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	<title>Liguria Accessibile &#187; Interviste</title>
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	<description>l'altro punto di vista</description>
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		<title>Intervista a Enrica Papale</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 08:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[danzatrice]]></category>
		<category><![CDATA[Dr.ssa Enrica Papale]]></category>
		<category><![CDATA[educatrice]]></category>

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		<description><![CDATA["Perché fai quella faccia ?"

Questa è la domanda che mi fece A., ragazzo speciale con una caratteristica particolare, non vedente. Da quel momento in poi iniziai a riflettere sui diversi modi di vedere la realtà e pensai ad ogni punto di vista.............]]></description>
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<h2><strong><em>&#8220;Perché fai quella faccia ?&#8221;</em></strong></h2>
<p><!--[if gte mso 10]> <mce :style>< !   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} --> <!--[endif]--><em>Questa è la domanda che mi fece A., ragazzo speciale con una caratteristica particolare, non vedente. Da quel momento in poi iniziai a riflettere sui diversi modi di vedere la realtà e pensai ad ogni punto di vista&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Parlaci un po&#8217; di te, come sei arrivata ad essere educatrice professionale e operatore pedagogico teatrale?</strong></p>
<p>Mi chiamo Enrica Papale e ho 29 anni. Nel 2005 mi sono laureata in Scienze dell&#8217; Educazione. Durante gli anni universitari ho fatto molte esperienze con i bambini lavorando per due associazioni culturali dove insegnavo attività motoria  e propedeutica della danza. Ora lavoro come supplente nelle scuole primarie e a volte, anche all&#8217; interno della scuola, sperimento attività di laboratorio teatrale con i  bambini.</p>
<p>Danzo da quando avevo 8 anni, ho iniziato studiando danza classica, in seguito  mi sono avvicinata alla danza moderna e al modern Jazz.</p>
<p>Dopo l&#8217;università ho frequentato un corso biennale per operatore pedagogico teatrale; questa esperienza mi ha fatto comprendere come la danza nasca anche da un piccolo gesto, magari proprio da quelli quotidiani o più spontanei&#8230;e ho compreso anche quanto sia importante l&#8217;intenzionalità che si dà al gesto stesso, così mi sono avvicinata alla danza contemporanea e adesso studio sia danza classica sia danza contemporanea. Dopo il corso biennale è cambiato anche il mio modo di danzare e di concepire la danza. Ho sperimentato un percorso intenso sulla consapevolezza corporea, sulla relazione col sé e l&#8217;altro da sé, sulla fiducia, sulla creatività, sull&#8217;espressività e molto altro; tutto ciò mi ha portato a voler esprimere la fluidità e il &#8220;respiro&#8221; del corpo, riconoscendo l&#8217;importanza della tecnica nello studio della danza anche come mezzo per esprimere le proprie emozioni, prima invece pensavo che la tecnica fosse un limite, proiettando il corpo in schemi.</p>
<p><strong>Cos&#8217; è il modern jazz?</strong></p>
<p>Il modern jazz è uno stile di danza che nasce come un&#8217; esigenza di &#8220;spezzare le linee&#8221;, quelle della danza classica per intenderci. Per farti capire&#8230; ti posso dire come lo vivo o meglio vivevo io&#8230; I movimenti sono molto energici, a me piace molto perché è uno stile dove l&#8217;energia e la grinta devono uscire fuori più che mai.</p>
<p>Mi rendo conto che le mie tensioni muscolari sono notevolmente diminuite, l&#8217;avvicinarmi alla danza contemporanea ha contribuito a ritrovare l&#8217;armonia del movimento; probabilmente però se ricominciassi a studiare jazz il mio approccio con questo stile sarebbe diverso. Ora amo anche di più la danza classica perché trovo la morbidezza, l&#8217; intenzionalità e l&#8217;emozione in ogni gesto, prima pensavo che lo stile classico non desse molto modo di esprimersi&#8230; invece devo ricredermi.</p>
<p><strong>Come mai hai iniziato a lavorare con i ragazzi non vedenti ?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mi è stato proposto di lavorare con i ragazzi non vedenti ed ipovedenti da una associazione di Genova. Ho iniziato così a lavorare con loro facendogli fare attività motoria, più precisamente ho condotto un lavoro sulla consapevolezza corporea. Continuando il corso di studi al teatro dell&#8217; Ortica, ho iniziato a sperimentare con gli utenti quello che imparavo nei seminari e ho notato che &#8220;funzionava&#8221; bene. Dopo questa esperienza, a Gennaio del 2009 ho deciso di iniziare il laboratorio teatrale per ragazzi non vedenti ed ipovedenti. La metodologia si avvale degli strumenti teatrali per formare, curare e sviluppare la creatività di ciascuno. Solitamente inizio con un rilassamento profondo per arrivare ad una lenta presa di coscienza del sé e dello spazio circostante. Utilizzo oggetti mediatori ( palloncini, palline morbide&#8230;) per l&#8217;esplorazione del sé e dell&#8217;altro da sé; dal piccolo movimento inizia così il percorso di consapevolezza corporea fino ad arrivare ad un progressivo contatto con l&#8217;altro da sé e col gruppo. I temi principali sono: lo sviluppo della creatività, la conoscenza dello spazio, il lavoro sulla fiducia, sulla relazione ecc.. Il momento di esplorazione creativa con l&#8217;oggetto mediatore&#8230;diventa già teatro. Ogni incontro si conclude disponendosi in cerchio dove ci si confronta liberamente sulle proprie emozioni e sensazioni provate nel corso delle attività. Ogni incontro è monitorato e preparato ma si lascia, ovviamente, spazio a &#8220;come si sente&#8221; il gruppo in quella precisa giornata, quindi nel corso delle attività possono avvenire cambiamenti richiesti, direttamente o no, dal gruppo. Ti posso fare degli esempi per farti capire i risultati del lavoro: i ragazzi si sono resi conto di eseguire delle coreografie, hanno imparato a correre con maggior sicurezza&#8230;</p>
<p>Sinceramente i miei utenti non li vedo più &#8220;non vedenti&#8221;&#8230; devo pensarci&#8230;</p>
<p>e mi sento vista! Sembra assurdo ma è così&#8230;come quando ti senti dire &#8220;Perché fai quella faccia?&#8221;.</p>
<p>Da bambina avevo paura della disabilità&#8230;si ha paura di quel che non si conosce tutto qui.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quali sono i problemi che incontri maggiormente e soprattutto come fai a risolverli ?</strong></p>
<p>Con il tempo e la pazienza.</p>
<p>Devo stare molto attenta a quello che dico quando spiego gli esercizi affinché si capisca bene la mia consegna, questo mi aiuta a riflettere di più sul movimento. Se spiego esattamente quel che devono fare, rifletto costantemente anche io sulla qualità del movimento. Ho scoperto anche un altro modo per spiegargli al meglio come muoversi. Ad esempio gli faccio sentire i movimenti del mio corpo, spesso muovendomi unita a loro. il contatto è fondamentale.</p>
<p>Occorre stare attenti a come ci si pone agli utenti e al tipo di contatto. Bisogna cercar di essere delicati, rassicuranti ma anche decisi.</p>
<p>L&#8217;organizzazione non è sempre semplice, infatti non sono solo i partecipanti che vengono al laboratorio ma anche gli accompagnatori che, anche se contenti per il ragazzo/a, non possono avere il loro stesso entusiasmo in quanto non partecipano alle attività, inoltre, mettere d&#8217;accordo tutti non è facile. Teniamo presente che vengono accompagnate persone non vedenti ma adulte&#8230; l&#8217;età va dai 16 ai 34 anni.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti futuri? </strong></p>
<p>Ho un po&#8217; di progetti: innanzitutto continuare e sviluppare il laboratorio per i ragazzi non vedenti ed ipovedenti anche con alcune &#8220;novità&#8221; e ho intenzione di aprire corsi di sbarra a terra e di laboratorio teatrale per bambini&#8230;anzi per chi fosse interessato&#8230;li svolgerò dove svolgo anche il laboratorio con i non vedenti, presso &#8220;Il Melagrano &#8211; Centro comunicazione e linguaggio del corpo-&#8221; in Via della Libertà 10/A Genova, è la strada parallela a Piazza Paolo da Novi&#8230;è semplice arrivare!</p>
<p>Continuerò poi l&#8217; aggiornamento partecipando a seminari e stage di danza e teatro e continuando a studiare danza quotidianamente; la formazione continua è fondamentale per questo tipo di lavoro.</p>
<p><strong>Ti ringraziamo </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Grazie a voi!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dr.ssa Enrica Papale, educatrice, danzatrice con diverse esperienze di spettacoli di teatro e danza. Docente scuola primaria, attualmente conduce laboratori teatrali per giovani non vedenti ed ipovedenti.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>INFO </strong></p>
<p><strong>Indirizzo e-mail</strong> enricapapale@yahoo.it</p>
<p>Per sapere i corsi in programma <a title="arrivano i corsi" href="http://www.coopchiossone.dreamhosters.com/wp/2009/09/01/in-arrivo-i-corsi-%e2%80%a6/" target="_blank">clicca qui</a></p>
<p>intervista realizzata da Daniela e Lucio</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p></mce></p>
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		<title>Il trionfo della bellezza amputata</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 08:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ausili per disabili e ricerca scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[E´ il sogno che batte la vita», ha detto Aimée. Il sogno può vincere il 
male che ti ha preso e può darti il corpo che ti hanno tolto, e può farti vedere 
tutto quello che noi non riusciamo a vedere. 
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			<content:encoded><![CDATA[<p>LaStampaWeb del 22-07-2009</p>
<p>Il trionfo della bellezza amputata Natalie du Toit e Oscar Pistorius, entrambi sudafricani Natalie, a Pechino con una gamba sola .<br />
Dai campioni dello sport alle modelle, l´handicap non è più una vergogna</p>
<div>ROMA. E´ il sogno che batte la vita», ha detto Aimée. Il sogno può vincere il male che ti ha preso e può darti il corpo che ti hanno tolto, e può farti vedere tutto quello che noi non riusciamo a vedere. Aimée Mullins è così bella con quel suo corpo irreale, così perfetta nell´estensione della sua figura artificiale, che la rivista «People» l´ha messa fra le 50 donne più belle del mondo, anche se il cielo le ha tolto le gambe da quando aveva un anno. E´ diventata quel che è grazie al sogno: «Io ho visto una possibilità dove gli altri vedono una limitazione». Ecco cos´è che fa chiedere al giornalista che incontra Simona Atzori,<a title="Simona Atzori" href="http://www.youtube.com/watch?v=xQlIlmaygi0" target="_self">( <span class="description">LA DANZATRICE E PITTRICE SIMONA ATZORI MUSICA:ANTONIO CERICOLA dal BALLETTO &#8220;MAMMA DICE&#8221; coreografia PAOLO LONDI )</span></a>- la danzatrice a cui la natura ha sfumato il corpo all´altezza delle ascelle, lasciandola così, come un automa, senza braccia -, se l´handicap, invece, esista solo nei suoi occhi, perché anche se si vede forse non c´è, forse è sconfitto, cancellato: per questo, il ballerino più grande di tutti, Roberto Bolle, l´ha voluta in tournée con lui e dice che «è la più brava».</div>
<p>E la ragazza del Sudafrica Natalie Du Toit corre senza una gamba contro le altre nuotatrici dal corpo perfetto, e le ha già battute, ha già vinto delle medaglie d´oro. Perché magari è proprio il concetto della perfezione che dobbiamo cambiare, come dice Aimée Mullins, questa stupenda modella, musa dello stilista Alexander McQueen, con il suo fisico statuario e le sue arti di plutonio, queste gambe finte, che forse sono più vere delle nostre: «il fatto è che l´uomo può farsi architetto della propria identità, disegnando un corpo che prenda il posto degli adattamenti graduali, tipici della natura». Ecco cos´è un sogno: la differenza della vita.</p>
<p>Solo così possiamo capire Hugh Herr, un ragazzino rimasto senza gambe, che s´è preso la laurea in medicina, un´altra in ingegneria al Mit di Boston, e poi il dottorato di biofisica ad Harvard, prima di inventare le gambe artificiali che fanno correre Oscar Pistorius, e che a chi gli chiede se per un miracolo rivorrebbe indietro le sue, risponde tutte le volte di no, senza pensarci un attimo, senza nemmeno rimpiangerci sopra qualcosa: «Sono meglio le mie protesi.</p>
<p>La gente pensa che il corpo umano sia perfetto così com´è, non migliorabile. E´ questo il suo errore». E´ che non sogni, se non hai un motivo per farlo. Aimée Mullins dice che «è il potere del sogno che cambia il mondo».</p>
<p>Centocinquant´anni fa, Darwin scrisse che «a sopravvivere non è la specie più forte, né la più intelligente. Ma è quella che meglio si adatta ai cambiamenti». Eppure, forse, stiamo andando oltre la visione darwiniana dell´evoluzione umana, come se potessimo farci davvero architetti della nostra identità, proprio come dice Mullins. E allora qual è la perfezione? Se uno scorre la voce «disabile» sul dizionario Webster dei sinonimi, legge: «storpio, impotente, incapace, rovinato, impedito, menomato, sciancato, zoppo, mutilato&#8230;». Ma è davvero questa la realtà di un handicap, o non piuttosto quella del velocista Lance Amstrong che batte il tumore perdendo un testicolo, e dopo si mette a vincere, sempre pedalando su una bicicletta, 7 tour de France di fila, prima di tornare a correre ancora adesso, a 38 anni? O non quella della non vedente Annalisa Minetti che diventa Miss Italia, partecipa al Festival di Sanremo, si sposa, fa un figlio e poi critica Gerry Longo, un altro non vedente che ha partecipato al Grande Fratello: «Non mi riconosco in lui, perché non condivido questa ossessione di voler sembrare normale a tutti i costi»? . Il fatto è che nel sogno non esiste mai la normalità. Una ragazza come Heater Mills, uscita da una infanzia miserrima, sbattuta fuori di casa a 13 anni da una madre col passato equivoco e un presente terribile, finita in ospedale senza una gamba dopo un incidente stradale proprio mentre cominciava a muovere i primi passi nel mondo della moda, che cosa poteva fare se non sognare disperatamente e inutilmente di diventare una cenerentola a cui restituire tutte le sue sfortune, l´amore, l´infanzia, i soldi, la vita, persino le scarpette di piedi normali, come quelli che abbiamo tutti noi?. Eppure Heater Mills è diventata davvero una splendida modella e poi la seconda moglie di Paul McCartney, prima di separarsi da lui con un divorzio ultramilionario.</p>
<p>C´è nella sconfitta dell´handicap un segreto che non sempre riusciamo a cogliere, o a capire. Dice ancora Aimée Mullins che quelli come loro «imparano a sentirsi a proprio agio nel disagio». Solo che non basta a spiegare l´orgoglio e la forza che si nascondono dietro anche i disabili che non sono famosi, che non hanno avuto le copertine patinate o qualche gara da vincere. Il grande pianista jazz Michel Petrucciani era nato con una malattia rara che rendeva le sue ossa fragili come foglie secche. Era alto più o meno un metro, e spesso per suonare doveva fisicamente spostarsi da una parte all´altra del piano. Poteva far ridere. Invece, è diventato un grande compositore, ha avuto tante storie d´amore con belle donne, ha girato il mondo e ha fatto due figli, uno dei due con la sua stessa malattia, come se non fosse più un incubo da sfuggire o da evitare.</p>
<p>Eppure, alla fine, il sogno non è quello di rendere normale l´handicap, ma straordinario il suo superamento. Hugh Herr ha detto una volta che non bisogna «credere nella perfezione come unico valore per una vita piena di senso». Perché è questo che il sogno è già riuscito a cambiare: l´idea di quella perfezione.</p>
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		</item>
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		<title>La mia guida arrivata dagli Usa</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 09:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Therapy e cani guida]]></category>

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		<description><![CDATA[Carmina Martire è una psicologa 
calabrese di 49 anni, vive a Roma con il marito Alessio e lavora in banca. Ha 
perso la vista a 30 anni per una malattia degenerativa, la retinite pigmentosa. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Repubblica &#8211; Salute del 16-07-2009</p>
<p>&#8220;La mia guida Darien arrivata dagli States&#8221;</p>
<p>ROMA. A vederli insieme, Carmina e Darien, così affiatati, sembra che stiano insieme da anni. E invece sono &#8220;compagni&#8221; da un mese soltanto, da quando lei ha preso un aereo, da sola, ed è andata negli Stati Uniti dove la aspettava il suo bel labrador nero, professione cane guida. Carmina Martire è una psicologa calabrese di 49 anni, vive a Roma con il marito Alessio e lavora in banca. Ha perso la vista a 30 anni per una malattia degenerativa, la retinite pigmentosa.</p>
<p>&#8220;È stato un processo graduale che mi ha permesso di accettare l&#8217;idea&#8221;, racconta seduta sull&#8217;erba di un prato mentre Darien gioca con dei bambini, &#8220;e di cominciare a lavorare per ottenere una maggiore autonomia. L&#8217;anno scorso ho deciso di cercare un cane guida in Italia, scontrandomi con la prima difficoltà: un&#8217;attesa di un paio d&#8217;anni e una burocrazia scoraggiante&#8221;. E allora Carmina si mette alla ricerca di una soluzione alternativa. La risposta arriva dal web, da un sito americano, www.guiding eyes.org, una scuola non profit per cani guida, finanziata da donazioni private, che addestra cuccioli e li assegna a non vedenti. Tra questi c&#8217;è anche una italiana, Carmina la contatta e decide così di candidarsi. Spedisce una mail e la manager della scuola le risponde subito chiedendole la documentazione del suo caso. La commissione approva la richiesta e così Carmina, che intanto studia inglese intensivamente, parte per New York, da sola, tutte le spese a carico della scuola. Dopo un mese di training e una &#8220;prova&#8221; da sola con Darien per le strade di New York, i due tornano a casa, a Roma.</p>
<p>E qui cominciano le difficoltà. &#8220;C&#8217;è poco rispetto&#8221;, spiega, &#8220;le strisce pedonali e gli attraversamenti ai semafori sono quasi sempre occupati dalle macchine e il cane all&#8217;inizio non sapeva che cosa fare perché non era abituato a trovare i varchi occupati. Inoltre i nostri marciapiedi sono sporchi, e i cani si fanno distrarre dagli odori, e molti passanti accarezzano Darien mentre fa da gui da, facendogli perdere la concentrazione, cosa che negli Usa non farebbe nessuno. Da noi c&#8217;è ancora scarsa sensibilità, anche da parte dei vigili, che dovrebbero multare chi occupa i varchi. E ovviamente degli automobilisti che non pensano mai a quante persone rendono la vita difficile con un parcheggio scorretto&#8230;&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Cecilia Camellini</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 08:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista alla campionessa olimpica non vedente, vincitrice di due titoli alle 
Paralimpiadi di Pechino, tra i protagonisti dei prossimi assoluti di nuoto a 
Reggio Emilia. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w :WordDocument> </w><w :View>Normal</w> <w :Zoom>0</w> <w :HyphenationZone>14</w> <w :Compatibility> <w :BreakWrappedTables /> <w :SnapToGridInCell /> <w :WrapTextWithPunct /> <w :UseAsianBreakRules /> </w> <w :BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w> </xml>< ![endif]--></p>
<p class="MsoPlainText">Redattore Sociale del 08-07-2009</p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;"> </span>Medaglia d&#8217;argento a 17 anni: la storia di Cecilia Camellini</p>
<p class="MsoPlainText">Intervista alla campionessa olimpica non vedente, vincitrice di due titoli alle <span> </span>Paralimpiadi di Pechino, tra i protagonisti dei prossimi assoluti di nuoto a <span> </span>Reggio Emilia. &#8221;Il mio segreto? Coraggio e un pò&#8221; d´incoscienza&#8221;.</p>
<p class="MsoPlainText">REGGIO EMILIA &#8211; Una passione precoce per il nuoto, nata per gioco a soli tre anni, per imitare il fratello maggiore. Poi il passaggio alla vasca grande, a sei anni, e un talento che cresce. Fino all´adolescenza, quando un allenatore importante la nota, le chiede di aumentare l´impegno agonistico. Allenamento tutti i giorni, se vuole diventare una campionessa, andare alle Paralimpiadi. E Cecilia Camellini, classe 1992, non vedente, originaria di Formigine, un paese in provincia di Modena, accetta. &#8220;Con un pizzico di incoscienza e di coraggio&#8221;, dice col senno di poi. Quello stesso coraggio che l’ ha portata l’ anno scorso a fare da portabandiera azzurra e a vincere due medaglie d’argento ai giochi paralimpici di Pechino, nei 50 e 100 metri stile libero. &#8220;Mi sono resa conto di aver vinto solo un mese dopo &#8211; confessa &#8211; era come se stessi vivendo la vita di un’altra. Sentire l’Inno italiano dopo quello cinese, e tutta quella folla che mi acclamava, è stata un´emoz ione fortissima che non dimenticherò mai. Le prime notti dopo la premiazione, mi svegliavo continuamente a controllare che la medaglia fosse ancora lì, sul comodino!&#8221;.<br />
Lo scorso ottobre, l’incontro con il presidente della Repubblica Napolitano, durante la cerimonia di premiazione degli atleti paralimpici. &#8220;Eravamo tutti in fila in attesa di incontrarlo &#8211; racconta &#8211; e sentivo con il cuore in gola quello che diceva il presidente agli atleti prima e dopo di me. Quando mi ha fatto i complimenti e stretto la mano, ho provato una grande soddisfazione personale&#8221;. Sfogliando il palmares di Cecilia c’è da rimanere esterrefatti per la ricchezza e importanza dei riconoscimenti. Record europeo nei 100 metri stile libero a Pechino; record italiani nei 100 metri dorso e 100, 200 e 400 stile libero; medaglie mondiali nel 2007 sempre in dorso e stile libero. Una carriera fulminante, che non ha nulla da invidiare a quella di molti nuotatori famosi.<br />
Ma Cecilia non è tipo da vantarsene. &#8220;A scuola non parlo mai dei miei successi &#8211; dice &#8211; anche se i miei compagni si stupiscono perché riesco ogni giorno a conciliare studio e attività sportiva professionistica, con molta fatica per la verità&#8221;. Già, perché l´ultimo anno &#8211; prima liceo classico &#8211; è stato particolarmente difficile per Cecilia. &#8220;Ero sommersa di compiti &#8211; continua &#8211; e prima di studiare dovevo andare all’allenamento, dalle 14 alle 16, fino a Reggio Emilia&#8221;. Cecilia parteciperà anche ai campionati italiani assoluti di nuoto per disabili, che si svolgono dal 10 al 12 luglio proprio a Reggio Emilia. Nel suo futuro prossimo ci sono gli Europei in Islanda e i Mondiali del 2010. Oltre alle Paralimpiadi di Londra, naturalmente. &#8220;Ma prima &#8211; sottolinea &#8211; devo fare i tempi giusti ai campionati che stanno per cominciare. A Reggio Emilia sono di casa e spero mi porti bene&#8221;. (gm)
</p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Il campione cieco che vola sull&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 08:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sa nuotare ma è campione di sci d'acqua. E' non 
vedente ma punta a volare ad almeno 20 metri d'altezza. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il campione cieco che vola sull&#8217;acqua «Così ho già vinto la gara della vita»</p>
<p>SAN GIULIANO MILANESE &#8211; Non sa nuotare ma è campione di sci d&#8217;acqua. E&#8217; non vedente ma punta a volare ad almeno 20 metri d&#8217;altezza.<br />
Ha collezionato un numero infinito di titoli italiani, europei, mondiali di sci nautico ma ogni giorno vince la sua gara più importante, quella contro la vita e la malasorte.<br />
Si chiama Tommaso Di Pilato, ha 44 anni e origini pugliesi. Vive a San Giuliano Milanese. Come ha perduto la vista? «A sei anni ho sbattuto contro un muro. Un occhio se n&#8217;è andato. L&#8217;avrei perduto comunque anche senza l&#8217;incidente. La patologia che ha attaccato l&#8217;altro occhio era una retinite pigmentosa, una malattia degenerativa. Avevo 18 a nni». Rassegnato? «Anni fa sono andato a Lourdes.Non ho avuto il miracolo, però ho trovato Teresa, la mia compagna».<br />
Quando ha iniziato a fare sport? «Nel 1980 con un gruppo di Milano. Atletica, salto in lungo, disco, giavellotto. Facevo anche sci e tandem. Nel &#8216;91 ho saputo di una iniziativa di Roby Zucchi sul lago di Mergozzo. Avevo sciato fino a quando non sono andato a schiantarmi contro un &#8220;gatto delle nevi&#8221; al Passo del Lupo, nel Modenese». Cosa le ha dato lo sport? «Ho incominciato mettendo un piede dopo l&#8217;altro e sono andato avanti. Lo sport ti aiuta organizzarti, a gestirti. A me ha dato autonomia. Uscivo con una guida, poi ho imparato a girare da solo, con il bastone». Perché ha scelto lo sci d&#8217;acqua? «Mi intrigava iltrampolino. La prima volta ho saltato un metro e 80 centimetri. Era il &#8216;92. Mi sono detto: &#8220;Dai, Tommy, questo è per noi&#8221;». Cosa serve per essere campioni veri? «Un po&#8217; di pazzia ci vuole. Ma se dicessi che non ho paura direi una bugia». Cosa ra ppresenta lo sport, oggi, per Tommy Di Pilato? «Mi dà tantissimo. Quello che non mi danno la società e il mondo del lavoro. In acqua siamo io e l&#8217;attrezzo.<br />
E&#8217; una sfida continua con me stesso. Non lo faccio per gli altri. Lo faccio per me». Una rivincita? «Con me stesso. Quando arrivo a fare certe cose estreme è come un urlo di libertà. Per riuscire a saltare ho dovuto combattere una battaglia. L&#8217;ho vinta. Ho avuto la fortuna di incontrare delle persone eccezionali, a cominciare da Sergio Zanardi, che ci ha lasciato pochi giorni fa. Poi Andrea Alessi che allena la nazionale di sci d&#8217;acqua, e Fabrizio Sonzogni, che è il mio allenatore dai mondiali australiani del 2007.<br />
Fino a quando non mi sono specializzato nel salto ero per tutti una specie di cavia. Quest&#8217;anno ai mondiali in Francia, a Vichy, gareggerò solo nel salto».<br />
Perché? «Fino a un anno fa avevo il record del mondo con 15 metri e 60. Non sono mai stato battuto in un campionato. Ho saputo che un non vedente ha saltato 18 metri. Non so chi sia, so soltanto che non è italiano. Voglio superarlo arrivando a 20 metri». Sponsor? «Il Comune di San Giuliano mi ha regalato gli sci e un negozio di computer la muta». Il lavoro. «Avrei preferito schiantarmi piuttosto che provare certe cose. Dall&#8221;87 lavoro all&#8217;Asl di Melegnano. Sono entrato nell&#8221;87 come centralinista. Ho cambiato mansioni dopo sette anni perché non ci sentivo più da un orecchio. Mi hanno adibito a operatore informatico.<br />
Finalmente ho trovato un direttore generale in gamba che mi ha chiesto cosa volessi. &#8220;Voglio lavorare&#8221;, ho risposto. Ho detto proprio così, quando c&#8217;è gente che farebbe carte false per non lavorare. Mi ha detto che dal giorno dopo avrei avuto tutta l&#8217;attrezzatura. E&#8217; arrivata roba per 20 mila euro. Ma nessuno è venuto a dirmi a cosa serviva, cosa dovevo fare. Non voglio sputare nel piatto dove mangio. Voglio solo cercare di spiegare qual è il meccanismo nel quale viene a trovarsi un disabile nel mondo del lavoro».Le battaglie civili. «Prendiamo la metropolitana di San Donato. Il percorso per non vedenti è una riga zigrinata che dovrei seguire camminando come un deficiente. Sulle scale ci sono gruppi di marocchini a cui nessuno dice che non possono stare lì. Chiamo i vigili urbani, chiamo i carabinieri e mi sento dire che è compito del capostazione farli sloggiare».<br />
E&#8217; sempre così esplicito? «Sono così. Voglio essere me stesso in tutto quello che faccio».Il Giorno del 08-07-2009</p>
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		<title>Asl 3 e Chiossone, alleati per i bambini autistici</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 09:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[La sperimentazione condotta su 15 soggetti 
ha permesso di accertare miglioramenti dopo 
una riabilitazione precoce

GENOVA. Nella cura dell'autismo il tempo è prezioso. E un intervento 
riabilitativo precoce aiuta a ottenere migliori risultati. Parlano chiaro i 
risultati della sperimentazione condotta dalla Asl3 Genovese e da Istituto David 
Chiossone onlus su 15 bambini affetti da autismo, presentati ieri nel corso di 
una giornata di studi .]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Secolo XIX del 10-06-2009</p>
<p>Asl3 e Chiossone, &#8220;alleanza&#8221; per i bimbi autistici il successo</p>
<p>La sperimentazione condotta su 15 soggetti<br />
ha permesso di accertare miglioramenti dopo<br />
una riabilitazione precoce</p>
<p>GENOVA. Nella cura dell&#8217;autismo il tempo è prezioso. E un intervento<br />
riabilitativo precoce aiuta a ottenere migliori risultati. Parlano chiaro i<br />
risultati della sperimentazione condotta dalla Asl3 Genovese e da Istituto David Chiossone onlus su 15 bambini affetti da autismo, presentati ieri nel corso di una giornata di studi .<br />
Secondo la ricerca, oltre il 90% dei bambini con autismo anche grave ottiene<br />
significativi miglioramenti attraverso un intervento riabilitativo precoce,<br />
globale, mirato ed integrato. I 15 bambini, di età compresa tra 0 e 7 anni, sono stati sottoposti alla sperimentazione nel 2007. L&#8217;intervento che li ha visti protagonisti si è articolato attraverso un percorso: dalla valutazione<br />
funzionale si è passati all&#8217;attivazione di interventi riabilitativi diretti<br />
(psicomotricità, logopedia, psicoterapia ad impostazione<br />
cognitivo-comportamentale, e trattamenti coadiuvanti quali pet therapy e<br />
arteterapia) e di interventi indiretti. In questa fase sono intervenuti anche i<br />
genitori dei piccoli e i loro insegnanti.<br />
Nei casi esaminati, emerge un miglioramento più rapido e significativo nei<br />
bambini che sanno parlare rispetto a quelli che non hanno ancora imparato: se il 62,5 % dei bambini che hanno acquisito la capacità verbale migliora il proprio livello di sviluppo, solo il 50% dei bambini che ancora non sanno parlare passa da una totale assenza di linguaggio ad un codice semplice di comunicazione verbale.<br />
La sperimentazione ha anche il merito di aver visto affiancati un soggetto<br />
pubblico, come una Asl, a un soggetto privato, come l&#8217;Istituto David Chiossone: nell&#8217;ambito di questa operazione &#8211; finanziata dalla Regione Liguria &#8211; sono stati anche realizzati un polo diagnostico (la Asl3 Genovese) e un polo riabilitativo (all&#8217;Istituto Chiossone). Alla giornata di studi hanno partecipato anche docenti e ricercatori dell&#8217;università degli studi di Genova e dell&#8217;istituto Giannina Gaslini, oltre agli insegnanti che hanno partecipato al progetto e agli<br />
esponenti dell&#8217;Associazione nazionale genitori soggetti autistici.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anna, antropologa nonvedente</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 09:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[News dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[News dall'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Anna, antropologa non vedente: "Vi racconto la mia Africa" 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Press-IN anno I / n. 1274</p>
<p>Repubblica.it del 03-06-2009</p>
<p>Anna, antropologa non vedente: &#8220;Vi racconto la mia Africa&#8221;</p>
<p>PARMA &#8211; &#8220;Non credo che essere cieca abbia condizionato la mia esperienza in<br />
Africa. Percepire la realtà senza vederla è la mia normalità&#8221;. Anna Vittoria<br />
Sarli, giovane antropologa parmigiana, sorride dietro i suoi grandi occhiali<br />
scuri. Dal candido colorito della sua pelle non si direbbe che abbia appena<br />
trascorso una settimana in un villaggio sperduto nella savana. Forse per questo<br />
indossa un abito estivo dai motivi inequivocabilmente africani. &#8220;Certo -<br />
aggiunge &#8211; se una mia cara amica non mi avesse accompagnato avrei avuto più<br />
difficoltà, perché mi sarebbero mancati i punti di riferimento a cui sono<br />
abituata. Ma credo che la mia disabilità suscitasse ammirazione negli africani&#8221;.<br />
E non solo in loro.</p>
<p>E&#8217; facile rimanere colpiti dall&#8217;idea che una 26enne non vedente abbia potuto<br />
affrontare con tranquillità un viaggio impegnativo per chiunque. A migliaia di<br />
chilometri di distanza, sotto il caldo torrido, tra i villaggi della savana,<br />
dormendo per settimane nelle capanne d&#8217;argilla, sulla sabbia, senza acqua<br />
corrente, protetta da una zanzariera che scongiuri la malaria. Anna, però, non<br />
sembra scomporsi. &#8220;So di passare meno inosservata &#8211; spiega &#8211; ma mi infastidisce<br />
che ci si concentri solo sulla mia cecità: non è la sintesi della mia persona. E<br />
spesso crea intorno a me un alone che distorce la realtà&#8221;.</p>
<p>La sua non è fatta di colori, di sguardi. Ma di suoni, rumori, contatto con la<br />
terra. E storie. Quelle che la persona accanto a lei le racconta per descriverle<br />
il mondo che sta attraversando. Così del Senegal ricorda le grida dei ragazzi<br />
che sui car rapide, i bus di Dakar, annunciano ai passeggeri il nome delle<br />
fermate. Le risate rumorose degli abitanti dei villaggi, le prese in giro dei<br />
bambini. E il rapporto con il suolo, con la polvere, che pervade ogni angolo e<br />
sembra entrare sottopelle.<br />
Anna c&#8217;è stata due volte. Prima nel 2007 per una ricerca, durata due mesi, con<br />
cui si è laureata in Antropologia all´università di Modena. Poi questa<br />
primavera, alla fine di aprile, quando è tornata per dieci giorni negli stessi<br />
villaggi, dove suo padre ha avviato un progetto di educazione sanitaria.<br />
Leopoldo Sarli è chirurgo all´ospedale Maggiore, docente alla facoltà di<br />
Medicina di Parma e presidente del corso di laurea infermieristica, ma prima di<br />
tutto si definisce un ricercatore, un curioso. Ed è anche un eccellente<br />
fotografo.<br />
Una figura forse un po´ ingombrante per Anna, che ha preferito farsi<br />
intervistare da sola. &#8220;Non amo lavorare con mio padre. Preferisco essere<br />
indipendente, tanto nella vita quanto nella mia professione. Ma mi faceva<br />
piacere ricambiare in qualche modo l´ospitalità delle comunità senegalesi che mi<br />
avevano accolto mentre preparavo la tesi, perciò ho accettato di collaborare con<br />
lui&#8221;.<br />
Lo stesso Leopoldo ha bisogno di sottolineare questa distanza, quasi un tacito<br />
accordo con una figlia che, diventata adulta, sente la necessità di emanciparsi.<br />
&#8220;Ognuno di noi ha vissuto la sua Africa, separatamente. Lei da antropologa, io<br />
da responsabile del progetto di cooperazione&#8221;. L´idea è nata nel 2007, quando è<br />
andato a trovare Anna mentre faceva ricerca in Africa. &#8220;Io e mia moglie -<br />
racconta &#8211; avevamo sempre avuto interesse per le popolazioni migranti che<br />
arrivavano dal sud del mondo e quella è stata l´occasione per entrare in<br />
contatto con una realtà diversa e affascinante&#8221;.</p>
<p>Un´esperienza così intensa da sentire l´esigenza di stringere un legame più<br />
stretto con la gente del luogo. &#8220;Gli operatori sanitari dei villaggi che avevamo<br />
visitato ci avevano spiegato le loro difficoltà nel gestire da soli comunità di<br />
centinaia di persone. Erano pochi e avevano una preparazione insufficiente&#8221;. E&#8217;<br />
nato così un progetto di cooperazione con l´università di Parma, che offre corsi<br />
di formazione agli infermieri di Dakar.<br />
E qui entra in gioco Anna. &#8220;Avevamo bisogno &#8211; spiega il chirurgo &#8211; di capire se<br />
il modo in cui stavamo operando era quello giusto. Così ho chiesto a mia figlia<br />
di contribuire al progetto con una ricerca antropologica che scoprisse come gli<br />
abitanti percepivano il nostro lavoro&#8221;. E lei non si è tirata indietro: &#8220;Sentivo<br />
di dovermi sdebitare con il villaggio&#8221;.<br />
Così sono tornati in Senegal, un Paese che all&#8217;inizio per loro era circondato da<br />
pregiudizi e ora è diventato un posto familiare, una seconda casa. &#8220;E&#8217; stato<br />
bello ritrovare tutte le amicizie che avevamo lasciato&#8221;, ricorda Leopoldo. &#8220;Se<br />
sto investendo tanto in questo progetto è perché capisco cosa significa perdere<br />
le proprie radici&#8221;. E&#8217; arrivato da Taranto a 17 anni, per studiare medicina e ha<br />
faticato per integrarsi e costruirsi una nuova vita. &#8220;Mia figlia è un&#8217;immigrata<br />
di seconda generazione&#8221;.<br />
Forse per questo ha concentrato il suo dottorato e il suo lavoro all&#8217;Ismu,<br />
l&#8217;istituto di studi sulla multietnicità di Milano, sui migranti. &#8220;La cosa che mi<br />
è mancata di più tornando a Parma &#8211; racconta l&#8217;antropologa &#8211; è stata la vita di<br />
comunità. A volte quando ero lì avevo bisogno di silenzio, ma mi ha fatto<br />
piacere ritrovare quel modo tutto africano di scherzare rumorosamente, parlare a<br />
voce alta, divertirsi in modo sguaiato. Fa parte di una dimensione relazionale<br />
molto forte e intensa che qua non esiste&#8221;. Ma non per questo Anna ha sofferto di<br />
mal d&#8217;Africa. &#8220;Non c&#8217;è motivo di provare nostalgia: ho l&#8217;Africa anche qua e so<br />
che ci tornerò&#8221;.</p>
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		<title>Intervista alla candidata sindaco nonvedente</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[News dall'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Affrontiamo ora un argomento ineludibile: cosa risponde a chi manifesta la sua 
perplessità sul fatto che un non vedente possa svolgere un delicato incarico 
quale quello di sindaco? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Press-IN anno I / n. 1059</p>
<p>TargatoCN del 14-05-2009</p>
<p>Sant&#8217; Albano: intervista alla candidata Donatella Operti</p>
<p>Con la presentazione dei candidati della lista &#8216;Sant´Albano Insieme&#8217; si è<br />
ufficialmente aperta la campagna elettorale per le comunali 2009. Di seguito 6<br />
domande alla candidata sindaco Donatella Operti.</p>
<p>Qual è stato il suo percorso formativo?<br />
Ho studiato Scienze Politiche: il percorso è stato lungo perché nel frattempo mi<br />
sono sposata, ho avuto due figli, ho insegnato ai corsi per gli insegnanti di<br />
sostegno, ma alla fine ci sono riuscita. Ho scelto l´indirizzo Relazioni<br />
Internazionali e mi sono laureata con 104/110, discutendo una tesi dal titolo<br />
&#8216;L´Europa delle Città&#8217;. E´ un lavoro in cui affronto tutti gli aspetti della<br />
vita nelle realtà urbane da quando sono nate fino all´età moderna: se a qualcuno<br />
interessasse l´argomento&#8230;&#8230;</p>
<p>Una bella soddisfazione&#8230;<br />
Sì, ma poi mi è venuta l´idea di iscrivermi all´ISSR di Fossano per conseguire<br />
il Magistero in Scienze Religiose. Ho completato la frequenza ai 4 anni di corso<br />
e mi mancano ancora 5 esami per finire poi con la tesi. Da qualche anno faccio<br />
la catechista per i ragazzi delle scuole medie.</p>
<p>Affrontiamo ora un argomento ineludibile: cosa risponde a chi manifesta la sua<br />
perplessità sul fatto che un non vedente possa svolgere un delicato incarico<br />
quale quello di sindaco?<br />
Guardi, all´età di 12 anni, sono stata la prima non vedente in provincia ad<br />
essere integrata nella scuola tradizionale senza insegnanti di sostegno; per<br />
poter consegnare i lavori scolastici quali le verifiche o i compiti in modo<br />
autonomo ho seguito un corso di dattilografia, durante il quale ho imparato a<br />
scrivere come le segretarie, ovvero con una certa velocità e con tutte le dita:<br />
tale abilità mi permette, oggigiorno, di utilizzare strumenti informatici che mi<br />
sono di notevole aiuto. Lo sviluppo tecnologico attuale mi permette di avere a<br />
disposizione telefoni cellulari con la sintesi vocale abbinata a tutte le<br />
funzioni, scanner e quant´altro sempre con sintesi vocale per leggere lettere,<br />
documenti, ecc.</p>
<p>E per ciò che riguarda gli aspetti legali legati alla sua funzione?<br />
Io so firmare in modo leggibile e la mia firma ha lo stesso valore delle altre:<br />
lo sa che esistono, ad esempio, avvocati non vedenti che autenticano, oltre alla<br />
loro, anche le firme altrui. E´ chiaro però che essendo responsabile di ciò che<br />
firmo, incaricherò una persona di fiducia, a mia discrezione, che avrà il<br />
compito di confermarmi la natura e il contenuto del documento che mi troverò<br />
davanti. In questo modo la cittadinanza può star sicura che nulla passerà con<br />
superficialità o sarà firmato in automatico</p>
<p>Come convive con questa sua condizione?<br />
Nonostante i miei problemi, sono riuscita a costruirmi una vita interessante: a<br />
parte la famiglia che ho sempre seguito in modo autonomo, ho molti amici e<br />
conoscenti, ho viaggiato parecchio, ho praticato qualche sport che mi piaceva,<br />
tipo nuoto, sci di fondo e discesa &#8230;</p>
<p>Per concludere, quale sarà la cifra caratteristica della sua Amministrazione?<br />
E´ nel nostro simbolo: la stretta di mano e la convinzione che si possono fare<br />
tante cose se si lavora &#8216;insieme&#8217;. Si deve saper ascoltare i bisogni della<br />
gente, le aspettative, i problemi concreti e quotidiani, e solo dopo si possono<br />
prendere decisioni per il bene comune. Noi riteniamo di avere le carte in regola<br />
per fare un buon lavoro, senza interessi particolari, senza ambizioni personali<br />
ma solo per far crescere Sant´Albano, insieme.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Riabilitazione Equestre con l&#8217;Associazione Ariosto</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 17:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Pet Therapy e cani guida]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Ariosto]]></category>

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		<description><![CDATA[La citta di Genova offre  un importante opportunità nel campo della Pet &#8211; Therapy, grazie all&#8217;Associazione Ariosto, che si dedica all&#8217;ariabilitazione di ragazzi con bisogni speciali, trammite la collaborazione di cavalli e asini.
Abbiamo intervistato per voi, quest&#8217; Associazione, per conoscerla meglio e approfondire i molteplici aspetti che la riabilitazione con gli animali può avere.
Per coloro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La citta di Genova offre  un importante opportunità nel campo della Pet &#8211; Therapy, grazie all&#8217;Associazione Ariosto, che si dedica all&#8217;ariabilitazione di ragazzi con bisogni speciali, trammite la collaborazione di cavalli e asini.<br />
Abbiamo intervistato per voi, quest&#8217; Associazione, per conoscerla meglio e approfondire i molteplici aspetti che la riabilitazione con gli animali può avere.</p>
<p><strong>Per coloro che ancora non conoscono bene l&#8217;associazione Ariosto,<br />
spiegateci in cosa consiste la vostra attività.</strong></p>
<p>L&#8217;Associazione Ariosto svolge attività equestri con finalità sportive, ricreative e di<br />
integrazione sociale, in una cornice di riabilitazione, a favore di persone con disabilità<br />
sul piano motorio, cognitivo, sensoriale e relazionale. L&#8217;Associazione promuove lo<br />
studio, la ricerca e la sperimentazione scientifica della Riabilitazione Equestre e<br />
contribuisce a sperimentare modelli di partecipazione ed integrazione di persone con<br />
disabilità e dei loro familiari<br />
L&#8217;Associazione svolge principalmente attività equestre nei seguenti ambiti di<br />
intervento:<br />
- Attività Ludico-Ricreativa: finalizzata alla valorizzazione degli aspetti ludici,<br />
ricreativi e di integrazione sociale che l&#8217;uso del cavallo, il suo accudimento e l&#8217;attività.<br />
equestre in genere possono comportare.<br />
- Attività Riabilitativa: attività svolta in convenzione con strutture sanitarie e/o<br />
riabilitative destinata a soggetti con patologia neuromotoria e psichica per i quali<br />
l&#8217;equipe medica ritiene idonea, sulla base di un consulto e di un programma ben<br />
definito, l&#8217;attività della riabilitazione attraverso l&#8217;uso del cavallo.<br />
- Attività Pre-agonistica: corsi di equitazione per la valorizzazione di attitudini<br />
sportive e spirito competitivo compatibile con le caratteristiche dei soggetti.<br />
- Attività Agonistica: lezioni di gruppo e singole finalizzate alla partecipazione a<br />
gare e concorsi ippici.<br />
- Attività per Scuole: realizzazione di percorsi di conoscenza del cavallo e del suo<br />
ambiente in collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado.<br />
- Progetti specifici finalizzati alla ricerca e alla sperimentazione scientifica della<br />
Riabilitazione Equestre in collaborazione con Enti ed organismi qualificati quali<br />
Università, Aziende Ospedaliere, etc.<br />
Gli interventi sono a favore di<br />
- Soggetti con disturbi relazionali, comportamentali o disturbi della personalità,<br />
- Soggetti con insufficienza mentale di diverso grado,<br />
- Soggetti sordi e sordomuti,<br />
- Soggetti ipovedenti o non vedenti,<br />
- Soggetti con patologie neuromotorie non evolutive,<br />
- Soggetti che presentano &#8220;quadri misti&#8221;, in cui il danno di più sistemi (motorio,<br />
cognitivo, psichico) sia contemporaneamente presente,<br />
- Soggetti non disabili in condizioni di svantaggio sociale o relazionale.<br />
Per ciascun utente viene predisposto un Progetto Educativo Individuale (PEI)<br />
dall&#8217;equipe tecnica dell&#8217;Associazione costituita da professionisti con specializzazioni<br />
differenti e specifica formazione equestre.</p>
<p><strong>Per chi non conosce ancora ippoterapia e l&#8217;onoterapia , che<br />
benefici si può ricevere da questa collaborazione ?</strong></p>
<p>L&#8217;onoterpia e l&#8217;ippoterapia possono essere considerate due forme di aiuto per lo<br />
sviluppo della personalità, delle attività cognitive, della mobilità, delle funzioni degli<br />
arti, del linguaggio e della comunicazione verbale e non, per soggetti disabile e<br />
soggetti in condizioni di svantaggio sociale o relazionale.<br />
Queste due tecniche sono molto utili per rafforzare l&#8217;autostima, attraverso l&#8221;approccio<br />
rassicurante offerto dal cavallo o dall&#8217;asino che consente di superare lo stress continuo<br />
della valutazione e del giudizio degli altri. Il contatto diretto con l&#8217;animale è molto<br />
piacevole e rende questo momento una vera e propria fonte di &#8220;benessere emotivo&#8221;<br />
per chi gli sta vicino.</p>
<p><strong>Come è iniziata la cooperazione con l&#8217;Istituto David Chiossone di<br />
Genova?</strong></p>
<p>La collaborazione con l&#8217;istituto David Chiossone nasce nei primi anni ‘80 dal progetto<br />
&#8220;H Sport&#8221; della Uisp provinciale di Genova, dove l&#8217;associazione Ariosto è tutt&#8217;ora<br />
affiliata e dove si occupa del settore di Equitazione per i ragazzi disabili nella<br />
Provincia.</p>
<p><strong>Parlateci nel dettaglio in cosa consiste il &#8220;progetto carezza&#8221;</strong></p>
<p>Il Progetto Carezza è un progetto portato avanti da ormai 15 anni di collaborazione<br />
con l&#8217;Istituto David Chiassone ONLUS, a favore di circa 8 utenti ciechi e ipovedenti del<br />
Centro di riabilitazione visiva Chiossone, sotto la guida di professionisti con<br />
specializzazioni differenti e specifica formazione equestre:<br />
- Istruttori Tecnici Federali Specializzati nella Riabilitazione Equestre della F.I.S.E.<br />
(Federazione Italina Sport Equestri &#8211; Dipartimento di Riabilitazione Equestre),<br />
- Istruttori di equitazione C.I.P. Comitato Italiano Paraolimpico (ex F.I.S.D.<br />
Federazione Italiana Sport Disabili),<br />
- Istruttori sportivi<br />
L&#8217;ippoterapia per il disabile visivo consiste :<br />
- esperienza dell&#8217;ambiente esterno il Maneggio<br />
- relazione affettiva con il cavallo<br />
- conoscenza dell&#8217;animale attraverso il tatto<br />
- cura di un essere vivente<br />
- controllo e guida del cavallo<br />
- molteplici stimoli propriocettivi<br />
- acquisizione dell&#8217;orientamento nello spazio<br />
- sviluppare l&#8217;autonomia<br />
- Acquisizione e mantenimento delle competenze<br />
Nel settembre 2008 si è aperto anche il Progetto &#8220;Spirit&#8221; per il polo grave del<br />
Chiossone e il Centro la Giostra.</p>
<p><strong>Quali tecniche usate nei non vedenti e ipovedenti nello svolgere<br />
l&#8217;ipoterapia?</strong></p>
<p>Il lavoro a terra viene gestito e seguito in base alle attitudini del soggetto con<br />
naturalezza, grazie anche al tipo di preparazione che gli operatori di Ariosto hanno<br />
seguito: il rispetto dei tempi, dell&#8217; individuo e del cavallo, sono alla base della filosofia<br />
del nostro Centro.<br />
Le lezioni di equitazione intendono sviluppare e affinare la motilità sottile attraverso la<br />
conoscenza delle attrezzature da utilizzare per la cura, la pulizia e la bardatura del<br />
cavallo. Rafforzare il senso dell&#8217;orientamento spaziale attraverso semplici esercizi<br />
equestri.<br />
Affinare le capacità esterocettive e propriocettive attraverso giochi che esercitino<br />
all&#8217;ascolto del proprio corpo e alla gestione dello stesso in percorsi spazio temporali.<br />
Gli obbiettivi fissati vengono raggiunti attraverso un percorso ludico che porta alla<br />
conoscenza prima dell&#8217;ambiente circostante &#8220;Il maneggio&#8221; e successivamente degli<br />
&#8220;strumenti di grooming&#8221; e delle modalità di approccio e di gestione del cavallo: come<br />
ci si prende cura di questo animale, cosa mangia, come si pulisce, come si monta in<br />
sella, cosa sono i finimenti.</p>
<p><strong>L&#8217;Associazione Ariosto inserisce i ragazzi autistici del progetto<br />
&#8220;Biru Biru&#8221;, al fine di svolgere una terapia ludico-esplorativo,<br />
socializzante, quali risultati ha prodotto su questi ragazzi?</strong></p>
<p>Il Progetto Biru Biru nasce nel 1996 per idea dell&#8217;associazione Ariosto in<br />
collaborazione con l&#8217;ANGSA Liguria e ha voluto affrontare nello specifico il tema del<br />
&#8220;tempo libero&#8221; attraverso azioni correlate fra loro atte a migliorare la qualità della vita<br />
delle persone autistiche.<br />
Sono stati osservati 9 soggetti autistici di età compresa tra i 13 e i 35 anni di età che<br />
si sono alternati nelle varie uscite.<br />
Le problematiche alle quali il progetto ha contribuito a rispondere sono, in sintesi:<br />
- l&#8217;emarginazione dei soggetti autistici e delle loro famiglie<br />
- l&#8217;estrema difficoltà di comprensione del fenomeno dell&#8217;autismo e delle disabilità<br />
psichiche e cognitive<br />
I risultati sono stati ottimali confermando le nostre aspettative, ossia quelle che il<br />
soggetto autistico può svolgere qualsiasi attività propostagli rispettando i tempi a lui<br />
necessari. Si è riscontrato anche che i soggetti tra di loro, interagivano, con momenti<br />
di aiuto tra di loro, dimostrandosi estremamente socievoli e intraprendenti.<br />
<strong><br />
Le differenze sostanziali tra l&#8217;approccio del paziente con cavallo o<br />
con l&#8217;asino e con quale dei due animali è più difficile instaurare un<br />
rapporto di fiducia ?</strong></p>
<p>L&#8217;onoterapia è una tecnica che utilizza l&#8217;asino come strumento terapeutico,<br />
l&#8217;ippoterapia usa il cavallo come strumento principale.<br />
L&#8217;asino a differenza del cavallo, può essere particolarmente indicato per la cura dei<br />
disturbi della personalità. Grazie alle sue caratteristiche fisiche ridotte rispetto al<br />
cavallo e di comportamento risulta essere un mezzo più che valido per l‘approccio con<br />
l&#8217;animale e per riconquistare la fiducia in se stessi. Grazie al suo temperamento<br />
mansueto, la taglia ridotta, il carattere paziente e la lentezza dei movimenti, fanno si<br />
che il contatto con il cavallo sia dolce e rilassante, puo capitare infatti che il<br />
relazionarsi con il cavallo dovuto anche alle sue dimensioni, occorra piu tempo per un<br />
giusto intervento&#8230;.</p>
<p><strong>All&#8217;inizio ci può essere diffidenza nel ragazzo verso l&#8217;animale,<br />
come affrontate tale problematica?</strong></p>
<p>Con molta cautela, l&#8217;animale non viene mai avvicinato se non prima di una conoscenza<br />
da parte del ragazzo con il mondo equestre inteso come le attività e con gli animali<br />
che girano attorno al Centro.<br />
Dopo un attento esame dall&#8217;equipe tecnica si inizia guidato dall&#8217;istruttore di<br />
riferimento a prendere conoscenza tattile e visiva con l&#8217;animale cavallo o asino che<br />
sia, e piano piano si inizia a creare un rapporto attraverso la pulizia, o il selvaggio,<br />
questo approccio può variare notevolmente dal soggetto che si va ad interagire<br />
creando una sensazione piacevole e disponibile o un atteggiamento di paura e ansia,<br />
tutti stati d&#8217;animo monitorati e valutati dal professionista che si relazione in base alle<br />
risposte che si vengono a creare.</p>
<p><strong>Il progetto &#8221; Hip Hop&#8221; è proponibile a tutte le Scuole di ogni<br />
ordine e grado, interessate, a portare nel proprio Istituto, ai suoi<br />
alunni diversamente abili, il mondo dell&#8217;equitazione con lezioni<br />
pratiche e teoriche, come si è evoluta negli anni questa attività?</strong></p>
<p>Il &#8220;Progetto Hip Hop&#8221; si è sviluppato negli anni scolastici 2002-2003 e 2003-2004 in<br />
collaborazione con l&#8217;Istituto Professionale Marco Polo, per alcuni dei suoi alunni<br />
diversamente abili, presenti nell&#8217;istituto in quegli anni.<br />
Questa è stata la prima esperienza di Riabilitazione Equestre in una Scuola Statale<br />
Ligure.<br />
Il Progetto si è sviluppato dal mese di marzo al mese di maggio presso la nostra sede<br />
operativa a Bavari nelle ore mattutine (10.00-12.00) sotto la guida dei professionisti<br />
dell&#8217;associazione Ariosto e con l&#8217;aiuto e la supervisone degli insegnanti di sostengo<br />
dell&#8217;Istitut. Il progetto è stato sviluppato in tre fasi:<br />
la prima riguardava la parte teorica con fasi e nozioni di teoria, simulazioni pratiche,<br />
disegni, elaborati scritti, la seconda si svolgeva con l&#8217;aiuto diretto del cavallo, ossia la<br />
cura e la conoscenza del cavallo, la terza era rivolta alla pratica equestre con momenti<br />
di socializzazione ed integrazione con i restanti compagni di classe<br />
E&#8217; senza dubbio un progetto che si può estendere a tutti gi Istituti genovesi di<br />
qualsiasi ordine e grado comprese le scuole elementari che abbiano al loro interno<br />
soggetti disabili e normodotati che vogliono avvicinarsi al mondo equestre.<br />
Naturalmente ogni progetto deve essere analizzato dettagliatamente dal responsabile<br />
che può sviluppare linee guida differenziate in base alle esigenze dell&#8217;istituto.</p>
<p><strong>Come si avvicinano i ragazzi del centro all&#8217;attività agonistica ?</strong></p>
<p>Dopo un attenta selezione, da parte dell&#8217;equipe tecnica Ariosto, che sceglie e valuta i<br />
ragazzi che abbiano raggiunto a cavallo una padronanza e una sicurezza tale da<br />
consentirgli di cimentarsi nel campo sportivo agonistico; l&#8217;atleta viene accompagnato<br />
dagli istruttori di equitazione del Comitato Olimpico Parolimpico (CIP), in<br />
manifestazioni e gare in ambito F.I.S.E. (Federazione italiana Sport equestri) e S.O.I.<br />
(Speciali Olympic italia), nelle varie Regioni di Italia.</p>
<p><strong>l&#8217;Associazione ARIOSTO organizza, parallelamente alle attività<br />
ordinarie, gite soggiorni estivi ed invernali per ragazzi autosufficienti,<br />
parlateci di come pianificate tali eventi?</strong></p>
<p>La pianificazione avviene principalmente sulla base della disponibilità degli istruttori<br />
Ariosto che prestano servizio gratuitamente per questi soggiorni, per consuetudine<br />
due soggiorni settimanali l&#8217;anno e alcuni weekend utili alla valutazione del gruppo e<br />
dei nuovi inserimenti per queste iniziative. Si valutano così i partecipanti che variano<br />
da un minimo di 7 ragazzi a un massimo di 14 ragazzi, tutti autosufficienti, e che<br />
frequentino il nostro centro da ormai 1 anno.<br />
Ogni gita/soggiorno è studiata nei minimi dettagli in modo di garantire ai partecipanti<br />
oltre alla sicurezza il massimo divertimento.</p>
<p>Per contattare l&#8217;associazione vai sul sito:</p>
<p>http://www.assariosto.org/</p>
<p>intervista realizzata a quattro mani da Daniela e Lucio</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Bastone elettronico per nonvedenti</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 10:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ausili per disabili e ricerca scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[News dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentato in anteprima in Italia il nuovo sistema di orientamento in strada per i non vedenti. 
L´iniziativa è sostenuta dai Lions Club che vogliono creare in città il centro nazionale di addestramento e formazione
 VERONA. Si chiama «tom pouce» e rappresenta una svolta nel settore degli ausili 
per le persone cieche e ipovedenti. Grande più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">Presentato in anteprima in Italia il nuovo sistema di orientamento in strada per i non vedenti. </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">L´iniziativa è sostenuta dai Lions Club che vogliono creare in città il centro nazionale di addestramento e formazione</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;"> VERONA. Si chiama «tom pouce» e rappresenta una svolta nel settore degli ausili </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">per le persone cieche e ipovedenti. Grande più o meno come un pacchetto di </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">sigarette, applicato a un bastone per ciechi, diventa una rivelatore di ostacoli </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">e permette a chi lo impugna di evitarli. Il bastone bianco elettronico, come si </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">chiama l´innovativo ausilio, è la traduzione italiana della «canne blanche </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">eletronique», apparecchio nato in Francia da un brevetto elaborato all´istituto </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">nazionale della ricerca, l´equivalente del nostro Cnr. Dotato di navigatore </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">satellitare, come i tom tom per l´auto, ha un dispositivo a raggi infrarossi (ma </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">in futuro sarà un laser) in grado di captare la presenza di ostacoli (e di </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">vuoti) sul percorso dell´utente, che sarà così in grado di regolarsi prima di </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">sbattervi contro il bastone. In questo modo si agevola notevola il procedere per </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">strada o in un luogo chiuso, della persona non vedente.</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">A finanziarne la sperimentazione tra i non vedenti e anche la distribuzione, </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">oltre che la necessaria formazione, sono i Lions Club, prima in Francia e ora a </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">Verona. Ieri, nella sede dell´Associazione nazionale ciechi e ipovedenti, in via </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">Trainotti, alla presenza del governatore Lions del distretto Ta1 108, dottor </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">Gianmarco Sciacchero, e di altri rappresentanti dei Lions Club scaligeri, è </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">stato presentato per la prima volta in Italia il nuovo bastone bianco </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">elettronico, che verrà sperimentato tra le persone cieche residenti a Verona e, </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">in futuro, anche di altre province.</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">«Il nostro obiettivo», spiega il dottor Sciacchero, «è creare a Verona una </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">centro nazionale di riferimento e addestramento per l´utilizzo di questo </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">importante ausilio, in modo da poter allargarne il più possibile l´utilizzo. I </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">Lions Club, già impegnati a fornire cani guida ai ciechi, in futuro manterranno </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">il loro impegno, secondo il loro motto &#8220;we serve&#8221; fornendo a titolo gratuito, il </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">bastone elettronico ai non vedenti».</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">«Un importante passo in avanti sul cammino dell´autonomia dei ciechi», ha </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">ribadito il presidente provinciale dell´Uic, Maurizio Mariotto, sottolineando il </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">fatto che, prima di diffondere questo nuovo ausilio «si sia voluto sentire il </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">parere delle persone non vedenti, per le quali talvolta si fanno grandi progetti </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">ma che poi si rivelano inapplicabili perchè non si sono prima sentite le loro </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Courier New;">vere necessità».</span></p>
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