ott 07 2009

Ridare la vista ai ciechi

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 9:40 am

Il fatto quotidiano del 04-10-2009

Ridare la vista ai ciechi

Con la proteina scoperta dalla Montalcini. un’equipe di italiani cerca di curare il glaucoma

di Massimo Fini

Per resuscitare un morto a Cristo fu sufficiente dire: “Lazzaro, alzati e cammina”. Per ridare la vista a un cieco dovette farne di tutti i colori: sputò

per terra, impastò la sua santa saliva col fango, spalmò questo impasto sugli occhi del cieco e gli disse di andare a lavarsi in una particolare piscina,

quella di Siloe (Giovanni, 9). Restituire la vista ai ciechi è sempre stato un sogno impossibile dell’umanità. Adesso un gruppo di scienziati e ricercatori

romani è vicino a questo miracolo che mise in qualche difficoltà anche Cristo. Anzi l’hanno realizzato, almeno parzialmente, su due pazienti malati di

glaucoma, una necrosi del nervo ottico che è la causa principale di cecità. Hanno sperimentato su tre pazienti in fase terminale della malattia, cioè praticamente

ciechi, l’Ngf (Nerve Grow Factor), la proteina scoperta dalla Montalcini per la quale la Senatrice a vita prese il Nobel nel 1986. In due di questi casi

il campo visivo è migliorato in maniera rilevante.

Per realizzare questo “miracolo” si sono messe insieme competenze e Istituti diversi. Sotto la supervisione della Montalcini hanno lavorato il dottor Luigi

Aloe dell’Istituto di neurobiologia del Cnr, Stefano Bonini e Alessandro Lambiase del Campus Biomedico (una struttura modello alle porte di Roma) e il

professor Bucci dell’Università di Tor Vergata, forse il massimo esperto italiano di glaucoma. Rispetto a quanto pubblicato dalla prestigiosa rivista americana

Pnas l’esperimento degli scienziati italiani non ha avuto (forse per motivi prudenziali), a mio parere l’eco che merita. E di fatto, al momento, questi

studi sono in fase di stallo. Per capire qualcosa di più sono andato a intervistare uno dei protagonisti, il professor Stefano Bonini.

Una decina di anni fa venni a intervistare lei e il pro fessor Bucci, quando eravate appena agli inizi di questa avventura…

Allora avevamo trattato con l’Ngf in collirio dei pazienti con delle ulcere corneali neurotrofiche, ulcere che si determinano per mancanza di innervazione.

I risultati sono stati a dir poco miracolosi: una riparazione totale della cornea. Da qui nacque l’ipotesi di lavorare anche sul nervo ottico, anche se

indubbiamente le fibre nervose della cornea sono meno complesse e quindi il lavoro si presentava molto più difficile. Oltretutto la cornea è all’esterno

dell’occhio, il nervo all’interno.

Come si fa a raggiungerlo, e con un collirio poi?

Infatti, allora il problema era proprio questo. Si poteva pensare a delle iniezioni intraoculari per raggiungere direttamente il nervo ma c’erano rischi

di complicanze. Oggi non è più così, iniezioni intraoculari si fanno quasi di routine. Ma nel 2000 la situazione era diversa. Allora abbiamo pensato di

bypassare il problema iniezioni e di agire, come per la cornea, col collirio. E di vedere se era in grado di passare all’interno dell’occhio. Ovviamente

lo abbiamo fatto sull’animale da esperimento, sul ratto. E com’è andata? Benissimo. Abbiamo visto che la sostanza non solo passa, attraverso la sclera,

cioè la parte bianca dell’occhio, nella porzione posteriore. Ma arriva addirittura a livello cerebrale, cioè ai nuclei di base e alle cellule retiniche

che sono quelle che danno inizio al processo visivo. Questo perché l’occhio è comunque una derivazione del sistema nervoso centrale. Quindi abbiamo indotto

artificialmente nei ratti il glaucoma, che è provocato principalmente da una ipertensione dell’occhio che grava sul nervo e lo necrotizza. In quelli trattati

con Ngf una parte notevole delle fibre nervose, più del 25%, era risparmiata dalla necrosi e il danno non si produceva. Qui però siamo ancora nel campo

della prevenzione. Mentre nella maggioranza dei casi di glaucoma il danno c’è già stato. Ed è irreversibile: nella migliore delle ipotesi, con i farmaci

attuali, si può fermarlo. Ma non si può recuperare la parte di vista che si è perduta.

Attualmente la terapia del glaucoma ha un solo obbiettivo perseguibile: abbassare la pressione dell’occhio. Però ci sono casi in cui, nonostante con i

farmaci attuali si ottenga una buona pressione oculare, il danno progredisce lo stesso.

Sono i cosiddetti glaucomi “a bassa tensione”.

Sì, per i quali la terapia con l’Ngf potrebbe essere particolarmente utile perché non agisce sulla pressione ma protegge il nervo. Noi abbiamo quindi preso

tre pazienti con glaucoma a lunga durata, in terapia massimale con i colliri attuali, ma la cui vista continuava a peggiorare e li abbiamo trattati con

l’Ngf. In uno il glaucoma si è stabilizzato, negli altri due c’è stato un campo visivo che, da quasi completamente nero, ha cominciato ad avere ampie zone

di vista.

Quindi è ricresciuto il nervo ottico.

Diciamo che c’è stata un’azione apparentemente rigeneratrice sul nervo ottico. E se questo dato venisse confermato sarebbe certamente una novità clamorosa.

Tra l’altro il tutto è avvenuto dopo un trattamento di soli tre mesi. E quando il trattamento è stato sospeso per altri tre mesi il beneficio si è mantenuto.

Del resto, non solo i nostri studi precedenti ma anche tanti studi della Montalcini dimostrano che le cellule nervose in vitro a contatto con l’Ngf ricrescono.

Perché, finora, avete sperimentato solo su tre pazienti?

Abbiamo usato, sotto la nostra responsabilità, la formula dell’ uso compassionevole. Erano pazienti il cui campo visivo era quasi completamente andato.

E quindi non avevano nulla da perdere.

Diciamo così. Ma è un trattamento eccezionale e necessariamente limitato. E tre pazienti non sono uno studio clinico con tutti i crismi, con tutte le verifiche

del caso. Per esempio tossicità ed effetti collaterali. Immagino che la domanda successiva sia: prché non si può iniziare a farlo? Non si può per ora.

Perché l’Ngf che abbiamo usato noi è di estrazione animale e non andrà mai sul mercato così com’è. Inoltre ha costi elevatissimi, impensabili per una terapia.

La soluzione è di avere un Ngf sintetico, prodotto in laboratorio. Bisognerebbe che una Biotech provvedesse a una produzione su larga scala per iniziare

uno studio clinico su larga scala. È il passaggio dal prodotto di derivazione animale al sintetico che sta rallentando il programma e allungando i tempi.

Perché una grande industria farmaceutica non si fionda? Il mercato, per applicare questo orribile concetto a dei malati, c’è: sono più di 500 mila in Italia.

E sono destinati ad aumentare a causa dell’allungamento della vita media. Il glaucoma è una malattia che si manifesta dopo i 35, 40 anni. E allora?

L’industria è prudente. Non sarebbe la prima volta che un farmaco promettente si rivela poi, alla prova dei fatti, deludente. Anche se in questo caso ci

sono, come diciamo nel nostro gergo, dei razionali forti alle spalle. Forse manca un link con l’industria e mancano i finanziamenti. Siamo in una sorta

di limbo fra il prodotto di derivazione animale e quello sintetico che ci è necessario per poter andare avanti.

Fin qui il professor Bonini. La mia impressione è che siamo di fronte a un circolo vizioso. I costi per la produzione di un farmaco, in tutte le sue fasi

fino al lancio sul mercato, sono indubbiamente elevatissimi e l’industria vuole avere la certezza che al mercato ci arrivi. Ma per avere questa certezza

dovrebbe investire in studi. che altrimenti non si possono portare avanti. O dovrebbe intervenire lo Stato. Questo credo che intenda Bonini quando dice

che “mancano i finanziamenti”. In Italia si tromboneggia tanto di ricerca, ma poi quando c’è un gruppo di scienziati tutti italiani, con alle spalle un

premio Nobel, che ha forse trovato la chiave per salvare, o addirittura ridare la vista a milioni di persone (si stima che nel mondo i glaucomatosi siano

67 milioni), lo Stato si dà alla latitanza senza neanche valutare, cinicamente, il vantaggio d’immagine (un made in Italy scientifico) che gliene deriverebbe.

I tempi, temo, saranno lunghissimi e il mezzo milione di ammalati itali ani di oggi farà in tempo a morire e quelli che, grazie all’Ngf, potrebbero da

domani prevenire la malattia faranno in tempo a precipitare nell’incubo del glaucoma.


set 30 2009

Crescere toccando

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:35 am

Superando.it del 25-09-2009

Crescere toccando

È proprio il caso di dire: finalmente un libro utile a comprendere il mondo dei bambini con problemi della vista! “Crescere toccando”, infatti, testo di

recente pubblicazione, è uno strumento assai utile per tutti coloro che – per motivi personali o professionali – intendono affinare le loro conoscenze e competenze operative nel settore della minorazione visiva e in particolare per ciò che riguarda i bambini non vedenti e ipovedenti, anche con minorazioni aggiuntive.

Si chiama Crescere toccando ed è il titolo di un testo recentemente pubblicato per i tipi di FrancoAngeli, che illustra un metodo di approccio ai bambini con deficit visivo e altre minorazioni, scritto dalla psicoterapeuta Maria Luisa Gargiulo e dal musicoterapista Valter Dadone (disponibile anche in formato elettronico).

Dai dati relativi alle invalidità permanenti, risulta che lo 0,6% della popolazione italiana si dichiara cieca totale o parziale. Non è facile quantificare il numero dei bambini con problemi di vista, anche se si sa che in Italia stanno aumentando quelli che per nascita molto prematura o per danni neurologici sono affetti da minorazioni aggiuntive oltre a quella visiva.

Per quanto poi riguarda la prevalenza di bambini con disabilità che frequentano la prima classe elementare, essa è pari all´1,32%. Inoltre, alcuni studi stimano una prevalenza alla nascita di bambini con disabilità pari all´1%. Si può quindi dire che complessivamente (nel 2005) in Italia vi fosse un numero di bambini con disabilità fra 0 e 5 anni pari a poco più di 42.000 persone.

E tuttavia, nonostante questi dati, non è sempre facile trovare testi che affrontino seriamente l´argomento, né professionisti specializzati in questo settore. Lo sanno bene i genitori, che spesso si sentono abbandonati a loro stessi nel reperire faticosamente qua e là notizie rimediate. E così può succedere che solo dopo anni essi riescano a trovare punti di riferimento, costituiti il più delle volte da “genitori senior”, disponibili a travasare la loro esperienza.

«I comuni metodi educativi – scrivono gli autori di Crescere toccando – in assenza del contatto oculare e delle esperienze di cui la vista è portatrice, vengono messi a dura prova quando ci si trova tra le braccia un piccolo il cui mondo è prevalentemente fatto di suoni, sensazioni tattili, odori ecc. La minorazione della vista, totale o parziale, rappresenta infatti per un bambino un potente fattore di rischio di ritardo nello sviluppo, se gli adulti non svolgono una modificazione nel modo di entrare in contatto con lui e mostrargli il mondo. Per comunicare e comportarsi adeguatamente con un bambino che non ci guarda in volto, che non vede i nostri movimenti o gli oggetti che gli mostriamo, occorre dunque che l’adulto affini la capacità di percepire il mondo con tutti gli altri sensi, perché così può comprendere veramente il vissuto di quel bambino. La stessa collocazione dei mobili, la dislocazione delle luci, i tempi dei gesti, i rumori, se accuratamente modulati e organizz ati, possono costituire dei potenti “facilitatori” per entrare in contatto e stimolare questi bambini. Queste e altre indicazioni vogliamo esemplificare nel nostro testo».

Siamo dunque di fronte a uno strumento realmente utile per tutti coloro che – per motivi personali o professionali – intendono affinare le loro conoscenze e competenze operative nel settore della minorazione visiva e in particolare per ciò che riguarda i bambini non vedenti e ipovedenti e anche con minorazioni aggiuntive.

I musicoterapisti che intendono operare in questo campo potranno trovare specifiche indicazioni ed esempi pratici sulle necessarie integrazioni e modificazioni alla metodologia operativa. Il testo, inoltre, può essere utilizzato da educatori, psicologi, psicomotricisti e logopedisti, oltre che da tutti coloro i quali, svolgendo attività di tipo educativo o riabilitativo in questo campo, intendono affinare le proprie capacità di relazione e interazione e le competenze in tema di utilizzo del gioco sonoro.

Da non dimenticare infine che in Crescere toccando si indicano criteri per progettare e valutare l’accessibilità e la fruibilità extravisiva di differenti spazi di vita, così come di grande utilità sono le schede di approfondimento, strumenti operativi per affrontare importanti aspetti e quesiti ricorrenti.

Maria Luisa Gargiulo, psicologa e psicoterapeuta di origine rogersiana, è impegnata nello studio e nell´applicazione clinica della teoria dell´attaccamento e della psicologia cognitiva, in particolare occupandosi delle problematiche inerenti i bambini con deficit visivo e della relazione genitore/bambino.

Le pagine che descrivono le particolarità evolutive, relazionali e comportamentali riflettono le sue conoscenze della psicologia della percezione extravisiva e del funzionamento della persona con problemi di vista.

Sempre per FrancoAngeli ha pubblicato tra l´altro, nel 2005, Il bambino con deficit visivo (se ne legga nel nostro sito la presentazione cliccando qui) e se ne ricorda anche la firma congiunta insieme a Giulio Nardone (presidente dell’ADV – Associazione Disabili Visivi) per Sott’acqua con un cieco, testo fondamentale rispetto all’attività subacquea di persone non vedenti e ipovedenti (se ne legga nel nostro sito cliccando qui).

Valter Dadone, invece, è professore di musica, musicoterapista e didatta, formatosi con il modello di musicoterapia attiva Benenzon e con esperienze nelle applicazioni cliniche della musicoterapia. Egli ha affinato le proprie competenze riguardanti l´applicazione della musicoterapia alle persone con deficit visivo, contribuendo con lo sviluppo di una metodica che valorizza le capacità percettive dei bambini non vedenti e ipovedenti, per ciò che riguarda la comunicazione interpersonale, il rapporto con gli oggetti e con lo spazio, attraverso l’utilizzo dei sensi vicarianti del tatto e dell’udito. (S.B.)


set 30 2009

Una via tecnologica che guida i nonvedenti

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:24 am

Varese News del 29-09-2009

Una via tecnologica che indirizza i ciechi

Presentata Sesamonet, una grande innovazione per ciechi e ipovedenti, realizzata dal Ccr di Ispra. Nel centro di Varese un percorso con Rfid

VARESE. È stato presentato oggi, 29 settembre a Varese, un prototipo di Sesamonet, percorso elettronico per non vendenti ideato dal Centro Comune di Ricerca di Ispra e già operativo dal 2007 sul lungolago di Laveno. Il primo tratto del percorso varesino sarà realizzato da Palazzo Estense, sede del Comune, a piazza Monte Grappa.

Sesamonet, che sta per Secure and Safe Mobility Network, sfrutta la tecnologia dei microchip RFID (identificabili con radio frequenza) che, posti al suolo, reagiscono al passaggio del bastone utilizzato dai non vedenti, in cui viene inserita un´apposita tecnologia di riconoscimento. I microchip inviano così impulsi elettrici, che vengono raccolti dal bastone e invitati al cellulare dell´utilizzatore. Grazie ad un database inserito nel telefonino, il codice inviato dall´impulso radio viene abbinato a un´apposita frase che segnala al non vedente ostacoli, negozi o semplici informazioni tramite un auricolare bluetooth.

«Il costo dei microchip, o trasponder – spiega Marco Sironi, capoprogetto del Ccr di Ispra – è di 1 euro e 50 centesimi l´uno. Una spesa irrisoria, che spero influirà positivamente sulla decisione di inserire i trasponder nel manto stradale di buona parte della città». Il basso costo dei trasponder è dato dal loro essere materiale di riciclo. «Sono piccoli cilindri di ceramica che vengono inseriti nello stomaco dei bovini per la loro identificazione – spiega ancora Sironi – ma, una volta che gli animali vanno al macello, vengono estratti e gettati. Saranno circa 50 milioni

in Europa i trasponder che l´anno prossimo saranno inutilizzati, e il loro smaltimento sta diventando un problema serio. Grazie a questo progetto, invece, abbiamo trovato un valido modo di riciclaggio. I costi per la tecnologia da inserire nel bastone e per il database da scaricare nel telefonino sono invece più alti, almeno per ora».

«Abbiamo già predisposto i trasponder in via Orrigoni, durante gli ultimi lavori sul manto stradale» ha aggiunto l´assessore ai Lavori pubblici Gladiseo Zagatto, in risposta alle parole di Sironi.

«È una soddisfazione enorme per me partecipare a questa manifestazione – ha dichiarato Angela Mazzetti, presidente dell´Unione ciechi e ipovedenti di Varese – perché questo percorso significa innanzitutto più autonomia e sicurezza per i non vedenti».

La signora Mazzetti ha poi voluto provare in prima persona un tratto del percorso, che ha svolto con soddisfazione. «Ringrazio il Comune che ha reso possibile tutto questo. Varese è sempre stata sensibile con i problemi dei ciechi e ipovedenti, impegnandosi al massimo per l´abbattimento delle barriere architettoniche».

Francesca Vergerio redazione@varesenews.it


set 30 2009

La tecnologia della mappatura al servizio dei nonvedenti

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:18 am

Marketpress.Info del 28-09-2009

Ricercatori usano la tecnologia della mappatura per far fronte ai problemi di disabilità visiva.

BRUXELLES – Essere in grado di orientarsi in luoghi che non ci sono familiari non è semplice. Quindi possiamo immaginare quanto sia difficile per le persone affette da cecità o da disabilità della sfera visiva. Alcuni ricercatori del gruppo Vis (Visualization and Interactive Systems Group) presso l´Università di Stoccarda in Germania stanno sviluppando un dispositivo di navigazione mobile in grado di aiutare studenti cechi o con disabilità visive a spostarsi in ambienti sconosciuti. I ricercatori hanno detto che questo dispositivo associa informazioni provenienti da sensori locali a dati di modelli ambientali.

Gli ut enti possono accedere alle informazioni acusticamente o in Braille mentre si spostano. I dati provenienti dai sensori e dai modelli vengono continuamente confrontati. Lanciato a gennaio di quest´anno, il progetto Asbus (Assistance for people with sensory disabilities at the University of Stuttgart) ha l´obiettivo di mappare l´intera università. Una navigazione indipendente attraverso gli spazi pubblici dell´università, in conformità con le convenzioni e le leggi sull´accessibilità delle Nazioni Unite (Onu), offrirebbe un sostegno fondamentale agli utenti che ne hanno bisogno. Il gruppo Vis collabora con il Centro studi per gli studenti non vedenti o in parte esclusi (Szs) presso l´Università di Karlsruhe in Germania e altri ricercatori e istituzioni pubbliche hanno espresso il loro interesse a ricevere un supporto di navigazione per le persone con disabilità visive. Secondo quanto riferito dai ricercatori, sono stati costruiti modelli ambientali bidimensionali gerarchici digitali per aiutare gli utenti a orientarsi all´interno del campus. Questi modelli comprendono informazioni aumentate e punti di riferimento, tra i quali interruttori di ascensori e porte provviste di identificazione a radio frequenza. Il gruppo Vis ha inoltre sviluppato il sistema Tania (Tactile Acoustical Navigation and Information Assistent – Assistente tattile e acustico per la navigazione e l´informazione), che è in uso per aiutare gli utenti ciechi ad avere accesso a informazioni sulla loro attuale posizione e su altri oggetti mappati nella zona. Il team, guidato dal dott. Andreas Hub del gruppo Vis, ha detto che il sistema offre opzioni di navigazione per gli utenti e informazioni aumentate tra cui dati di contatto. Hanno aggiunto che si possono integrare molte informazioni testuali basate sul luogo, tra i quali elementi utili come gli orari di apertura di una biblioteca o della mensa. Fino ad ora, gli utenti ciechi del Tania sono stati in grado di orientarsi nell´edifici o di scienze informatiche e nella stazione della metropolitana dell´Università di Stoccarda. La prossima fase consiste nell´espansione del sistema ad altre stazioni della metropolitana.

Questo dovrebbe essere sviluppato con l´aiuto delle società di trasporti pubblici. L´obiettivo è quello di rendere il campus dell´università in centro e il percorso tra entrambi i siti accessibili a tutti. Nel frattempo, i ricercatori hanno notato che l´implementazione delle leggi di accessibilità riguardo gli edifici e gli spazi pubblici possono agevolare tutti; persone senza alcuna disabilità visiva spesso hanno difficoltà a orientarsi in varie aree del campus. Le informazioni raccolte e fornite dal progetto Asbus renderanno l´orientamento molto meno difficoltoso. Il progetto Asbus ha ricevuto oltre 370. 000 Eur in finanziamenti dall´Università di Stoccarda. Per maggiori informazioni, visitare Università di Stoccarda: http://www. Uni-stuttgart. De/index.

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set 30 2009

Un incontro a Roma per fare luce sulla degenerazione maculare

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientifica, Eventipatrizia @ 11:11 am

SaluteEuropa.it del 28-09-2009

Degenerazione maculare: tante informazioni in un incontro aperto al pubblico giovedì 1 ottobre a Roma

ROMA. Distorsione delle immagini, calo del visus, perdita della visione centrale, in altre parole ciò che si fissa viene coperto da una macchia. Secondo l´Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la degenerazione maculare legata all´età è la prima causa di cecità legale nei Paesi industrializzati e la sua incidenza è destinata a crescere nei prossimi anni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Ne soffre circa un milione di italiani e oltre 260.000 sono colpiti dalla forma più grave, quella neovascolare che registra 20.000 nuovi casi ogni anno, di cui 1.800 nel Lazio.

Ed è per questo che il Centro Maculopatie del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche dell´Università degli Studi di Roma “La Sapienza” il 2 e il 3 ottobre dalle ore 9 alle ore 18 apre le sue porte per visite gratuite. Le persone verranno sottoposte ad un esame completo della vista da parte di personale medico e sanitario specializzato nella diagnosi precoce delle maculopatie, con l´ausilio di nuovi strumenti diagnostici specifici.

Sarà possibile prenotare la visita partecipando il 1 ottobre ad un incontro informativo aperto al pubblico durante il quale gli esperti- tra i quali la professoressa Lia Giustolisi, Responsabile del Centro Maculopatie del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche del Policlinico Umberto I di Roma forniranno preziose informazioni per favorire la prevenzione, la diagnosi precoce e per illustrare le possibilità terapeutiche.

L´incontro si terrà Giovedì 1 ottobre presso il Dipartimento di Scienze Oftalmologiche – Aula A, Università degli Studi di Roma `La Sapienza´ dalle ore 10,00 alle ore 14,00. Accendere i riflettori sulla degenerazione maculare legata all´età, promuovere l´informazione sulla malattia e favorire la diagnosi precoce sono gli obiettivi dell´incontro aperto al pubblico. Infatti la Degenerazione maculare legata all´età (DMLE) è conosciuta da meno di un terzo degli italiani.

Lo scopo principale di questo incontro è fornire più informazioni possibili per la prevenzione, la sintomatologia, le metodiche diagnostiche e le possibilità terapeutiche della degenerazione maculare legata all´età. La Degenerazione maculare legata all´età provoca un deterioramento progressivo della macula, la parte più centrale della retina, responsabile della visione distinta: per questo risulta impossibile compiere anche le più semplici attività quotidiane, come la possibilità di svolgere lavori domestici, di guidare, di usare il telefono, di maneggiare il denaro.

Le persone vanno incontro in genere anche a difficoltà motorie e ad un aggravio psicologico, tanto che, secondo recenti studi, i pazienti affetti da questa patologia risultano vivere una condizione psicologica addirittura peggiore di quelli colpiti da altre patologie croniche.

La Degenerazione maculare legata all´età ha effetti irreversibili sulla visione e soprattutto nella forma umida, più aggressiva ha un decorso molto veloce.

Per questo motivo è importante poter diagnosticare tempestivamente la malattia per stabilizzare la visione prima che si verifichi un profondo deficit visivo.

I segnali che possono mettere in allarme sono lento e graduale calo della vista, visioni di immagini o porzioni di immagini distorte e ondulate, percezioni di aree sfuocate ed annebbiate che tendono a divenire vere e proprie macchie scure.

Per meglio inquadrare clinicamente la DMLE esistono esami diagnostici specifici, quali l´angiografia retinica con fluoresceina e/o al verde indocianina e l´OCT. Esiste, inoltre,un semplice test che può risultare molto utile nel porre il sospetto diagnostico: il test di Amsler.

“Oggi disponiamo delle più innovative strumentazioni diagnostiche e strategie cliniche e terapeutiche per questa patologia – dichiara la Professoressa Lia Giustolisi- ma bisogna migliorare l´informazione e la conoscenza in modo da aumentare le probabilità di una diagnosi precoce e poter salvare la vista”.


set 30 2009

il computer parlante

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:04 am

La Sicilia del 27-09-2009

Un computer «parlante». Il Majorana abbatte le «barriere» per i non vedenti

GELA. Se nel mondo reale l’abbattimento delle barriere architettoniche per i disabili è ancora un obiettivo lontano dall’essere raggiunto per intensità

e diffusione, almeno nel mondo virtuale di Internet le iniziative a favore di chi ha un handicap si realizzano in modo più veloce.

Spetta all’Istituto per Geometri Majorana il primato di aver abbattuto su internet le barriere architettoniche per i non vedenti e di averlo fatto a costo

zero. Il gruppo capeggiato dal prof. Antonio Cantaro impegnato da qualche anno nella diffusione del software libero, ha creato una suite portable unica,

al mondo, nel suo genere che rende parlante il computer.

Grazie alla suite pagine web, testo, documenti, posta elettronica, programmi, finestre possono essere letti da qualsiasi computer. La suite denominata

ViVO racchiude in uno, numerose applicazioni indispensabili a quanti hanno problemi di vista (ipovedenti, non vedenti, dislessici,ecc.) o a quanti vogliono,

per qualsiasi motivo, che il computer legga tutto ciò che è visualizzato sullo schermo. ” ViVo presenta numerose caratteristiche e funzionalità – dice

il prof. Cantaro – ma quella che lo rende unico al mondo, oltre che avere tutto a portata di click, è la portabilità.

Inserendo ViVo in una chiavetta Usb possiamo averlo disponibile su qualsiasi computer. Un ipovedente che sia fuori dalla propria abitazione con ViVo avrà

la possibilità di potere usare il computer degli altri, ovunque, a scuola, in vacanza, in un internet point. E poi è gratis. Esistono dei software simili in commercio ma hanno poche applicazioni e sono costosi”.

La scuola dunque si impegna per il sociale.

“Noi crediamo che queste persone, che hanno già subito tanto, dalla vita, non debbano affrontare anche costose spese per potere utilizzare il computer

che è, ormai diventato, un bene di prima necessità”. – ha aggiunto il prof. Cantaro. Soddisfatto il dirigente scolastico Vito Parisi che vede sempre più la sua scuola all’avanguardia nel settore del software libero ed accessibile a tutti.

Nel sito dell’istituto Majorana www.istitutomajorana.it ci sono tutte le indicazioni sulle caratteristiche della suite e le istruzioni su come installarla.

Il team di informatici intanto sta già lavorando a migliorare questa versione. Per adesso però l’obiettivo primario è diffondere la conoscenza della suite

in modo che possa giovare a quanti più soggetti possibile.

Tra i tanti primati negativi che può vantare Gela, questo risultato ottenuto dall’Istituto per Geometri Majorana rappresenta un punto di partenza importante per il recupero al sociale dei soggetti più sfortunati. (M.C.G.)


set 30 2009

Robotica e disabilità motorie congresso a Sassari

Robotica e disabilità motorie comgresso a Sassari

Giovedì 1 ottobre, al via a Sassari, un congresso per fare il punto sull’applicazione della robotica per affrontare le problematiche delle disabilità motorie.

A Sassari presso la struttura Porto Conte, da domani fino a sabato 3 ottobre, al via il congresso promosso dalla società italiana per il movimento in clinica (Siamoc 2009).

Obbiettivo della tre giorni, è quello di dimostrare quanto la robotica possa fare per cercare di venire incontro alle esigenze dei disabili motori.

Sarà occasione di confronto tra clinici e tecnici, per analizzare come la tecnologia sia di aiuto per chi ha delle difficoltà motorie.

Vi saranno esperti internazionali che daranno la loro conoscenza, per poter farsi una idea, di quali prospettive vi sono in materia.

Il congresso è finanziato dal banco di Sardegna, e dall’Università di Sassari.

Il presidente Siamoc Ugo Della Croce, docente di medicina all’università di Sassari, sottolinea l’importanza della robotica nell’ambito delle disabilità motorie.

Infatti l’obbiettivo della Siamoc, è proprio avere un confronto come si è già osservato, tra clinic i e tecnici, per capire come la tecnologia possa avere un ruolo fondamentale in tema di analisi del movimento.

In fine ricordiamo che il compresso di Sassari, sarà l’occasione per premiare i progetti più meritevoli in materai di ricerca tecnologica per far fronte alle problematiche dei disabili motori.

Sarà data una opportunità di rilievo a due giovani ricercatori, ovvero la possibilità di maturare una certa esperienza, in un centro di importanza mondiale che si occupa di analisi del movimento.

Lì seguiranno un periodo formativo, che consentirà loro, di avere davvero notevoli competenze nel campo della tecnologia che è di supporto ai disabili motori.

Sull’argomento vedi anche:

http://pressin.comune.venezia.it/


set 30 2009

Una strada tecnologica per i nonvedenti

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 9:02 am

Presentata Sesamonet, una grande innovazione per ciechi e ipovedenti, realizzata dal Ccr di Ispra. Nel centro di Varese un percorso con Rfid

VARESE. È stato presentato oggi, 29 settembre a Varese, un prototipo di Sesamonet, percorso elettronico per non vendenti ideato dal Centro Comune di Ricerca
di Ispra e già operativo dal 2007 sul lungolago di Laveno. Il primo tratto del percorso varesino sarà realizzato da Palazzo Estense, sede del Comune, a
piazza Monte Grappa.


set 24 2009

La sordociecità diventa una disabilità specifica

Commissione lavoro senato, approva testo per il riconoscimento di una disabilità unica per sordociechi.

Arriva dalla commissione lavoro del senato, un testo che da uno svolta indubbiamente positiva, nel riconoscimento pieno di tutte le disabilità.

Infatti la suddetta commissione, ha approvato un testo che ora passa all’esame della camera, che istituisce come disabilità unica la sordociecità.

Infatti fino ad ora, chi è sordocieco, non gode di benefici specifici, ma si è sempre fatto riferimento a ciò che prevede la legge per le due disabilità ovvero sordità e cecità.

Da oggi invece, sempre che anche la camera approvi il testo, verranno presi provvedimenti per tutelare nello specifico i sordociechi per la effettiva situazione in cui si trovano e non certo facendo riferimento a quanto stabilisce la legge per le singole disabilità.

Si è arrivati a colmare il vuoto legislativo al riconoscimento della sordociecità, sullo spunto della dichiarazione dei diritti dei sordociechi approvata dall’europarlamento il 12 aprile del 2004.

Così dopo 5 anni di attesa, il legislatore italiano, si adegua alle norme europee in materia.

Il testo approvato dalla commissione lavoro del senato martedì scorso, è stato appoggiato sia dalla maggioranza di governo, sia dall’opposizione.

Ora come già accennato, si attende che anche i deputati, diano il via libera all’entrata in vigore, di un testo che mira a garantire una più adeguata tutela nei confronti di tutti i disabili.

Con il testo del riconoscimento della sordociecità come disabilità unica e non come la somma di due andika “sordità e cecità”, porterà molte agevolazioni.

Le medesime riguarderanno una più rispondente alle problematiche dei sordociechi erogazione degli specifici assegni di invalidità, e una più efficiente metodologia di integrazione scolastica, sociale, lavorativa.

Una più corretta erogazione e distribuzione dei servizi.

Sull’argomento vedi anche:

http://www.superabile.it/


set 24 2009

Nonvedente riacquista la vista grazie ad una tecnica tutta italiana

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:07 am

Affari Italiani del 18-09-2009

Cieca riacquista la vista con una tecnica Made in Italy

FLORIDA. Una donna che era cieca da 9 anni ha recuperato la vista grazie a una tecnica (osteo-odonto-cheratoprotesi) utilizzata per la prima volta negli Usa, ma messa a punto in Italia: l’impianto di una cornea artificiale ancorata all’occhio per mezzo di una lamina ricavata dalla radice di un dente.

L’intervento è stato realizzato al Bascom Palmer Eye Institute di Miami, in Florida, dalla scuola di medicina dell’Università di Miami. La tecnica è l’unico rimedio in quel pazienti il cui corpo rigetta il trapianto di una cornea artificiale.

La donna, di origine statunitense, aveva perso la vista nel 2000 a causa della sindrome Stevens-Johnson, una malattia che distrugge le cellule sulla superficie dell’occhio. L’anno scorso l’oculista che ha realizzato l’intervento, Victor Perez, era stato in Europa dove aveva acquisito la tecnica da Giancarlo Falcinelli, il docente dell’Università La Sapienza che ha perfezionato la tecnica messa a punto negli anni’60 dal professor Benedetto Strampelli.


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