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	<title>Liguria Accessibile &#187; Esperienze</title>
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	<description>l'altro punto di vista</description>
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		<title>A Verona nascono &#8220;I professionisti della disabilità&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 08:27:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>

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		<description><![CDATA[L'Università degli Studi di Verona ha attivato anche quest'anno, visto il grande successo della scorsa edizione, il Master di I livello in "Educatore
Esperto per la Disabilità Sensoriale" (EEDS). ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disabili.com del 17-11-2009</p>
<p>A VERONA NASCONO NUOVI &#8220;PROFESSIONISTI DELLA DISABILITA&#8217;&#8221;</p>
<p>Un percorso universitario mirato per chi si occupa di bambini con deficit sensoriali</p>
<p>VERONA &#8211; L&#8217;Università degli Studi di Verona ha attivato anche quest&#8217;anno, visto il grande successo della scorsa edizione, il Master di I livello in &#8220;Educatore</p>
<p>Esperto per la Disabilità Sensoriale&#8221; (EEDS). L&#8217;obiettivo è quello di formare una figura professionale adeguata all&#8217;intervento educativo rivolto a bambini</p>
<p>e ragazzi con minorazioni della vista e dell&#8217;udito.</p>
<p>Abbiamo intervistato per voi la dottoressa Marcella Nalli, responsabile del Segreteria Organizzativa del Master EEDS:</p>
<p>D: Com&#8217;è nata l&#8217;idea di attivare questo Master?</p>
<p>R: La scelta del percorso formativo è stata una intuizione del prof. Mario Longo, preside della Facoltà di Scienze della Formazione. La richiesta di attivare</p>
<p>una formazione idonea è provenuta dalla provincia di Verona, durante il mandato dell&#8217;ex assessore Maria Luisa Tezza, di cui ero collaboratrice per quanto</p>
<p>riguarda, in particolare, l&#8217;Osservatorio Provinciale Disabilità Sensoriali. Le faccio una premessa: la provincia ha il mandato legislativo dalle Regioni</p>
<p>di occuparsi del servizio di assistenza socio didattica integrativa per bambini sordi e ciechi che siano in età scolare. La legge regionale 11 del 13 aprile</p>
<p>2001 dice in particolare che l&#8217;obbligo sussiste fino al raggiungimento di un diploma professionalizzante. Quindi la scuola mette in campo gli insegnanti</p>
<p>di sostegno per sostenere la disabilità sensoriale, ma si tratta di figure di sistema; il supporto al bambino sordo e cieco, soprattutto quando è a casa</p>
<p>a fare i compiti, oppure quando serve adeguare il materiale s colastico alla sua disabilità specifica, compete invece alle province, attraverso una figura</p>
<p>che non è stata precisata dalla legge così come invece è stato fatto per l&#8217;insegnante di sostegno. In assenza di un riferimento legislativo preciso mancano</p>
<p>un&#8217;identità professionale certa e una contrattistica adeguata. Questo si riflette negativamente sul bambino in termini, ad esempio, di cattiva continuità</p>
<p>didattica. Si sono inoltre creati spazi in cui agiscono le associazioni che, pur avendo una conoscenza della materia, non possono essere considerate enti</p>
<p>formativi. Non succede quasi mai che un&#8217;Università ascolti le necessità del territorio; in questo caso, invece, il Preside Longo ha pensato ad una formazione</p>
<p>di master, oltretutto aperto anche agli uditori (che alla fine riceveranno un attestato di frequenza), in modo non solo da formare le nuove leve, ma anche</p>
<p>da riqualificare professionalmente gli operatori già in servizio.</p>
<p>D: Quali sono le novità più significative di questa edizione?</p>
<p>R: Come dicevamo, la formulazione didattica vede il 60% delle lezioni online. Perché non il 100%? Perché una formazione di questo tipo richiede che l&#8217;educatore</p>
<p>che si dedica alla disabilità diventi anche, come dice il prof. La Rocca, &#8220;esperto di umanità&#8221;: questo si ottiene con delle lezioni frontali. Poi tra le</p>
<p>materie ci sono LIS e Braille, che ovviamente non possono essere insegnate online. Un&#8217;altra novità importantissima è il forte collegamento con il territorio.</p>
<p>Chi ha agito è l&#8217;Università di Verona, però le sette province venete si sono consorziate e hanno steso un protocollo d&#8217;intesa specifico sull&#8217;argomento</p>
<p>formativo e di stabilizzazione del profilo professionale. L&#8217;Università ha spalmato le lezioni in presenza sul territorio delocalizzandole: il modulo di</p>
<p>LIS e Braille, ad esempio, è a Venezia, il modulo psicologico è all&#8217;istituto Configliachi a Padova, il modulo di riabilitazione logopedica è a Treviso,</p>
<p>e stiamo studiando i collegamenti anche in videoconferenza con Belluno. Poi c&#8217;è un&#8217;altra novità: l&#8217;attivazione, collateralmente al master, di seminari</p>
<p>di approfondimento. Uno è già immaginato in dicembre, a stampo medico-specialistico, con la partecipazione di professionisti estremamente competenti sui</p>
<p>temi della disabilità visiva e uditiva. Oltre a questo è prevista anche una presentazione delle associazioni che operano sul campo, in modo tale che i</p>
<p>nuovi operatori siano ben informati sull&#8217;offerta del territorio. Altra novità è l&#8217;organizzazione in sette moduli distinti, monotematici, che possono essere</p>
<p>acquistati separatamente ed essere occasioni mirate di formazione specialistica. Per quanto riguarda il modulo 1, a carattere prettamente scientifico,</p>
<p>sono stati accreditati 8 punti ECM (Educazione Continua in Medicina; per approfondire clicca QUI &#8211; n.d.a.) per la frequenza del personale che ne faccia</p>
<p>richiesta. Un altro target importante di questa formazione sono gli insegnanti, perché il master è della tipologia specifica che pu ò procurare, a chi</p>
<p>lo frequenta e lo conclude, tre punti in graduatoria, in base alle caratteristiche descritte dal D.M. 42 dell&#8217; 8 aprile 2009, valido per il biennio 2009-2011,</p>
<p>in particolare l&#8217;allegato 2 punto C7.</p>
<p>D: Quanti sono stati i partecipanti alla scorsa edizione e, indicativamente almeno, da che percorso universitario o professionali provenivano?</p>
<p>R: Durante la precedente edizione ero solo docente e collaboratrice, come sempre sono stata, del direttore scientifico, prof. Angelo Lascioli, che, unico</p>
<p>nella facoltà di Scienze della Formazione, si occupa di pedagogia speciale. Quindi non so fornirle dei numeri. So che nella precedente edizione c&#8217;erano</p>
<p>ottici, logopedisti, persone già inserite nel lavoro, anche perché c&#8217;era il finanziamento quasi totale della provincia di Verona. L&#8217;ex assessore è stata</p>
<p>veramente sensibile ai temi della formazione e del benessere dei bambini. Questa volta abbiamo abbiamo un plafond d&#8217;iscritti molto ampio e ho il piacere</p>
<p>di vedere le più disparate professionalità e provenienze, addirittura studenti stranieri. Ho avuto anche l&#8217;onore di avere la richiesta di iscrizione da</p>
<p>parte di due ragazze sorde che sono educatrici già in servizio, e di un ragazzo cieco con la terza media, che fa supporto a ragazzini più piccoli.</p>
<p>D: Un&#8217;ultima domanda: ecco, dove viene svolto lo stage finale e, in base alla sua esperienza, può fornire dei contatti utili ai fini dell&#8217;inserimento lavorativo.</p>
<p>R: Intanto il fatto che questo master sia richiesto dalle province dice già che attingeranno ai masterizzati per le assunzioni, come si è già verificato</p>
<p>con la scorsa edizione. Sulla seconda facciata del volantino, ci sono una serie di loghi, quelli delle istituzioni e delle associazioni che hanno confermato</p>
<p>di essere disposte a ospitare gli stage. L&#8217;anno scorso lasciavamo l&#8217;iniziativa al supervisore e agli studenti, ma è stato un meccanismo difficile, quindi</p>
<p>questa volta abbiamo fatto la scelta di partire già con tutte le istituzioni concordi. Tra le varie istituzioni ricordiamo le ULSS, l&#8217;associazione I-Care,</p>
<p>il centro R.E.U.L. di Genova, il Centro Disabilità Sensoriale di Mestre, la fondazione Hollman.</p>
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		<title>Luci ombre colori.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 10:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Vincenzo ci ha delizziato di nuovo con una delle sue storielle, la sua carica e il suo buon umore riescono sempre a colpirci e a sorprenderci.
Buona lettura a tutti.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vincenzo ci ha delizziato di nuovo con una delle sue storielle, la sua carica e il suo buon umore riescono sempre a colpirci e a sorprenderci.<br />
Buona lettura a tutti.</p>
<p><em>La Luce</em><em>, un poco chiacchierina e  tanto per far valere il suo sapere, si mise, di buona voglia, a spiegare al Buio  le cose del mondo,  anche perché era stufa di vederlo rinchiuso, e zitto, nell’angolino nero.</em></p>
<p><em>Lo sai, gli dice, con fare saputo, che io sono fatta di colori?</em></p>
<p><em>La risposta del buio, un poco stizzito:</em></p>
<p><em>-Ma che te inventasti, e lassame in pace che ebbi da, dormì. </em></p>
<p><em>-Sei sempre il solito pigrone, lo sai che se non ci fossero i  colori tu non ci saresti?</em></p>
<p><em>-Ma! Ne manco tu, e spegni sta luce che ho da dormì.</em></p>
<p><em>-Sei sempre il solito, incolto e buzzurro.</em></p>
<p><em> Continua imperterrita la luce.</em></p>
<p><em>-Figuriamoci, ci scommetto che non sai neppure come sono, e nemmeno come si chiamano!</em></p>
<p><em>Il buio, sempre più stizzito.</em></p>
<p><em>-Ma! Dimme un pò, visto che a rompere cè sai fà, spiegassime un po, cummè sto fatto ch’io sono buio e tu te </em><em>dicessi luce?</em></p>
<p><em>La luce, nel sentire ciò, si ringalluzzì, felice di mostrare il </em><em>suo sapere.</em></p>
<p><em>-Ma</em><em> che non lo sai? Tu sei buio perché, da quel’ingordo che sei, i colori tu </em> <em>bello</em><em> mio, te li mangi tutti, guarda me invece, come sono </em><em>magra</em><em>, carina, dolce, diciamo bella, e sai perche?</em></p>
<p><em>Io i colori li ridò tutti, e per me non ne tengo.</em></p>
<p><em>-Ma che vol dì, ma che niente niente te stai a gasa! </em><em>che</em><em> niente niente te credi a bella do reame? E </em><em>poi a che spargesti tutti sti colori e a perchè poi?</em></p>
<p><em>-Villanzone come il solito, ma non capisci?</em></p>
<p><em>Ma</em><em> agli uomini li do i miei colori, scioccone che non vuoi capire, li do a loro per colorare il mondo, di verde i prati, di azzurro il cielo, di bianco le nuvole, di rosso i tramonti, </em><em>di</em><em> arcobaleno i loro sogni. </em></p>
<p><em>Mo ai capoto buio?</em></p>
<p><em>Se non cè stassi tù chi li avesse mai sti colori.</em></p>
<p><em>P.S.</em></p>
<p><em> Per tu che leggi, non badare alla sintassi ne al romanesco dire, che e solo per figura, e uno scritto cosi, per dire, come il cuore dice. </em></p>
<p><em>Grazie. </em></p>
<p><em>Vincenzo</em><em><br />
</em></p>
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		<title>&#8220;Mai un colore solo&#8221;: il primo libro scritto e illustrato da una ragazza down</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 10:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[News dall'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Rosanna Di Nicoli, diplomata alla scuola internazionale di Comics, ha trovato nel disegno il modo per esprimere stessa. Il volumetto, che racconta la sua storia, sarà in distribuzione nelle sedi dell&#8217;Aipd
ROMA &#8211; &#8220;Mai un colore solo&#8221; è il primo libro scritto e illustrato da una ragazza down. L&#8217;autrice si chiama Rosanna Di Nicoli, ha 24 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rosanna Di Nicoli, diplomata alla scuola internazionale di Comics, ha trovato nel disegno il modo per esprimere stessa. Il volumetto, che racconta la sua storia, sarà in distribuzione nelle sedi dell&#8217;Aipd</p>
<p>ROMA &#8211; &#8220;Mai un colore solo&#8221; è il primo libro scritto e illustrato da una ragazza down. L&#8217;autrice si chiama Rosanna Di Nicoli, ha 24 anni, è nata a Triggiano (Bari) ma vive a Roma, è diplomata alla scuola internazionale di Comics, e ha trovato nel disegno il modo per esprimere stessa. Il volumetto, che racconta la sua storia, si può trovare nelle sedi dell&#8217;Aipd (Associazione italiana persone Down). &#8220;Ma sarebbe bello distribuirlo in tutte le scuole per abbattere le barriere culturali che stanno intorno alla disabilità&#8221;, ha commentato l&#8217;assessore comunale alle Politiche sociali, Sveva Belviso, ieri alla presentazione del libro in Campidoglio.<br />
Figure allungate, tratti precisi, ma soprattutto tanti colori per descrivere il suo mondo, la sua vita di tutti i giorni, i suoi sogni e i suoi progetti. Come andare a vivere a New York. &#8220;Se penso a un colore da dare al mio futuro vedo un bellissimo verde. Perché è un colore che ha molta luce &#8211; scrive Rosanna nel suo libro -. Immagino di non vivere con i miei genitori per sempre ma di andare a trascorrere la mia vita in America&#8230; penso che lì troverò qualche lavoro da fare&#8221;. Attualmente Rosanna Di Nicoli è tirocinante in una biblioteca di Roma.<br />
L&#8217;idea di &#8220;Mai un colore solo&#8221; è nata &#8220;perché a Rosi non piace raccontare né tanto meno raccontarsi &#8211; scrive la sua mamma nella presentazione del volumetto -. Ha scoperto però che le piace disegnare: così ha dato voce e parole alle sue illustrazioni&#8221;. &#8220;Ho voluto realizzare questo libro perché mi piace scrivere e disegnare &#8211; ha spiegato Rosanna Di Nicoli -. Lo faccio da sempre, fin da quando ero piccola&#8221;. Un aneddoto: &#8220;la sua prima ‘grande opera&#8217; è stata sui muri di casa con i colori a cera&#8221;, ha detto scherzosa la sorella Mariangela.<br />
Rosanna, in quanto ragazza down, &#8220;è stata una novità per il nostro istituto &#8211; ha commentato Roberto Petrongari, docente di illustrazione della scuola internazionale di Comics -. All&#8217;inizio è stato faticoso trovare uno stile che la rappresentasse, ma alla fine si è rivelata una bella sorpresa: trovare uno studente che ritiene fantastica la vita di tutti i giorni, quando la maggior parte degli altri ragazzi si rifugia nel fantasy, non capita spesso&#8221;. All&#8217;evento, patrocinato da comune e provincia di Roma e dalla regione Lazio, hanno partecipato, tra gli altri, anche il consigliere comunale Paolo Masini e il neurologo Augusto Paris. (mt)</p>
<p><strong>Press-IN anno I / n. 2313</strong></p>
<p>SuperAbile.it del 23-09-2009</p>
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		<title>Un personaggio misterioso: il «gravissimo attivo»</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 08:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Le persone con disabilità gravissima diventano visibili solo quando compiono imprese eccezionali, sportive e non. La maggior parte di loro, invece, conduce una vita il più possibile &#8220;normale&#8221;, vivendo a casa propria, studiando, andando a scuola o lavorando, viaggiando anche con mezzi pubblici, andando in vacanza, partecipando alla vita sociale della comunità. Ci sarà posto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le persone con disabilità gravissima diventano visibili solo quando compiono imprese eccezionali, sportive e non. La maggior parte di loro, invece, conduce una vita il più possibile &#8220;normale&#8221;, vivendo a casa propria, studiando, andando a scuola o lavorando, viaggiando anche con mezzi pubblici, andando in vacanza, partecipando alla vita sociale della comunità. Ci sarà posto anche per loro e per l’indispensabile supporto fornito dalla loro famiglie, durante la prossima Terza Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità a Torino il 2 e 3 ottobre?</p>
<p>Nel variegato modo delle persone con disabilità esiste un personaggio veramente &#8220;misterioso&#8221; che come tutti i personaggi misteriosi, pur essendo ben visibile, è praticamente sconosciuto. Parliamo del &#8220;gravissimo attivo&#8221; o meglio dei &#8220;gravissimi attivi&#8221; perché il loro numero è in continua crescita.<br />
Essi diventano visibili solo quando compiono imprese eccezionali in barba alla loro disabilità: circumnavigano a vela e da soli le isole britanniche, scalano montagne altissime e così via. A fianco di queste magnifiche imprese, poi, esiste una realtà quotidiana forse un po&#8217; meno epica, ma altrettanto significativa: quella delle persone con disabilità veramente grave che, assieme alle loro famiglie, conducono una vita il più possibile &#8220;normale&#8221;, ovvero vivono a casa loro, studiano e vanno a scuola o lavorano, viaggiano anche con mezzi pubblici, vanno in vacanza, partecipano alla vita sociale della loro comunità.<br />
Il supporto della famiglia in questi casi è veramente indispensabile e solo familiari molto determinati riescono a far condurre ali loro figli o parenti gravissimi un’esistenza intensa e attiva, senza però ledere la loro volontà e le loro scelte. Il costo umano pagato è spesso altissimo, anche se tale esborso è affrontato serenamente e diventa condizione di vita così &#8220;naturale&#8221; da non essere (stanchezza a parte!) quasi più avvertita.<br />
Abbiamo professionisti affermati e madri di famiglia (ma anche &#8220;madri di famiglia che sono pure professioniste affermate&#8221;!) che hanno trascurato gli altri aspetti dell’esistenza, per dedicarsi totalmente alla loro &#8220;mission&#8221;: hanno avuto moltissimo sotto il profilo umano, hanno perso tantissimo sotto quello economico.<br />
È dunque da ingenui sperare che la Terza Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità (Torino, 2-3 ottobre prossimi), a fianco dei grandi temi dello stato vegetativo e della minima coscienza trovi un posto anche per loro? (e qualche buona idea per aiutarli?)</p>
<p>Giorgio Genta</p>
<p>Superando.it del 22-09-2009</p>
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		<title>Essere ciechi nei sogni</title>
		<link>http://www.coopchiossone.dreamhosters.com/wp/2009/09/24/essere-ciechi-nei-sogni/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 08:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Essere ciechi nei sogni e procedere a tentoni nelle tenebre oniriche è un&#8217;immagine che provoca molto disagio e molta angoscia e che spesso ci lega ad una reale forma di &#8220;cecità&#8221; in qualche ambito della propria vita.
La cecità nei sogni è frequente e quasi sempre indica qualche ambito della realtà o di se stessi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Essere ciechi nei sogni e procedere a tentoni nelle tenebre oniriche è un&#8217;immagine che provoca molto disagio e molta angoscia e che spesso ci lega ad una reale forma di &#8220;cecità&#8221; in qualche ambito della propria vita.</p>
<p>La cecità nei sogni è frequente e quasi sempre indica qualche ambito della realtà o di se stessi che non si riesce o non si vuole vedere.<br />
Il significato non è così negativo come si potrebbe pensare. E’ un modo per ratificare l’importanza di “far luce”, chiarire, aprire gli occhi su di sè e sul mondo. E’ un’immagine onirica spesso legata ai percorsi di analisi, dove sottolinea una nuova consapevolezza: si è stati o si è ancora immersi nelle tenebre, ed il problema è cominciare a confrontarsi con questo, ed “aprire gli occhi”, vedere con nuovi occhi.<br />
Sognare di essere ciechi può essere terrorizzante, ma è un modo efficace attraverso cui l’inconscio individuale esprime la cecità della coscienza, la visione limitata dei Sè primari, o, al contrario, la dominanza del materiale inconscio non elaborato che sta offuscando il sognatore.<br />
Sognare un cieco, nello stesso modo può esser messo in relazione al non vedere o non voler vedere, ma spesso ha significati più ampi e profondi che esulano dalle qualità relative agli occhi umani.<br />
Nell’antichità ciechi erano i poeti come Omero, i veggenti come Tiresia e la cecità era il prezzo da pagare per un’intensità ed un sapere superiore. Come dice un proverbio: “Dio vede il cieco come il cieco vede Dio”.<br />
Ecco che allora che il cieco nei sogni può indicare anche la necessità di un ritiro interiore, il bisogno di chiudere gli occhi sul mondo e sulla superficialità per attivare una visione più intima e profonda, per vedere dentro di se’ senza le interferenze e le influenze esterne.<br />
Ma nella maggioranza dei casi il cieco nei sogni arranca in mezzo al pericolo ed alla paura, a volte gli occhi sono incollati e chiusi, a volte si aprono sul buio più totale, e questa immagine si collega al non voler vedere o prendere consapevolezza dei propri problemi, alla paura di fronte alla realtà ed alla verità, alla mancanza di responsabilità, alla semplificazione dei fatti.<br />
E al conseguente bisogno di prendere contatto con la parte di se’ che “ama” restare in questa cecità, che è tanto spaventata dai problemi o dagli altri, da far scendere su tutto il velo della cecità.<br />
Perchè il significato della cecità nei sogni è legato spesso ad una vulnerabilità non accudita, ad aspetti di sè più fragili e sensibili che invece di essere conosciuti e protetti vengono usati (e feriti) in mezzo agli altri o, al contrario, ad aspetti primari che si rifiutano di vedere una realtà che non coincida con i valori e le credenze acquisite durante le esperienze di crescita del sognatore.</p>
<p>In ambo i casi è importante scoprire quali sono i bisogni e come poter operare per sconfiggere la cecità nei sogni e come riacquistare la vista onirica, metafora di una nuova consapevolezza e di una nuova visione che certo si rifletterà anche nella realtà.</p>
<p>Marzia Mazzavillani</p>
<p><strong>Press-IN anno I / n. 2292</strong></p>
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		<title>Diversamente Agibile un mondo da esplorare per un viaggio più accessibile</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 09:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo accessibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Diversamente agibile, sito/blog, ideato da Maximiliano Ulivieri distrofico fin da bambino.
Quante volte molti di voi volendo organizzare un viaggio, fare così una vacanza divertente e senza stress hanno cercato tal volta anche affannosamente, informazioni sul web per non trovarsi in difficoltà per non sentirsi differente dagli altri solo perché si HA una disabilità.
Non sempre anzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diversamente agibile, sito/blog, ideato da Maximiliano Ulivieri distrofico fin da bambino.</p>
<p>Quante volte molti di voi volendo organizzare un viaggio, fare così una vacanza divertente e senza stress hanno cercato tal volta anche affannosamente, informazioni sul web per non trovarsi in difficoltà per non sentirsi differente dagli altri solo perché si HA una disabilità.</p>
<p>Non sempre anzi molto spesso, si reperiscono informazioni inprecise e poco attendibili.</p>
<p>In alcuni casi, abbiamo cercato di darvi dei suggerimenti, su siti web, che potessero cercare di venirvi incontro per avere idee più chiare su come muoversi.</p>
<p>Ora abbiamo trovato probabilmente, un universo adatto nel quale poter trovare tutto ciò che dovete sapere per organizzare una vacanza accessibile.</p>
<p>Partiamo dal presupposto, che per avere informazioni più adeguate e più rispondenti ai dubbi che si hanno quando si vuole fare una vacanza davvero accessibile, la soluzione più idonea è rivolgersi a chi come noi, ha una disabilità e può raccontare esperienze personali.</p>
<p>Ovvero chi può fornire informazioni minuziose, su hotels, musei, ristoranti, trasporti, accessibilità urbana, ecc, dei posti in cui è stato in vacanza.</p>
<p>Proprio per questo, è nato diversamente agibile (<a href="http://www.diversamenteagibile.it/">http://www.diversamenteagibile.it/</a>), un mondo di idee e soluzioni per non rinunciare ad un viaggio nonostante gli imprevisti che si possono incontrare.</p>
<p>Diversamente agibile, è un sito/blog, nel quale molte persone disabili, danno informazioni piuttosto dettagliate, circa l’accessibilità e la fruibilità dei servizi e dei locali e ambienti in genere dei luoghi di vacanza.</p>
<p>L’idea di creare questo portale che abbia l’obbiettivo di diventare un punto di riferimento per chi vuole assaporare il piacere di un bel viaggio, è nata da Maximiliano Ulivieri.</p>
<p>Maximiliano 39 anni, è distrofico da quando era piccolo.</p>
<p>Ovviamente dimostrando di avere una grande voglia di godersi le cose belle della vita, non ha certo perso l’occasione per viaggiare e conoscere posti affascinanti.</p>
<p>Naturalmente così, ha potuto testare di persona alberghi, ristoranti, trasporti ecc.</p>
<p>Si è reso spesso conto che c’erano molti problemi, o a volte ha potuto apprezzare l’adattabilità di strutture e ambienti ai suoi bisogni.</p>
<p>Come tutti prima di partire, anche tramite internet, cercava di informarsi circa l’accessibilità e la fruibilità dei luoghi di villeggiatura o delle città d’arte ecc.</p>
<p>Le sue indagini erano a tutto campo e quindi si riferivano ad ogni aspetto della vacanza, ma come si è accennato in precedenza, non sempre sul web si possono avere risposte adeguate.</p>
<p>Allora perchè non realizzare un portale che dia queste risposte?</p>
<p>Deve aver pensato Maximiliano.</p>
<p>Nasce in tal modo, il sito/blog, che tratta in maniera decisamente approfondita il tema vacanze accessibili.</p>
<p>Una analisi completa, fatta proprio dagli utenti.</p>
<p>Proprio così! Perché sono proprio gli utenti, a fornire in base al luogo in cui hanno fatto le vacanze, una disamina di tutto ciò che occorre sapere per viaggiare sereni.</p>
<p>Il tutto tramite un reportage il più ampio che si può, anche con filmati e foto.</p>
<p>Per dare una informazione che sia davvero a 360 gradi.</p>
<p>Infatti lo scopo di Maximiliano Ulivieri quando ha pensato di creare questo portale, era effettivamente che fossero proprio i visitatori stessi a dare dei consigli su dove e come andare in vacanza.</p>
<p>All’interno del sito, potete trovare una pagina, che vi da delle delucidazioni su come poter collaborare.</p>
<p>In tal modo non solo avrete l’opportunità di farmi una idea davvero chiara dal punto di vista dell’accessibilità e della fruibilità in Italia, in Europa, e nel resto del Mondo, ma potrete voi stessi dare informazioni attinenti agli aspetti già citati in base ai viaggi che avete fatto.</p>
<p>Dunque quale soluzione migliore per organizzare sotto ogni punto di vista la tua vacanza?</p>
<p>Diversamente Agibile, può senz’altro essere una risposta in grado di fugare ogni dubbio.</p>
<p>Un&#8217; universo di emozioni, di sensazioni, di immagini, che non solo probabilmente ti servono come guida fedele per muovere i tuoi primi passi della tua avventura, ma sicuramente ti fanno venire improvvisamente la voglia di partire!</p>
<p>Tra le altre cose il portale Diversamente Agibile, è facile da consultare.</p>
<p>È semplice cercare le informazioni, è tutto spiegato con un linguaggio davvero fluido e diretto.</p>
<p>Inoltre anche coloro che per navigare sul web fanno uso di tecnologie di supporto, si sentiranno a loro agio.</p>
<p>Ciò ovviamente perché, è un sito che si naviga davvero agevolmente.</p>
<p>Ti ricordiamo nuovamente l’indirizzo del sito, e tra l’altro ti consigliamo di visitarlo se hai in mente di farti una vacanza.</p>
<p>Perché come avrai capito, è un punto di riferimento per iniziare al top i tuoi viaggi.</p>
<p>Vai dunque su <a href="http://www.diversamenteagibile.it/">http://www.diversamenteagibile.it/</a>, e inizia così le tue fantastiche vacanze!</p>
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		<title>L&#8217;azienda che assume solo autistici</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 08:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[News dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Press-IN anno I / n. 2198
Il Secolo XIX del 16-09-2009
Imprenditore &#8220;salva&#8221; chi ha la sindrome di Asperger: «Perfetti per i lavori di precisione»
COPENAGHEN Raymond è uno di loro, e vent&#8217;anni fa, interpretato da Dustin Hoffman, ha sbancato i botteghini di tutto il mondo, con &#8220;Rain Man&#8221;, emozionando perfino i cuori più duri. Anche, il bambino-detective [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Press-IN anno I / n. 2198</strong></p>
<p>Il Secolo XIX del 16-09-2009</p>
<p>Imprenditore &#8220;salva&#8221; chi ha la sindrome di Asperger: «Perfetti per i lavori di precisione»</p>
<p>COPENAGHEN Raymond è uno di loro, e vent&#8217;anni fa, interpretato da Dustin Hoffman, ha sbancato i botteghini di tutto il mondo, con &#8220;Rain Man&#8221;, emozionando perfino i cuori più duri. Anche, il bambino-detective Christopher è uno di loro, e col suo &#8220;Strano caso del cane ucciso a mezzanotte&#8221;è rimasto per mesi in cima alle classifiche dei libri più venduti. Malati e vincenti, ma solo nella finzione. Malati sì, perché sia Christopher che Raymond erano affetti dalla sindrome di Asperger: autistici, per dirla in modo più semplice. Geni con capacità straordinarie e un mare di difficoltà nel rapportarsi col resto del mondo.<br />
Thorkil Sonne non ha avuto bisogno di romanzi e film per conoscere bene l&#8217;autismo: suo figlio Lars è come Raymond, come Christopher. È proprio documentandosi sulla malattia di Lars, e osservandolo giorno per giorno, che Sonne ha capito di poter costruire una storia diversa, di rivincita vera per le persone affette da autismo, e non di celluloide. La scintilla che ha messo in moto l&#8217;idea di Sonne fu la visione delle mappe, perfette, disegnate da Lars il giorno dopo aver visto con lui un atlante. «Aveva solo 7 anni e la precisione di quei disegni era impressionante».<br />
Da lì, Sonne decise di aprire ad Aarhus la Specialisterne, un&#8217;azienda che fornisce mappe dettagliate di Copenaghen e di altre città per la cablatura telefonica e il collaudo di delicati software, compresi quelli del gigante Microsoft. Un lavoro di estrema precisione affidato, neanche a dirlo, a 40 persone affette da autismo. Che finora non hanno mai deluso le attese. Anzi, migliorando il loro tenore di vita hanno fatto guadagnare abbastanza denaro a Sonne da permettergli di aprire presto in Scozia una filiale che assumerà altre 50 persone, pure loro affette dalla sindrome di Asperger.<br />
Il lavoro è talmente delicato che un errore anche minimo potrebbe portare a cause milionarie coi clienti. E invece mai uno sbaglio. Mai la minima lamentela. «Qui tutto funziona perfettamente. Un&#8217;atmosfera ottima, senza tensioni», spiega Sonne, l&#8217;uomo che ha ridato speranza agli autistici danesi, senza mai stupirsi del successo della sua idea, studiando tutto nel dettaglio pur di non far sfigurare i suoi ragazzi. I colloqui, innanzitutto: altrove venivano condotti in modo canonico, ed erano sempre un disastro per gli autistici. Lui, invece, ha pensato bene di assumere i suoi &#8220;specialisti&#8221; con l&#8217;aiuto dei Lego: ogni candidato viene lasciato in una stanza con un kit di mattoncini e istruzioni precise. Se se la cava entra a far parte della famiglia.<br />
Altre, poi, sono le accortezze di Sonne per creare l&#8217;ambiente perfetto: i lavori di gruppo, non amati dagli autistici, sono ridotti al minimo. I laboratori sono caldi, confortevoli e silenziosi. Creati ad hoc per favorire la concentrazione. Infine, orari ridotti, per venire incontro alle loro esigenze, e salari dignitosi (fino a 3.800 euro lordi). I clienti poi, quando entrano in contatto con loro, devono essere gentili, mai stressarli o mandarli in confusione. Così i ragazzi vanno a lavorare felici, escono dalle loro ex case-bunker dove vivevano da reclusi, e riempiono la loro vita. Uno di loro, Daniel, blindato in camera, imparò l&#8217;islandese in una settimana. Ma non aveva amici. Thomas neppure. Eppure sapeva a memoria tutti i pil del mondo. E non solo. Talenti sprecati. «Per me era più facile imparare a memoria un libro che fare amicizia con qualcuno», dice Thomas, che oggi ha scoperto di poter fare entrambe le cose. Grazie a Sonne.</p>
<p>Roberto Scarcella</p>
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		<title>A Merano e dintorni per una «fuga dalla realtà»</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 09:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo accessibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Occupandoci di accessibilità non che di turismo accessibile ho ritenuto l’articolo segnalato da Press-IN anno I / n. 2105, tratto da Superando.it, un’occasione molto interessante di toccare con mano cosa significa poter organizzare e vivere una vacanza in tutta tranquillità, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche.
Invito tutti a raccontare le proprie esperienze. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Occupandoci di accessibilità non che di turismo accessibile ho ritenuto l’articolo segnalato da <strong>Press-IN anno I / n. 2105</strong>, tratto da Superando.it, un’occasione molto interessante di toccare con mano cosa significa poter organizzare e vivere una vacanza in tutta tranquillità, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche.<br />
Invito tutti a raccontare le proprie esperienze.</p>
<p>Il  racconto di un lettore Bruno e del suo soggiorno in Alto Adige,ci apre gli occhi verso un mondo, dove è del tutto normale entrare e uscire dai treni in carrozzina, anche senza l&#8217;aiuto di un operatore, e dove si può anche viaggiare in funivia &#8211; sempre su una carrozzina elettrica &#8211; e godersi tranquillamente i meravigliosi panorami a 1544 metri di altezza. Dove insomma l&#8217;accessibilità non è un miraggio, ma un pensiero costante di chi progetta, ciò che consente anche di segnalare qualche &#8220;pagliuzza&#8221; in un quadro generale del tutto inconsueto per il nostro Paese.</p>
<div id="attachment_3439" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><img class="size-full wp-image-3439" title="Merano " src="http://www.coopchiossone.dreamhosters.com/wp/wp-content/uploads/2009/09/Merano-bis.jpg" alt="scorcio di una piazza " width="191" height="140" /><p class="wp-caption-text">scorcio di una piazza </p></div>
<p>MERANO &#8211; Dopo una settimana sul Lago di Molveno, dunque &#8211; rinomata località del Trentino ai piedi del Gruppo Dolomitico Brenta, nel Parco Naturale dell&#8217;Adamello Brenta &#8211; partiamo finalmente per Merano, &#8220;perla&#8221; dell&#8217;Alto Adige. Scrivo finalmente perché Molveno, pur essendo un posto incantevole, offre poco in senso di accessibilità: molti esercizi pubblici, infatti, presentano ancora barriere architettoniche (in particolare negozi e bar) e le strade hanno spesso una pendenza troppo elevata anche per chi utilizza una carrozzina elettrica. Peccato, anche per i percorsi del parco a ridosso del lago (tutti in ghiaia), estremamente difficili da percorrere in carrozzina.<br />
La partenza da Molveno è un po&#8217; complicata. Innanzitutto per la situazione meteorologica: alle 11 di mattina ci sono circa 8 gradi e noi siamo in t-shirt. Inoltre, il taxi che ci attende (della Cooperativa Taxi Trento) non è adeguato al trasporto della mia carrozzina, innanzitutto perché è dotato di rampe allungabili in alluminio con i bordi laterali troppo alti (sembra che per motivi di sicurezza le nuove rampe siano progettate così), per cui la mia sedia rimane incastrata e non può proseguire la salita. Dopo molti tentativi, quindi, risolviamo riempiendo le rampe di cartoni e di assi di legno. Inoltre, il taxi ha il tetto troppo basso, anche a causa della mia carrozzina Permobil che ha un&#8217;altezza di seduta piuttosto alta (55 centimetri). Sono costretto perciò a viaggiare per più di un&#8217;ora con la testa abbassata.<br />
Purtroppo non è possibile richiedere un&#8217;altra auto perché oggi tutti i taxi adattati sono impegnati. Resta il fatto che a volte per i disabili basta una piccola distrazione (in questo caso non avere specificato di viaggiare con una carrozzina elettrica &#8220;grande&#8221;, ma comunque di dimensioni standard), per rischiare di incorrere in spiacevoli imprevisti, soprattutto quando si ha a che fare con i mezzi di trasporto.<br />
L&#8217;arrivo a Merano è più confortevole. L&#8217;albergo prenotato, il Kolping, non ci riserva sorprese, perché avendo consultato in precedenza il portale Alto Adige per tutti già conosco nei minimi dettagli le dimensioni del bagno, la disposizione dei mobili nella stanza, i corridoi, l&#8217;ascensore, il ristorante&#8230; insomma ogni particolare dell&#8217;hotel. In realtà il sito Alto Adige per tutti è stato più di una semplice fonte informativa. Infatti, durante il soggiorno a Merano, è diventato, giorno dopo giorno, la nostra guida per le tante escursioni che abbiamo improvvisato, una sorta di &#8220;bibbia dell&#8217;accessibilità&#8221;.<br />
Un&#8217;ora dopo l&#8217;arrivo siamo già in giro per la città. L&#8217;albergo si trova a circa un chilometro dalla Passeggiata Lungopassirio sulla riva destra del fiume, ovvero la principale strada pedonale, dove, tra fiori e opere composte di piante, è possibile rilassarsi sulle panchine all&#8217;ombra di un albero o al tavolino di un bar. Lungo la passeggiata si può inoltre ammirare il Kurhaus ed è disponibile una piccola terrazza sospesa sul fiume da cui osservare il flusso delle acque del Passirio da una prospettiva molto particolare.<br />
Merano offre numerosi sentieri e giardini che oltre ad essere di conforto per coloro che desiderano passeggiare in tranquillità, vengono utilizzati anche come scorciatoie per raggiungere più rapidamente (anche in carrozzina) i vari quartieri della città.<br />
Il giorno successivo siamo pronti per fare il nostro esordio sul treno della linea ferroviaria della Val Venosta, che collega Merano a Malles. La strada del nostro albergo (Via Cavour) è in pendenza e così ci rechiamo alla fermata del bus &#8220;pianeggiante&#8221; più vicina, ovvero a Piazza Fontana. Le fermate principali di Merano hanno il marciapiede alto e in questo modo si riduce (o si annulla del tutto) la pendenza della rampa di accesso al bus.<br />
Dopo pochi minuti, quindi, arriva il mezzo: l&#8217;autista lo accosta il più possibile al marciapiede, apre la porta centrale e spegne il motore. Scende e si appresta ad aprire manualmente la rampa facendomi entrare. Lo spazio riservato ai disabili si trova proprio di fronte alla porta ed è capiente. I passeggeri sono tutti molto pazienti e l&#8217;autista dimostra di conoscere bene la prassi per il trasporto dei disabili. Il bus riparte. C&#8217;è da dire per altro che attualmente non tutti i bus di Merano dispongono di pedane per i disabili. Un autista mi ha confidato che verranno montate gradualmente anche sui mezzi non ancora accessibili. In ogni modo per alcune linee vengono impiegate sempre vetture attrezzate per il trasporto dei disabili, tra cui la Linea 4 che nei giorni successivi sarebbe diventato il nostro mezzo di trasporto primario.<br />
Arrivati in stazione, ci avviciniamo ai binari da dove parte la citata linea della Val Venosta. Forse è stato proprio questo il motivo principale della mia scelta di trascorrere una vacanza a Merano. Mi aveva ispirato, infatti, l&#8217;idea di soggiornare in città, ma allo stesso tempo di poter raggiungere in breve tempo paesini e sentieri delle Alpi immersi nella natura, improvvisando alcune escursioni, per poi ritornare in albergo, in piena autonomia, all&#8217;orario desiderato.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;accessibilità complessiva della linea ferroviaria devo ammettere che è stato fatto un lavoro eccezionale, sicuramente unico in Italia, rendendo accessibili tutte le diciotto stazioni. E per accessibili intendo fruibili anche dalle persone con disabilità in carrozzina senza l&#8217;aiuto dell&#8217;operatore. La distanza (lo spazio vuoto) tra i vagoni e le banchine è stata ridotta al minimo in tutte le stazioni e quindi anche chi si muove con una carrozzina elettrica come la mia, con le ruote posteriori di 7 pollici, può entrare e uscire dal treno senza difficoltà (tranne nelle ore di punta, quando bisogna farsi largo tra le decine di ciclisti! Un&#8217;impresa che con l&#8217;esperienza può essere anche  divertente).<br />
L&#8217;unico problema l&#8217;ho riscontrato nella stazione di Merano dove la distanza (il vuoto) è leggermente più grande e quindi è necessario l&#8217;intervento di un operatore che pone una piccola rampa di alluminio tra il vagone e la banchina. C&#8217;è da dire anche che con i modelli di carrozzine che montano ruote leggermente più grandi il problema non sussiste. Nella stazione di Merano, poi, è disponibile anche una banchina che ridurrebbe ulteriormente la distanza con il vagone; ignoro il motivo per cui non venga sempre utilizzata.<br />
Proprio al binario di fronte a quello del nostro treno ho modo di ammirare i nuovi vagoni utilizzati nella ferrovia della Val Pusteria (costruiti in Svizzera dalla Stadler). Essi montano delle piccole rampe che si estraggono automaticamente all&#8217;apertura delle porte; con questo “piccolo” accorgimento si risolve definitivamente il problema delle banchine.<br />
La prima tappa scelta è Castelbello. Il viaggio è breve, ma intenso: il panorama, grazie anche alle enormi vetrate e alla giornata soleggiata, è magnifico. Ho solo un po&#8217; di difficoltà nel tenermi fermo sulla sedia a causa degli scossoni provocati dal treno nelle curve, soprattutto nei primi minuti di viaggio. In circa quaranta minuti arriviamo a destinazione e usciamo dal treno senza nessuna difficoltà. Qui cominciano le nostre passeggiate tra i campi di mele.<br />
Visto il successo, nei giorni successivi ripetiamo l&#8217;esperienza e raggiungiamo le stazioni di Rablà e Malles, ultima fermata della ferrovia della Val Venosta che si trova a circa 18 chilometri dal confine con l&#8217;Austria. A Rablà tentiamo una nuova impresa, salire cioè sulla nuova funivia del Texel (Monte Tessa). La strada per raggiungere la stazione a valle è un po&#8217; lunga, ma una volta a destinazione, rimaniamo piacevolmente sorpresi dall&#8217;accessibilità della struttura. Alla biglietteria mi avvisano che a monte non avrei trovato strade asfaltate, ma sentieri piuttosto inaccessibili e che all&#8217;uscita dalla stazione mi avrebbe accolto una discesa ghiaiosa molto ripida. Decidiamo ugualmente di prendere la funivia, magari solo per goderci il panorama, per poi fare ritorno alla prossima corsa disponibile.</p>
<div id="attachment_3441" class="wp-caption alignright" style="width: 213px"><img class="size-full wp-image-3441" title="Rablà - Funivia del Texel" src="http://www.coopchiossone.dreamhosters.com/wp/wp-content/uploads/2009/09/Rablà-Funivia-del-Texel.jpg" alt="Si può salire tranquillamente anche in carrozzina elettrica sulla Funivia del Texel (Monte Tessa), a Rablà" width="203" height="151" /><p class="wp-caption-text">Si può salire tranquillamente anche in carrozzina elettrica sulla Funivia del Texel (Monte Tessa), a Rablà</p></div>
<p>Entriamo. I movimenti della cabina sono impercettibili, ci ritroviamo in soli cinque minuti a 1544 metri di altezza. Grazie anche alla funzione basculante della carrozzina, riesco comunque a percorrere per alcune decine di metri i sentieri e a raggiungere la vecchia funivia. L&#8217;indescrivibile scenario e l&#8217;assenza di rumori mi tranquillizzano. La carrozzina è intatta, ma penso che la prossima tappa dovrà essere meno rischiosa&#8230;<br />
Nei giorni successivi decidiamo di visitare anche i Giardini di Castel Trauttmansdorff a Merano. A dire il vero la parola &#8220;giardini&#8221; ci aveva fatto pensare ad uno spazio decisamente più contenuto rispetto ai 12 ettari di superficie, con 7 chilometri di sentieri e circa 5.800 varietà di piante che ci siamo trovati di fronte. Nonostante il caldo, siamo saliti fino in vetta, dove, al termine della Passeggiata di Sissi, abbiamo potuto ammirare il paesaggio dalla piattaforma panoramica (sospesa nel vuoto).<br />
Tutti i sentieri sono percorribili senza problemi in carrozzina; così come il Touriseum, il museo del turismo presente all&#8217;interno del castello, che è accessibile tramite ascensore. Ma occorrerebbe più di una giornata per visitare per intero (e senza fretta) l&#8217;intera struttura.<br />
Ci sarebbero tantissime altre cose da raccontare su questa meravigliosa vacanza. &#8220;Meravigliosa&#8221;, almeno fino a quando non abbiamo messo piede sull&#8217;Eurostar di Trenitalia per il ritorno dove, tra aria condizionata e servizi igienici guasti, siamo subito tornati nella realtà&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Storie di un bastoncino bianco 2° parte</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 08:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono tornato al lavoro.
Ma al mio ritorno, che sorpresa ragazzi! E proprio il mio amico!.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo scritto da Vincenzo<br />
<a title="link alla prima parte" href="http://www.coopchiossone.dreamhosters.com/wp/2009/07/07/un-bastoncino-bianco-racconta/" target="_self">link di collegamento alla prima parte</a></p>
<p>Ciao a tutti,</p>
<p>Sono tornato al lavoro, mi sono recato nella mia officina,di fiducia, per la messa a punto del mio roller, che mi dava dei problemi.</p>
<p>Ma al mio ritorno, che sorpresa ragazzi! E proprio il mio amico!.</p>
<p>Mi ha fatto la sorpresa, l&#8217;ho visto in compagnia di una bastoncina, spelacchiata e secca, secca, con un codaccio unto e bisunto.</p>
<p>Pensare che mi preoccupavo per quell…quell….</p>
<p>E ma non l&#8217;ha passata liscia, con quatro colpetti ben dati……</p>
<p>La secchetta biondina se la svignata.</p>
<p>Ora tutto è calmo; dobbiamo prepararci, perché oggi, iniziano, le lezioni d’orientamento.  Abbiamo molto da imparare.</p>
<p>Le lezioni, ci spiega la nostra insegnante, sono personalizzate, ma anche con un certo margine in più d’informazioni, ciò al fine di dare più sicurezza, e soddisfare le curiosità.</p>
<p>Prendiamo subito confidenza con le scale, e quando siamo un po’ più sicuri, si va fuori.</p>
<p>Ora, iniziano le vere difficoltà.</p>
<p>I rumori ci distraggono ed è difficile sentire i motori delle macchine, seguendo i consigli dell’istruttrice superiamo il problema.</p>
<p>I semafori e gli attraversamenti pedonali sono un po’ più difficili, e la nostra istruttrice è più severa e precisa, nelle spiegazioni e fa molto bene ad esserlo!, ne va della nostra sicurezza!.</p>
<p>Giriamo per la città, affrontando le varie sfide che incontriamo, guidati dalla voce ferma e sicura della nostra guida.</p>
<p>Ricordando le informazioni acquisite, ora siamo soli io e il mio amico. Con calma e pazienza andiamo in giro per il quartiere che conosciamo; poi anche in altre parti della città.</p>
<p>Forse non ci crederete, malgrado i problemi, ci divertiamo molto.</p>
<p>Troviamo sempre delle persone, che con delicatezza ci porgono il loro aiuto.</p>
<p>Il vero problema però, a nostro avviso, è e rimane la capacita di concentrazione. In altre parole sentire fra i tanti rumori che ci circondano, quelli che per noi ipovedenti rappresentano un pericolo, o nientemeno la sicurezza.</p>
<p>Rimane essenziale sapere sempre dove siamo, perciò è di vitale importanza, acutizzare al massimo l’udito, l’olfatto ed il tatto.</p>
<p>Come gia detto,dobbiamo, concentrarci.</p>
<p>In questo ci possono aiutare molto, gli esercizi yoga. Tutti sanno che il respiro, è la vita; usando le tecniche yoga, si può regolare il respiro e quindi le emozioni. Ascoltando il proprio respiro si ha la consapevolezza del nostro corpo, poco a poco con gli esercizi, la concentrazione aumenterà, fino a farci percepire ciò che ci circonda.</p>
<p>Mi sembra di aver parlato anche troppo, spero di non avervi annoiato, un ciao grande a tutti.</p>
<p>Vostro aff. Il bastoncino bianco</p>
<p>E….Vincenzo  ciao</p>
]]></content:encoded>
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		<title>IN ARRIVO I CORSI …</title>
		<link>http://www.coopchiossone.dreamhosters.com/wp/2009/09/01/in-arrivo-i-corsi-%e2%80%a6/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 09:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Genova e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[ Laboratorio gioco teatro danza per bambini ( dai 6 ai 10 anni)

Corso per sviluppare la consapevolezza corporea attraverso attività ludiche, espressive e motorie. Il corso è importante per la formazione psicomotoria ed educativa del bambino, permettendo anche di sviluppare le proprie capacità artistiche, imparando a relazionarsi con le proprie emozioni e con gli altri. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w :WordDocument> </w><w :View>Normal</w> <w :Zoom>0</w> <w :HyphenationZone>14</w> <w :Compatibility> <w :BreakWrappedTables /> <w :SnapToGridInCell /> <w :WrapTextWithPunct /> <w :UseAsianBreakRules /> </w> <w :BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w> </xml>< ![endif]--> <strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Laboratorio gioco teatro danza per bambini</span></strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"> ( dai 6 ai 10 anni)</span></p>
<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w :WordDocument> </w><w :View>Normal</w> <w :Zoom>0</w> <w :HyphenationZone>14</w> <w :Compatibility> <w :BreakWrappedTables /> <w :SnapToGridInCell /> <w :WrapTextWithPunct /> <w :UseAsianBreakRules /> </w> <w :BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w> </xml>< ![endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Corso per sviluppare la consapevolezza corporea attraverso attività ludiche, espressive e motorie. Il corso è importante per la formazione psicomotoria<span> </span>ed educativa del bambino, permettendo anche di sviluppare le proprie capacità artistiche, imparando a relazionarsi con le proprie emozioni e con gli altri. In particolare: Gioco danza (esercizi di conoscenza corporea…), esercizi di rilassamento per i bambini, elementi di danza terapia, giochi espressivi e di gruppo, laboratorio coreografico, utilizzo di diversi mezzi espressivi per sviluppare la creatività.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Stage teatro-danza </span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Gli stage sono rivolti a giovani danzatori, attori, educatori ma anche a tutti coloro desiderino acquisire maggiore consapevolezza corporea, sviluppare le proprie capacità artistiche e creative e infine utilizzare l’educazione teatrale per scopi educativi e formativi. L’obiettivo principale è quello di utilizzare il training attoriale e la danza per acquisire maggiore consapevolezza di sé,<span> </span>lavorando intensamente sull’espressività e l’intenzionalità del gesto.</span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Sbarra a terra</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Esercizi di stretching, riscaldamento muscolare, postura.<span> </span>Lavoro sul corporeo e il benessere psicofisico. Corso rivolto a tutti non solo a danzatori.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 18pt; line-height: 115%;">PRIMA PROVA GRATUITA! SCONTO DIPENDENTI E FIGLI AMT</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">I CORSI SI SVOLGERANNO PRESSO IL CENTRO COMUNICAZIONE E LINGUAGGIO DEL CORPO</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">“IL MELAGRANO ” Via Della Libertà 10/A<span> </span>(traversa Piazza Paolo da Novi &#8211; C.so Buenos Aires)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">PER INFO: <span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">cellulare: 3468508736 e-mail: enricapapale@yahoo.it</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Enrica Papale – dottoressa in Scienze dell’educazione, operatore pedagogico teatrale, danzatrice. Esperienze in ambito della recitazione, danza terapia<span> </span>e psicomotricità, esperienze di spettacoli di teatro danza e recitazione, ha condotto corsi di danza per bambini e partecipato a progetti di attività artistiche ludico espressive con equipe di psicologi e psicoterapeuti.<span> </span>Attualmente è docente nelle scuole primarie, conduce un corso di laboratorio teatrale per giovani non vedenti ed ipovedenti e continua gli studi di danza e teatro.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">per leggere l&#8217;intervista della Dottoressa Enrica Papale <a title="intervista a Enrica Papale" href="http://www.coopchiossone.dreamhosters.com/wp/2009/07/28/intervista-a-enrica-papale/" target="_self">clicca qui</a></p>
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