nov 05
Il baseball per i nonvedenti
La Nazione del 01-11-2009
Palline rumorose e basi sonore. Il baseball per ciechi allo stadio di viale Fanti
FIRENZE. Uu cappellino in testa, la corsa, le basi, gli out’, gli strike, la mazza e il guantone. Il fascino del baseball spesso dimenticato in un’Italia che ama follemente il calcio, conosciuto solo grazie ai film made in Usa. Ma la sua essenza, quella fatta di passione e di entusiasmo, si respira forte quando sul campo di terra e erba dello stadio di baseball di viale Fanti scendono dei giocatori tanto speciali quanto bravi. Sono gli atleti della squadra della Fiorentina BXC, il baseball per ciechi. Come si può praticare senza l’uso della vista uno sport dove bisogna colpire con un bastone e prendere con il guantone una pallina bianca? Loro ci riescono. E anche bene. «E’ uno sport giocato per la prima volta nel 1994 spiega Valerio Ranieri, allenatore della Fiorentina BXC (che fa parte della polisportiva Silvano Dani) creato da un gruppo di ex giocatori bolognesi insieme ai colleghi di Firenze, Empoli e Milano.
Ora abbiamo un campionato nazionale, la Coppa Italia e il torneo di fine stagione che affrontiamo con una rosa di 12 giocatori, ma gli appassionati che si allenano una volta alla settimana anche fuori dalla stagione agonistica sono molti di più». Il BXC che fa parte della Federazione italiana gioco baseball ha regole leggermente diverse dallo sport tradizionale: le squadre sono composte da 5 giocatori ciechi e due vedenti che hanno il compito di assistenza.
Le palline sono cave con all’interno due bubboli sonori, la mazza da baseball un po’ più piccola, la prima base è sonora per essere raggiungibile seguendo l’udito. Sulla seconda e terza base invece il suono è creato dai vedenti-assistenti con il battito d i due palette. Infine la quarta e ultima base, attraversando la quale si registra il punto, va raggiunta con il solo senso dell’orientamento. Durante il gioco sul campo va rispettato il silenzio. Ed è incredibile come questi giocatori siano precisi nel colpire o prendere una pallina non vista ma ascoltata e correre dritto verso un suono. «Giocare a Baseball per questi ragazzi ciechi spiega Valerio Ranieri significa ottenere importanti progressi fisici, con un senso dell’equilibrio molto maggiore rispetto a chi non pratica sport. L’attività di squadra poi dà responsabilità, senso di appartenenza, fiducia in se stessi». Nei periodi fuori stagione agonistica, sul campo di baseball si allenano i ragazzi dell’istituto per ciechi Nicolodi, seguiti da alcuni volontari tra cui ragazze giocatrici di softball. E ogni corsa verso la base, ogni pallina presa, ogni punto portato alla squadra in allenamento è una gioia che non ha misura. «Ma l’entusiasmo più grande è il nostro ammette mi ster’ Valerio . Questi ragazzi hanno una voglia di giocare e di farcela che dà tanti stimoli anche a noi». «Questa esperienza è un vero esempio di integrazione commenta l’assessore comunale allo sport Barbara Cavandoli dove non ci sono diversità. Un plauso alla società sportiva e alla federazione baseball che ha integrato pienamente quest’attività al suo interno».
di Manuela Plastina
