set 11 2009
Madonna di Kazan, l’icona tattile
La presentazione, venerdì (ore 18) all’Unione Ciechi, resa possibile grazie all’intervento di Carla Antonioli Bodini .
L’opera è realizzata a bassorilievo su levkas e può essere toccata da non vedenti e ipovedenti
CREMONA — L’icona: immagine dell’invisibile è il tema dell’incontro che il professor Ubaldo Procope terrà venerdì alle 18 presso la sede dell’Unione Italiana Ciechi (via Palestro, 32) e che è organizzata dalla stessa associazione in collaborazione con il Comune. Nel corso della conferenza verrà presentata l’icona della Madonna di Kazan, realizzata con tecnica a bassorilievo su levkas, che preserva gli originali canoni cromatici e che permette la fruizione dell’arte da parte dei disabili visivi. L’iniziativa è resa possibile grazie alla generosità di Carla Antonioli Bodini, che recentemente ha voluto onorare la memoria del marito scomparso donando al museo civico la propria collezione di icone russe e di vetri boemi. «L’icona russa è senz’altro una delle più grandi manifestazioni dell’arte mondiale, la sua riscoperta è la più sensazionale rivelazione in campo artistico del XX secolo — sottolinea Procope —. Su queste pitture, infatti, non appaiono né le firme degli artisti né le date d’esecuzione, perché l’immagine non deve suscitare emozioni umane, ma far conoscere un mondo soprannaturale che può essere interpretato e recepito anche da un pubblico privo di cultura, purché animato da spiritualità e fede. Quest’arte, che ha conservato tutta la sua vitalità interiore, rappresenta un fenomeno unico nella storia della pittura. Obbligati a scegliere i loro soggetti in un campo limitato, anche se molto vasto, gli antichi iconografi ci hanno lasciato preziose opere di una bellezza piena di profondo significato. Le osservazioni relative al carattere artisticamente insolito delle raffigurazioni iconografiche nascono dall’incomprensione dei fondamenti stessi dell’icona: esse sono ‘libri scritti non con lettere dell’alfabeto ma raffigurano persone ed avvenimenti’. Queste effigi non sono realistiche ma simboliche, perché memoria delle grandi imprese di Dio e dei suoi Santi; esse raccontano le supreme verità della fede cristiana e fissano questi avvenimenti nel loro senso e significato sovratemporale. Tutte le antiche icone sono taumaturgiche (miracolose) perché erano dipinte nella preghiera, secondo le regole della Chiesa, rispettando la tradizione riconosciuta e non l’arbitrio individuale, anche se l’individualità dell’artista, intesa come originalità di maniera grado di straordinaria maestria artistica, si riflettono nell’opera. Un’immagine destinata ad essere venerata non può essere pittorica e concepita nello stesso modo di un quadro il cui fine è quello di procurare un piacere estetico. Legato al profondo valore religioso, le antiche icone riflettono le sofferenze e le gesta di un popolo, legate a specifici fenomeni e avvenimenti storici, svelandone il mondo interiore, la purezza e la nobiltà d’animo».
Press-IN anno I / n. 2114
La Provincia di Cremona del 09-09-2009
