nov 05
Il genio autistico senza interprete
Press-IN anno I / n. 2798
La Nuova Sardegna del 04-11-2009
La madre sta fuori in auto per spiegare ai docenti che cosa vuol dire il figlio
OLBIA. «Anche se non parlo, capisco». Una volta l’ha scritto a scuola. Per spiegare il suo modo di comunicare: lui agli altri. L. – vuole che lo si chiami così, solo con l’iniziale del nome – comprende benissimo perché la sua storia finisce sulle pagine di cronaca: in classe, nella prima superiore di un istituto della Gallura, ha bisogno di più assistenza e, se i giornali se ne occuperanno, forse la otterrà. L. è uno studente autistico, un ragazzone di 80 chili, che all’esame di terza media, lo scorso anno, è stato promosso con la media del 9. Ma il 17 settembre non ha potuto riprendere le lezioni come tutti. È in classe solo dal 4 ottobre perché prima non c’erano gli aiuti necessari. Adesso può contare su una docente di sostegno (18 ore alla settimana, 3 al giorno) e su un’assistente per integrare i contatti col mondo, che però di ore alla settimana ne assicura solo 6, una al giorno. «Davvero troppo poco, ma alla Provincia ci hanno detto che mancano i soldi per garantire un servizio più efficace», commenta la madre. La giovane donna, fisico esile e volontà ferrea, deve così trascorrere le mattine in auto davanti alla scuola. «Mi chiamano e io intervengo per tranquillizzarlo o per dire agli insegnanti cosa vuole con esattezza – sottolinea – Qualche giorno fa, per esempio, sono entrata in aula semplicemente per chiarire che mio figlio chiedeva di bere un po’ d’acqua da una bottiglietta nel suo zaino».
Il caso, non isolato in Sardegna dopo i tagli voluti dalla Gelmini, sta creando un fronte di mobilitazione. Sulla storia di L. e di sua madre, costretta a vigilare fuori dalla scuola, prendono posizione le dirigenti di Abc, associazione per la tutela dei ragazzi più deboli. «È un episodio di grave discriminazione», denunciano. E sollecitano risposte immediate. «La scuola non è aperta a tutti», spiegano, chiedendo che le integrazioni didattiche siano personalizzate. I ragazzi e i bambini bisognosi di aiuto, nell’isola, sono diverse decine. Proprio di recente, a loro a favore, si è prounciato il Tar, mentre l’Ufficio scolastico regionale ha già rivisto posizioni iniziali e predisposto altri sostegni integrativi.
Ma la vicenda di L. è sicuramente più significativa. Il ragazzo vive con i genitori e una sorella in una linda abitazione alla periferia di un centro della Gallura tra Olbia e Perfugas. Sin quando ha frequentato le medie in paese non ci sono state difficoltà particolari. Da quando è andato alle superiori, invece, la madre lo deve accompagnare in macchina sino alla scuola, distante parecchi chilometri, e poi mettersi a disposizione fuori dall’istituto, assistente volontaria durante le ore di assenza degli operatori pubblici. «A livello ufficiale, comunque, incontrerò i docenti per la prima volta solo nelle prossime ore: finora non c’è mai stata la possibilità di farlo – dice la donna – Nel frattempo devo fare a tempo pieno la mamma solo per lui. Finora non c’è neanche il posteggio riservato ai disabili. All’esterno della scuola, leggo libri e prendo appunti sul da farsi. Ma così trascuro la casa, mio marito, che lavora tutto il giorno facendo l’operaio, e mia figlia, che deve sostistituirmi in tante cose». «Dalla Provincia mi dicono di avere a disposizione appena 37mila euro per pagare gli assistenti di fronte a molti ragazzi da aiutare – prosegue – Dalla Regione avvertono che loro potrebbero intervenire, così come già fanno pagando l’assistente domiciliare. Ma in Provincia, a quanto pare, non sanno di questa possibilità».
Insomma, il solito ginepraio burocratico. A pagarne le conseguenze, intanto, è lo studente autistico: rischia di ripetere l’anno se nel passaggio da una scuola all’altra non sarà aiutato a integrarsi al meglio. «Eppure è un ragazzo che può farcela», rileva l’operatrice che l’assiste a casa, una giovane impegnata con lui già da 8 anni. «Che cosa costa prevedere un adeguato supporto per la comunicazione?», si chiedono allora le dirigenti di Abc Luisanna Loddo e Francesca Palmas.
«Non possiamo fare passi indietro: le conquiste dei nostri figli sono esperienze di vita per tutti», commenta ancora la madre coraggio gallurese, anche lei iscritta all’associazione. Analoghi i disagi per tanti portatori di handicap nel Medio Campidano, nel Sassarese, nel Cagliaritano.
«La soluzione sarebbe scritta nella Finanziaria 2009 che ha previsto 5 milioni proprio per questo scopo – incalza Francesca Palmas – Ma non sappiamo, per il momento, se la giunta regionale ha deliberato o no. E allora che si sappia: per il disservizio, gli Enti locali possono essere denunciati. L’assistenza scolastica è un diritto, non un favore: non vogliamo ancora ritrovarci di fronte a un tribunale per ottenere ciò che dovrebbe essere costituzionalmente garantito».
Forse L. non sa quanto i genitori si stiano battendo in suo favore. Tra la cameretta e il soggiorno di casa continua a studiare con schede visive e tastiere di minicomputer che parlano per lui. Gli apparecchi mascherano i sentimenti, gli consentono di dialogare senza aprir bocca.
Sono infatti le emozioni ad agitare questo genio autistico senza interprete a scuola: di fronte a situazioni che non conosce, alla ricerca di un dialogo, si dà pugni sulla testa e sul naso. Sì, L. non sa che cosa gli altri faranno per lui. Ma nella sua stanzetta ha capito che forse anche gli altri cominciano a capirlo.
Pier Giorgio Pinna
