremo ad eseguire il monitoraggio di questi pazienti per determinare se questo trattamento arresta il progredire di questa

deaerazione della retina,” ha dichiarato Maguire. “In futuro, speriamo di eseguire ricerche su altre malattie della retina per verificare se rispondono a questo approccio che utilizza la terapia genica.”

Lo studio clinico è stato sponsorizzato e finanziato principalmente dal Centro Terapie Molecolari e Cellulari presso The Children’s Hospital di Filadelfia.

Il supporto alla ricerca è stato fornito dalla Foundation Fighting Blindness (Fondazione per la lotta alla cecità) sponsorizzata da CHOP-PENN Pediatric

Center for Retinal Degenerations (Centro pediatrico per le degenerazioni della retina), Research to Prevent Blindness (Ricerca per prevenire la cecità), la Macula Vision Foundation (la Fondazione per la Visione della macula), il Paul and Evanina Mackall Foundation Trust presso lo Scheie Eye Institute, e dalla F.M. Kirby Foundation. Altri finanziamenti sono stati forniti dalla Fondazione italiana Telethon, dalla Convenzione Regione Campania, dalla Fondazione per la ricerca sulla retina, dalla Associazione Italiana Amaurosi Congenita di Leber, dal Fondo per la Ricerca Scientifica e dal Fondo per le Ricerche di Oftalmologia. I dottori High e Stone sono ricercatori presso lo Howard Hughes Medical Institute, che ha anche fornito il proprio supporto. Altri fondi a supporto sono stati forniti dal National Center for Research Resources (Centro nazionale per le risorse da dedicare alla ricerca).

Informazioni sul The Children’s Hospital di Filadelfia

The Children’s Hospital di Filadelfia è stato fondato nel 1855 come primo ospedale pediatrico della nazione. Grazie al suo costante impegno nell’offrire

cure eccezionali per i pazienti, nella formazione di nuove generazioni di professionisti in campo pediatrico e nello svolgere un ruolo pionieristico nelle

più importanti iniziative di ricerca, il Children’s Hospital ha patrocinato diverse scoperte di cui hanno beneficiato i bambini in tutto il mondo. Il suo programma di ricerche pediatriche è tra i maggiori nella nazione, ed è al terzo posto nei finanziamenti del National Institutes of Health (Istituti nazionali di sanità). Inoltre, i suoi programmi unici di cura, centrati sulla famiglia e sul servizio pubblico, hanno fatto sì che l’ospedale che dispone di 430 posti letto sia riconosciuto come uno dei principali difensori di bambini e adolescenti. Per maggiori informazioni, visitare il sito http://www.chop.edu.

Il Centro terapie Molecolari e Cellulari presso il Children’s Hospital è stato istituito nel 2005, con il compito di promuovere un approccio multidisciplinare

allo sviluppo di nuove terapie cellulari e geniche per il trattamento di disturbi gravi e debilitanti nell’infanzia. Il Centro conduce ricerche all’avanguardia

nel trasferimento genico, nella regolazione genica, nella scoperta genica, nella biologia delle cellule staminali, nei modelli sperimentali per le malattie, e nella correzione delle malattie geniche. Coerente con i compiti di ricerca del Children’s Hospital di trasformare le intuizioni mediche in terapie mediche migliorate, il Centro h ala capacità di supportare la traduzione rapida di risultati promettenti dal laboratorio alla pratica clinica, grazie a strutture per la produzione di vettori per terapie geniche di livello clinico, e grazie al supporto normativo specializzato per la progettazione e la realizzazione di studi clinici di classi complesse, nuove, di trattam enti terapeutici.

Informazioni su PENN Medicine.

PENN Medicine è un’azienda da 3,6 miliardi di dollari USA impegnata nelle missioni correlate della formazione medica, della ricerca biomedica, e dell’eccellenza nella cura dei pazienti. PENN Medicine comprende la Scuola di Medicina dell’Università della Pennsylvania (fondata nel 1765 quale prima scuola medica della nazione) e il Sistema Sanitario della Università della Pennsylvania.

La Scuola di Medicina della Penn occupa attualmente il terzo posto nel sondaggio della U.S.News & World Report dedicato alle migliori scuole di medicina

nel campo della ricerca; e secondo il National Institutes of Health (Istituti nazionali di sanità), ha ricevuto più di 366 milioni di dollari USA in borse

di studio dall’NIH (senza comprendere i contratti) nell’esercizio 2008. Grazie al supporto offerto alle 1.700 persone della facoltà e ai 700 studenti la Scuola di Medicina è riconosciuta in tutto il mondo per la migliore qualità della sua istruzione e per formazione delle generazioni future di scienziati-medici e di leader nel campo della medicina accademica.

Il Sistema Sanitario della Università della Pennsylvania (University of Pennsylvania Health System, UPHS) comprende il proprio ospedale, l’Ospedale della Università della Pennsylvania, al primo posto tra i migliori dieci nel “Ruolo d’onore degli ospedali” della U.S.News & World Report; l’Ospedale della Pennsylvania, il primo ospedale della nazione; e il Centro Medico Presbiteriano Penn, nominato come uno dei “100 Ospedali migliori” per le cure cardiovascolari da Thomson Reuters. Inoltre l’UPHS comprende una rete di importanti fornitori di cure; un programma per la pratica in facoltà; cure domiciliari, un ospizio, e una casa di riposo; tre strutture satelliti multispecialità; oltre al Penn Medicine presso il campus Rittenhouse, che offre impianti completi per la riabilitazione dei pazienti e servizi domiciliari in più specialità.

Il Dipartimento di Oftalmologia della Penn gestisce le cure per adulti presso l’Ospedale dell’Università della Pennsylvania, presso lo Scheie Eye Institute,

e anche per i bambini presso il The Children’s Hospital di Filadelfia. Il Dipartimento ospita anche il Centro di Oftalmologia Molecolare F.M. Kirby Center,

fondato nel 1994. Il Centro è stato il primo centro di biologia molecolare impegnato nello sviluppo della terapia genica per le cause ereditarie della

perdita della vista. Il Centro ospita i laboratori di sette ricercatori che hanno svolto ricerche sulla biologia molecolare e cellulare delle malattie dell’occhio e della funzione visiva.

Contatto per gli organi di informazione: Joey McCool Ryan The Children’s Hospital of Philadelphia +1-267-426-6070 +1-267-258-6735 (telefono cellulare)

McCool@email.chop.edu Karen Kreeger University of Pennsylvania School of Medicine +1-215-662-2560 +1-215-459-0544 (telefono cellulare) Karen.kreeger@uphs.upenn.edu

Joey McCool Ryan del The Children’s Hospital di Filadelfia, +1-267-426-6070, +1-267-258-6735 (telefono cellulare), McCool@email.chop.edu; o Karen Kreeger

della Scuola di Medicina della Università della Pennsylvania, +1-215-662-2560, +1-215-459-0544 (telefono cellulare), Karen.kreeger@uphs.upenn.edu

Leave a Reply