apr 17 2009

Passo dopo zampa, un progetto Ligure, in compagnia degli animali

Lucio ed io,  stiamo approffondendo l’argomento sulla pet therapy; a Genova , è poco sviluppata, ma abbiamo conosciuto due dottoresse Silvia Olivotto e Michela Caprilli,che portano avanti un ‘interessante progetto ” Passo dopo zampa”;
Qui di seguito vi proponiamo l’intervista interessantissima, che abbiamo fatto a queste due dottoresse esperte nel settore.

  • Per chi ancora non conosce bene la Dottoressa Silvia Olivotto,e la responsabile dell’attività tecnico scientifica cinofila Michela Caprilli, potreste  raccontarci qualcosa di voi e delle vostre molteplici attività?

Sono Silvia Olivotto e mi sono laureata in psicologia con indirizzo dell’Età Evolutiva e dell’Educazione nel 1993 a Padova, esercito la libera professione dal 1995 e nel 1999 ottengo l’abilitazione all’esercizio dell’attività psicoterapeutica ex art.35 L.56/89. I miei diversi interessi mi hanno condotta  a formarmi con un orientamento cognitivo – comportamentale durante la lunga permanenza, come tirocinante prima e volontaria poi, nel reparto di Neuropsichiatria Infantile  dell’Ospedale Giannina Gaslini di Genova, e successivamente a seguire un percorso di terapia personale e di formazione nel campo delle tecniche psicocorporee con divagazioni nella musicoterapia e nelle tecniche di massaggio infantile e del point and position. Queste tecniche le applico nella mia attività di psicoterapeuta.

Sono diventata Tecnico Federale di Equiturismo F.I.S.E. nel 2007 e sempre nello stesso anno mi sono specializzata Tecnico della Riabilitazione Equestre presso il centro Vittorio Di Capua – Ospedale Niguarda di Milano e sono diventata  Esperto in Pet – Therapy attraverso il corso di perfezionamento organizzato dall’ l’Università degli Studi di Genova.

Il giorno 8 giugno 2008 con Olivia, il mio cane,  siamo state certificate coppia Pet Partner S.I.U.A. mentre io ho conseguito l’abilitazione Referee Pet Operator  S.I.U.A., presso la Zeus Academy di Bolzano.

Sono Michela Caprilli, sono un’Educatrice Cinofila  A.P.N.E.C. (Associazione Professionale Nazionale Educatori Cinofili), lavoro esclusivamente con il metodo del rinforzo positivo cercando di creare e rinforzare il rapporto tra proprietario e cane e sono in costante aggiornamento frequentando corsi e stage con i maggiori esponenti della cinofilia internazionale.

Collaboro con due centri cinofili, il centro cinotecnico dell’Abete Bianco a Cassinelle e il centro cinotecnico delle Terre di Asgard a Fresonara.

Pratico attività sportiva a livello agonistico con i miei cani da me preparati e condotti, sono

Tecnico mobility dog settore cinofilia C.O.N.I. – C.S.E.N. (Centro Sportivo Educativo Nazionale).

Ho ottenuto il titolo di Referee pet operator S.I.U.A. dal prof Roberto Marchesini e sono stata certificata coppia pet partner con il mio cane, aiutante insostituibile nella mia attività di per therapy.

Sono operatrice di ludo agility® e ho frequentato corsi di specializzazione sulla Tellington touch.

Esercizio della libera professione  nel campo della soluzione dei problemi comportamentali dei cani, nella formazione delle puppy class, obbedienza di base e avanzata, agility dog.

Ho partecipato a progetti di ludo – agility® con portatori di disagio psico sociale e organizzato  interventi di zooantropolgia didattica presso alcuni centri estivi.

  • Quanto è importante Dottoressa Olivotto, nella  ricerca dell’autonomia, da parte di un disabile, la pet therapy e che benefici può portare questa collaborazione?

Gli effetti assistenziali sono ascrivibili all’effetto dato dal processo di decentramento che consente al paziente di uscire dal proprio stato e di provare nuove condizioni offrendo anche  l’opportunità di trovare nuovi significati alla propria condizione. Ne sortisce un effetto di beneficio,  che si ripercuote sia sullo stato generale della persona sia sull’effetto della terapia in essere, effetto  che può essere valutato attraverso i parametri dell’efficacia e dell’efficienza terapeutica .

  • Ha mai avuto occasione nelle sue attività di collaborare con istituti di riabilitazione, come ad esempio il Chiossone di Genova ?

Personalmente ancora no. La nostra associazione collabora con il Centro Ippico Entella  e  con Mari Marras, istruttore della Federazione Italiana Sport Equestri, Istruttore del Comitato Italiano Paralimpico per l’Equitazione, Tecnico Federale specializzato in Riabilitazione Equestre, Tutor del Master Universitario in Riabilitazione Equestre dell’Università degli Studi di Firenze, Facoltà di medicina e chirurgia, Animatore pony e Istruttore CONI Centri di Avviamento allo Sport, la quale  segue oltre 50 persone affette da disabilità diverse, collabora con scuole elementari e medie e residenze protette, cooperative ecc. Con Mari  abbiamo intenzione di avviare un progetto di monitoraggio degli effetti a lungo termine della Riabilitazione Equestre ma anche della Pet Therapy su un campione di utenti. Non c’è stata alcuna collaborazione specifica con l’Istituto anche se a noi farebbe molto piacere collaborare, mentre è stata seguita una ragazza ipovedente.

  • Quali tecniche usate per i  non vedenti e ipovedenti nello svolgere  l’ipoterapia?

L’uso di segnali sonori per l’orientamento ma poi non esiste una tecnica specifica rivolta esclusivamente a non vedenti o ipovedenti. Ovviamente come per ogni bambino o ragazzo viene avviato un progetto individualizzato che tiene conto del tipo di disabilità e degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ho avuto modo di assistere a sedute di Riabilitazione Equestre  a non vedenti e la bellezza di una persona che si muove nello spazio aiutata dal suo amico quadrupede è tanta. Certamente inizialmente bisogna considerare la necessità di aiutare la persona a familiarizzare con il cavallo e  con il movimento a cavallo ma per esperienza posso dire che poi tutto va da se molto facilmente e la sintonia che si viene a creare tra cavaliere e cavallo crea una unica unità in movimento.

  • Michela Caprilli, in base a quali criteri vengono selezionati i cani adatti a questo tipo di terapia?

Per quanto in questo periodo si stia diffondendo tra gli allevatori di cani di determinate razze ritenute adatte alla pet therapy  la dicitura di “cane da pet therapy”, io sono convinta che non si possa selezionare a priori un cane per questa attività ; certo il cane deve avere un ottimo livello di socializzazione, deve essere docile, versatile e prevedibile, ma ciò che fa la differenza in un intervento di per therapy  è il rapporto e il grado di conoscenza e di affinità che c’è tra conduttore e cane.

  • Le differenze sostanziali tra l’approccio del paziente con il cavallo o con il cane e con quale dei due animali è più difficile instaurare un rapporto di fiducia ?

Con nessuno dei due. La scelta se orientarsi al cane piuttosto che al cavallo dipende da una serie di fattori. Innanzitutto gli obiettivi che si vogliono raggiungere, se ad esempio si punta prevalentemente sulla stimolazione fisica da un punto di vista meccanico è meglio il cavallo, se si vuole lavorare prevalentemente sulla relazione con persone che non possono muoversi dal luogo dove vivono si va col cane. Sono solo degli esempi. Il rapporto di fiducia viene costruito come ogni relazione con la frequentazione e con l’aiuto di chi è predisposto a facilitare la relazione stessa. Cani e cavalli sono animali diversi, con caratteristiche etologiche diverse, basti pensare al fatto che il cane è un predatore e il cavallo una preda e quindi la loro reazione ad esempio alla paura può essere nettamente differente (attacco/fuga). Gli animali che vengono coinvolti nei lavori sono sempre preparati a questo e quindi oltre all’addestramento hanno dimostrato di possedere anche un’indole buona e socievole.

  • All’inizio ci può essere diffidenza nel ragazzo verso l’animale, come affrontate tale problematica?

Si, possono esserci diffidenza e timori che sono da valutare nella loro entità. Un po’ di paura nei confronti del cavallo ad esempio è normale data la stazza dell’animale. Se con il cane possiamo scegliere una razza che incuta meno timore con il cavallo non è possibile ridurne le dimensioni, anche se si lavora prevalentemente con i pony (cavalli più piccoli alti al massimo 148 cm al garrese).

Come per ogni cosa ci vuole la pazienza di attendere i tempi della persona con una leggera “forzatura” solo qualora lo si reputasse necessario in base alle caratteristiche del soggetto.

  • Nell’ambito dell’ipoterapia avete mai pensato di avvicinare i vostri pazienti ad un eventuale attività agonistica?

La Riabilitazione Equestre si suddivide in diversi  livelli: Ippoterapia, Rieducazione Equestre, Presportiva e Sportiva.

L’attività agonistica non è l’obiettivo primario e soprattutto non è l’obiettivo per tutti. Mari Marras comunque ha avuto occasione di seguire dei ragazzi preparandoli all’attività agonistica essendo lei, come già detto, istruttore C.I.P. per l’equitazione.

  • Il 10 ottobre è nato il  progetto Passodopozampa quali obbiettivi vi siete posti?

I nostri sono obiettivi molto ambiziosi che hanno come scopo primario quello di  progettare ed attuare Attività e Terapie Assistite dall’Animale secondo i principi della zooantropologia  applicata, intervenire in ogni situazione di disagio adulto o infantile con interventi preventivi o riabilitativi di tipo socio – assistenziale, educativo, ricreativo, terapeutico, sportivo che prevedono la collaborazione di animali opportunamente preparati Ci proponiamo inoltre di  progettare e attuare attività didattiche, promuovere, anche in collaborazione con altri organismi ed enti istituzionali, scientifici, culturali, di volontariato, attività culturali, conferenze e convegni, corsi di formazione e seminari, dibattiti, corsi addestrativi cinofili, corsi di educazione cinofila, corsi di qualificazione e specializzazione.

  • Il 19 Aprile si svolge la giornata bambino-cane  presso il  centro cinotecnico dell’Abete Bianco a Cassinelle , può raccontarci qualcosa di questo evento ?

L’evento è un evento sportivo avente come scopo quello di implementare la relazione tra bambino e cane. Non ha obiettivi terapeutici ma ludici e didattici ed ha come scopo anche quello di far conoscere la nostra associazione e il pensiero zooantroplogico che sostiene il nostro lavoro. Riteniamo importante inoltre organizzare eventi rivolti a tutti dove sia possibile pensare ad un discorso di integrazione,   dove non esiste disabilità e “normalità”, dove l’unico obiettivo è quello di stare bene insieme giocando con i nostri amici a quattro zampe.

  • Quali novità avete in serbo per il 2009?

Pensiamo di replicare l’evento date le numerose iscrizioni che ci sono pervenute, ma tra gli obiettivi che ci siamo posti per l’anno in corso c’è quello di riuscire ad organizzare un evento che ci consenta di raccogliere fondi per poter  offrire a chi ne dovesse avere bisogno un sostegno attraverso il nostro lavoro di Pet Therapy. Il momento che stiamo attraversando  non è dei migliori e spesso le organizzazioni e le strutture si ritrovano bisognose ma prive di fondi. Ecco allora nascere l’idea della raccolta fondi per una Pet X Tutti.

Vorremmo portare anche a Genova un corso di formazione per conduttori Pet Partner  e per operatori Pet.

link collegamento a Passodopozampa

Silvia Olivotto Telefono:
335  83 57 855

email : psico@silviaolivotto.it

Intervista a quattro mani con Daniela e Lucio


apr 08 2009

Le pagaiate al buio di Luciana Bonaiuti

Tag: Interviste, News dall'Italia, Sportpatrizia @ 10:40 am

BOLOGNA – Risalire la corrente al buio con una pagaia e una piccola canoa. È la

storia di un record. Per la prima volta in Italia, infatti, un’atleta non

vedente, Luciana Bonaiuti, ha partecipato a una gara ufficiale di canoa nella

specialità “slalom” targata Cip (Comitato italiano paralimpico), categoria B1. E

ha vinto. È successo domenica 5 aprile nelle acque del fiume Reno, a

Casalecchio, in provincia di Bologna. La cinquantaduenne bolognese atleta della

PHB Paradiso onlus, che con la sua impresa sportiva ora è neo-campionessa

italiana, ha tagliato il traguardo delle due manches di gara aiutata dalla voce

di Pietro Camporesi, nazionale italiano che la segue da tre anni facendo le da

guida. «Un’emozione enorme. Credo di aver fatto un po’ di confusione, ma sono

soddisfatta del risultato», racconta Luciana Bonaiuti.

Che differenze ci sono rispetto agli allenamenti?

“La gara è tutta un’altra cosa. Il giorno prima della gara io e Pietro siamo

stati in fiume per oltre due ore e avevo sbagliato solo una porta. Durante la

competizione invece ne ho sbagliata qualcuna in più. Ero molto tesa”.

Così ora è la prima in Italia. Crede di aver fatto un’impresa storica?

“No, storica direi di no. Il mio obiettivo era semplicemente far sapere a tutti

i non vedenti che una cosa del genere è possibile. Si può fare. Spero che adesso

ci provino altre persone”.

La gara, sotto la guida di Pietro Camporesi, ha ricordato un po’ lo sci per non

vedenti… “Un po’ sì, anche se la canoa è molto diversa. L’acqua è tutta un’altra cosa

rispetto alla neve. È una superficie estremamente più difficile da controllare”.

E ora quali sono i progetti per il futuro?

“Voglio continuare ad allenarmi. Vorrei migliorare. E se faranno altre gare

adatte a me parteciperò molto volentieri. Sono solo all’inizio di questa

avventura, che si è dimostrata un’esperienza bellissima”. (a cura del Cip

provinciale di Bologna)


feb 12 2009

A tu per tu con Patrizia

Tag: Intervistedaniela @ 12:27 pm

La nostra Cooperativa David Chiossone ha iniziato con il Giornale del Cibo una lunga strada che porterà questo sito all’avanguardia sull’accessibilità nel web.
In occasione del Festival della Scienza tenutosi nell’ottobre 2008 sul tema delle diversità, la redazione del Giornale del Cibo con Patrizio Roversi sono venuti a visitare lo stand dell’Istituto Chiossone , il quale ha fornito, una dimostrazione di come i non vedenti e gli ipovedenti possono rendersi indipendenti in cucina; tra coloro che hanno svolto tale attività vi era Patrizia Lertora dipendete della Cooperativa non ché redattrice di questo blog, meravigliando gli stessi redattori per le sue capacità.
Cosi a Patrizio Roversi è nata l’idea di intervistarla , per far conoscere a tutti le strategie che usa in cucina e quando naviga su internet.
Di seguito vi proponiamo l’intervista di Silvia Salomoni,(redattrice della rivista) a Patrizia Lertora e pubblicata anche sul sito Il Giornale del Cibo (http://www.ilgiornaledelcibo.it/news)

nella foto Patrizia mentre danza

nella foto Patrizia mentre danza

Silvia: Patrizia, ti va di raccontare ai nostri lettori la tua disabilità?
Patrizia: Ciao a tutti! Sono una ragazza ipovedente a causa della retinite pigmentosa che ha colpito i miei occhi all’età di 7 anni. Infatti, a differenza di una persona che ha sempre visto male o niente, io ricordo cosa significa vedere tutto bene e questo devo dire mi aiuta molto, anche se a volte può creare stress rendersi conto che ora non riesco a fare cose che prima facevo tranquillamente. La mia vita è un continuo ricercare le soluzioni migliori per riuscire a cavarmela e devo dire che di cose ne faccio! Il mio modo di vedere è difficile da spiegare, posso dire che ho una vista generale discreta, riesco per lo meno a rendermi conto dell’ambiente che mi circonda, ma appena voglio fissare la vista su un particolare, ecco che non vedo e i miei occhi vanno in tilt!

S: Parliamo del tuo rapporto con la cucina: riesci a cucinare in autonomia o ti serve una mano?
P: Per me cucinare è una delle cose più belle che si possa fare! Per ora riesco a farlo in autonomia e poi si vedrà… Quando cucino e preparo anche una semplice cosa, sono davvero contenta e sto bene. Se poi penso che quello che preparo farà piacere alle persone a me care, sono ancora più felice! Secondo me al giorno d’oggi non si pensa più al valore importantissimo che ha il cucinare, che non è soltanto per soddisfare un bisogno primario, ma deve andare oltre come mezzo di riunire le persone. Si trova sempre la solita scusa del tempo che manca, ma credetemi che se riesco io, lo possono fare tutti anche in pochissimo tempo. Io lo consiglio e sono sicura che mi darete ragione! Non occorre fare dei pranzi fastosi, basta una semplice spaghettata fatta con il cuore per avere ottimi risultati.

S: Quali strategie hai sviluppato per muoverti in cucina con sicurezza?
P: Nella mia cucina io mi muovo con disinvoltura e ho l’impressione di “vederci bene”. Quando mi capita di andare a casa di amici o parenti, studio la cucina in tutte le sue parti ed esploro bene i particolari, prima proprio con le mani in modo da avere poi anche un riscontro visivo. Poi cerco di mettere le cose che uso di più in posizioni strategiche, con ordine, facilmente recuperabili senza dover diventare matta a cercarle! Il rischio è che anche le cucine che mi ospitano assumono i miei usi!

S: Fai molto affidamento sugli altri sensi diversi dalla vista? Quanto è importante per te ad esempio l’olfatto, o l’udito nel cucinare?
P: É noto che quando uno dei nostri sensi non funziona bene, tutti gli altri si affinano e si usano molto di più per superare le difficoltà. Per me in cucina come in qualsiasi altro luogo, l’olfatto e l’udito sono fondamentali e mi affido a loro abbastanza. Ad esempio il mio olfatto mi fa rendere conto anche prima degli altri, se in cucina c’è qualcosa che si è avariato o si è dimenticato in qualche armadio senza porlo in frigo! Con l’olfatto riesco a capire ad esempio quando un cibo è cotto, soprattutto quelli preparati in forno. È molto importante per me anche saper ascoltare i suoni della cucina, ad esempio il rumore delle cose che bollono o friggono in pentola, a seconda della sua intensità, mi aiuta a capire a che punto sta cuocendo quello che preparo. Comunque il senso che indubbiamente si usa di più, è il tatto che per un disabile visivo è la sua vista migliore!

S: Sappiamo che navighi su internet senza problemi, ma dato che le stampe delle ricette non ti sono molto utili come fai, ricordi tutto quanto a memoria?
P: In genere quando qualcuno mi da una ricetta, ho la capacità di mantenerla in memoria per abbastanza! Poi ovviamente per essere sicura nel tempo, la inserisco nel mio archivio di ricette sul computer e così faccio per le ricette che trovo sul vostro sito. Quando decido di cucinare qualcosa di particolare che non ho mai fatto, leggo tutta la ricetta, ingredienti e preparazione e cerco di immaginarla bene nella mia mente, poi mi metto all’opera senza dover continuamente averla sott’occhio.

S: Ci sono operazioni particolarmente difficili a cui devi rinunciare o hai trovato per tutto una soluzione alternativa?
P: Per me è difficile tutto ciò che richiede una “vista fina” come ad esempio fare guarnizioni particolari, pulire pesci, tagliare sottilmente qualsiasi cosa, usare la frittura come metodo di cottura. Per quest’ultimo caso, ho adottato ormai da tempo la soluzione di mettere tutto a cuocere in forno invece che friggere. Oltre ad essere più salutare, è anche meno pericoloso per me. Per tutto il resto lo evito, o mi faccio aiutare da qualcuno che transita in cucina in quel momento!

S: Qual è la ricetta che ti riesce meglio?
P: Io adoro fare il pane, il pane con le noci mi riesce particolarmente bene!

S: Qual è invece quella che ti ha messo più in difficoltà, ma alla fine ti ha dato la soddisfazione di riuscire?
P: Come ho detto prima, io cerco di evitare ricette che richiedono particolari operazioni di “precisione” o cerco di riadattarle alle mie possibilità. Ricordo che tempo fa ho preparato i cannelloni ripieni di verdure al forno con il ragù. È stata una lunga avventura, ma alla fine sono stata ampiamente ricompensata dai complimenti del mio compagno che ha apprezzato la preparazione del suo piatto preferito!

S: Fai da sola anche la spesa?
P: Ecco… Per me questa attività crea molti più problemi del cucinare! Se vado a comprare in negozi che conosco, riesco a cavarmela da sola perché so già in che reparto devo andare per trovare tutto ciò che mi occorre. Da sola non riesco invece ad andare in un negozio per la prima volta, rischio di girare a vuoto senza trovare niente e mi stanco mentalmente in un modo pazzesco, proprio per il mio disturbo visivo che non mi permette di acutizzare la vista e vedere le cose nei particolari. Ci sono poi problemi per quanto riguarda leggere la scadenza dei prodotti; in genere mi fido abbastanza, ma se devo comprare qualcosa di fresco facilmente deteriorabile, me la faccio leggere da qualcuno. A volte mi capita che persone anziane mi chiedano di fare questo io per loro dato che mi vedono più giovane!

S: Di solito si fa molto affidamento al colore dei cibi per capire se sono maturi, freschi, stagionati, eccetera. Riesci a cogliere queste differenze?
P: In effetti anche in questo caso entrano in gioco tutti gli altri sensi, soprattutto l’olfatto per quanto riguarda saper riconoscere la frutta ben matura o allontanarsi velocemente dal banco dei pesci quando invece di un bel profumo di mare, si sente un forte odore poco piacevole! Ho avuto conferma da persone che erano con me in certi momenti, che quello che sentivo io con l’olfatto, corrispondeva esattamente a quello che vedevano loro con gli occhi!

S: Tra le ricette che hai mandato al nostro sito ce ne sono diverse della tradizione ligure: chi ti ha insegnato a cucinare?
P: Sono figlia di una cuoca fantastica! Mia madre è davvero brava in cucina e la cosa incredibile è che a lei non ha insegnato praticamente nessuno perché sua madre era gelosa dei fornelli e non voleva aiuti da nessuno!

S: E tu hai insegnato a cucinare a qualcuno?
P: Devo dire che molte mie amiche mi chiedono consigli perché mi dicono che apprezzano il mio modo semplice di cucinare adatto davvero a tutti e di questo io sono molto felice. Ora sto insegnando alla figlia del mio compagno che ha 13 anni ed è appassionata di cucina ed è anche già molto brava tanto che mi sta insegnando alcune sue ricette. Mi fa poi molto piacere quando mia madre mi dice “Sai che ho fatto come fai tu!

nella foto la Coordinatrice dell'Istituto Laura Lucagrossi, Paoòo Roversi, Martino, e altri collaboratori

nella foto la Coordinatrice dell'Istituto Laura Lucagrossi, Patrizio Roversi e altri collaboratori

S: Il motto dell’Istituto Chiossone è che trovare una soluzione per superare una disabilità offre contemporaneamente delle soluzioni più comode a tutte le persone: c’è qualcosa che vuoi suggerire o consigliare ai nostri lettori alla luce della tua esperienza?
P: L’Istituto Chiossone è un centro a Genova che da sempre si occupa della riabilitazione delle persone con disabilità visiva e tra le varie attività che svolge, c’è proprio anche quella di riabilitazione domestica che insegna a muoversi in casa con destrezza evitando i pericoli e facendo scoprire i trucchi. Io non l’ho mai frequentata per il fatto che provengo da un’esperienza di normovedente, ma non è escluso che prima o poi mi inserisca in un gruppo di questo tipo di riabilitazione. Il consiglio che mi sento di dare è quello di non spaventarsi davanti alle difficoltà e non solo in cucina! Io per esperienza mi sento di dire davvero che a tutto c’è un rimedio o per lo meno, si può trovare un’alternativa per rendere più facile ciò che ci è difficile. La cosa importante è non perdere mai la fiducia in se stessi e mettere il cuore in tutto ciò che si fa. La mia care insegnante di yoga dice sempre “Tutto ciò che facciamo col cuore, non può che riuscire bene!”


gen 22 2009

NokiaN82 provato da Eugenio Saltarel

Abbiamo visto con Paolo Robutti le caratteristiche e le sue impressioni per quanto riguarda il nuovo Nokia N82,vediamo invece come una persona non vedente, provando questa nuova tecnologia  riesce a orientarsi. Ne parliamo con Eugenio Saltarel,  Presidende della Cooperativa David Chiossone, che lo ha provato direttamente :

Presidente, che benefici ha trovato nell’usare il cellulare Nokia N82, nella vita pratica di tutti i giorni?

I benefici sono notevoli: soprattutto per l’autonomia che consente nelle piccole necessità quotidiane: arrivi a casa, trovi una lettera nella cassetta della posta, la apri e subito puoi sapere di cosa si tratta; hai un libro sullla scrivania e non ti ricordi quale sia, subito puoi leggerne il titolo e decidere se lasciarlo lì, metterlo al suo posto o legerlo.

Come e quando lo usa ?

Soprattutto in casa per leggere lettere, titoli di libri, piccole scritte su targhette, scatole eccetera; questo mi consente di non dover ricorrere ad altre persone che non sempre possono essere disponibili e di non dover continuamente pensare alla sistemazione particolare di oggetti che debbo ritrovare, sistemazione particolare che, ovviamente, spesso poi dimentico.

Si potrebbe usare per fare la spesa riesce a leggere secondo lei se la scatola che abbiamo in mano è una passata di pomodoro anziché  una scatola di fagioli?

Penso che  per fare la spesa non sia lo strumento più adatto: prima di aver letto tutti gli alimenti su uno scaffale, trovato quello che mi interessa, probabilmente è passato un po’ di tempo; senza contare che a volte bisogna leggere più di una volta perché, se non si centra bene l’obiettivo che vogliamo leggere, è possibile ottenere una dizione da cui non si deduce niente; con parecchio tempo a disposizione penso che si possa sapere tranquillamente il contenuto di ogni scatola o confezione.

Alle fermate degli autobus trova difficoltà nel leggere i cartelli con gli orari ?

Non ho mai provato, anche perché normalmente quando arrivo alla fermata non mi interessa molto sapere fra quanto arriverà il mezzo che mi interessa, ciò potrebbe essere utile soprattutto la sera, quando gli orari sono molto diradati, ma non mi è ancora capitato di poterlo provare.

Ma a parte la vita pratica, facendo una passeggiata e usando il nuovo cellulare ha trovato un miglioramento nell’orientarsi, ha scoperto cose nuove, che prima non aveva avuto percezzione

Io non sono dell’idea di utilizzare apparechiature elettroniche mentre vado a passeggio; anzitutto perché se vado a passeggio lo faccio per rilassarmi, secondariamente perché sono già impegnato con il bastone e con l’udito a capire cosa mi sta intorno e non posso aggiungere altre fonti di informazione; in fine non credo che questo prodotto sia concepito per la deambulazione.


gen 09 2009

Un opinione sul nuovo Nokia N82 con il software Kurzweil

Paolo Robutti consulente informatico esterno dell’Istituto Chiossone di Genova, ha provato per noi il Nokia N82 con questo particolasre software Kurzweil,e ha scritto una recensione :

Ho provato personalmente il prodotto e ritengo sia un prodotto valido con tutti i limiti che può avere un prodotto acerbo appena entrato sul mercato. Come descritto nella scheda tecnica abbiamo un terminale cellulare di tutto rispetto con una fotocamera incorporata che consente ottime fotografie. Il prodotto potrebbe essere installato anche su altri terminali con l’unico vincolo del sistema operativo Symbian, ma l’abbinamento in bundle (terminale + software) viene venduto con un filtro aggiuntivo che permette di fotografare supporti lucidi o traslucidi. Proprio la presenza di questo filtro aggiuntivo ha necessariamente imposto la presenza di una custodia costruita ad hoc e non adattabile ad altri cellulari e quindi la scelta è quasi obbligata.

Per un non vedente l’utilizzo è semplicissimo e ritengo sia alla portata di tutte le persone, giovani e anziani con bassa scolarità e conoscenza informatica inesistente. È sufficiente individuare al tatto la superficie da leggere, allontanare di qualche centimetro il telefono e premere l’apposito tasto per scattare una fotografia. In una manciata di secondi il terminale effettua una rilevazione del testo impresso nel sensore fotografico, un suo riconoscimento e una lettura con sintesi vocale classica. Il telefono ha un sistema audio stereo di buona qualità e il flusso audio risulta chiaro e perfettamente comprensibile. È possibile leggere con questo sistema piccole scritte contenute su confezioni di qualsiasi forma e materiale (carta, cartone, vetro, alluminio ecc) fino alla lettura di testo su un A4 pieno. Nel caso peggiore (A4) è sufficiente tenere la fotocamera ad una distanza approssimativa di 30cm per un perfetto riconoscimento.

Il telefono essendo dotato di sistema operativo può essere abbinato a talks e quindi i più smaliziati potranno utilizzarlo nel pieno delle sue funzionalità, dall’agenda all’invio degli sms.

Il prodotto non è solo orientato al non vedente, ma anche all’ipovedente: senza arrivare alla lettura completa del testo, infatti è possibile fermarsi alla scansione del testo e in seguito ingrandirlo sull’ampio display.

In definitiva sono convinto che il prodotto si imporrà sul mercato immediatamente e diventerà presto standard come lo è oggi Jaws, con aggiornamenti ufficiali continui e forum di discussione adibiti a scambio di trucchi e consigli.

A mio giudizio il prodotto è indicato a tutte le persone che ritengono necessario poter leggere al volo un’etichetta, una descrizione e voler essere autonomo nella vita di tutti i giorni.

Il prodotto verrà messo in vendita molto probabilmente ad un prezzo che si aggirerà attorno ai 1.600-1.700 euro (telefono compreso da 400€) e ritengo che sia un prezzo alto rispetto al prodotto, ma ormai siamo abituati a prodotti tiflotecnici con un rapporto qualità prezzo sproporzionati.


nov 27 2008

Cultura accessibile Intervista a Elena Moroni

Tag: Arte accessibile, Intervistedaniela @ 10:41 am

Elena Moroni ha collaborato con la Cooperativa David Chiossone di Genova nella realizzazione di riproduzioni  tattili di Lucio Fontana . Il progetto unico nel suo genere vuole sperimentare un nuovo modo di vivere, percepire e toccare l’arte,per aprire le porte di un mondo che altrimenti sarebbe rimasto accessibile solo a una ristretta categoria di persone; con le mappe tattili le guide alla mostra in braille e a caratteri ingranditi, e le riproduzioni delle opere eseguite il più possibile fedelmente, hanno permesso a persone ipovendienti di poter accedere a questa mervigliosa iniziativa; non capita tutti i giorni di avere Lucio Fontana a Genova, e non capita tutti i giorni di poter avere questi vantaggi.
Ho avuto l’occasone di intervistare una delle realizzatrici di questo progetto Elena Moroni, ecco l’intervista

· Due parole su chi è Elena Moroni e cosa fa nella vita:

Sono laureata in Storia dell’Arte Contemporanea ma da molti anni mi occupo di progettazione di software didattico multimediale. Mi sono avvicinata alle problematiche dell’accessibilità attraverso gli aspetti più legati al mondo del Web e sono stata affascinata dall’idea di provare ad estendere il concetto di accessibilità al patrimonio storico artistico, prescindendo dall’accessibilità fisica degli spazi dell’espositivi, per concentrarmi su quella cognitiva delle opere.

· come ha realizzato le opere in miniatura, ha potuto studiare sul posto? a parlato con il Curatore responsabile dell’allestimento e quale difficoltà a trovato ?

In una prima fase di analisi, alla quale partecipa anche il curatore per la scelta delle opere da riprodurre, si progetta complessivamente l’intervento da realizzare: in questa sede vengono concordati i materiali da utilizzare e la modalità con la quale presentare le opere nell’ambito dell’allestimento espositivo. Una volta stabiliti gli elementi di contorno entro i quali operare, si può passare alla realizzazione dei manufatti che sono opera di una bravissima artigiana restauratrice, Paola Mignogna.

Una delle difficoltà incontrate nella fase realizzativa è stata proprio l’impossibilità di vedere le opere originali in anteprima, in tempo utile per la loro riproduzione: quando si tratta di grandi allestimenti le opere arrivano anche da molto lontano. Si possono avere a disposizione riproduzioni fotografiche ad alta definizione e ci si può confrontare con il Curatore. Si conta molto sulla conoscenza personale dell’opera dell’artista, sull’esperienza costruita in anni di visite in molti musei del mondo… L’incontro con le opere originali avviene solo pochi giorni prima dell’inaugurazione dell’esposizione ed è in quel momento che si capisce se si è riusciti nell’intento di riprodurre fedelmente l’originale.

· Quando ha studiato e realizzato una riproduzione di un opera se pur in modellino, cosa ha provato nel pensare che molte persone vedranno Lucio Fontana attraverso di lei?

Sono molto felice di aver progettato questo, seppur molto contenuto, percorso tattile con il quale mi piacerebbe sottolineare l’importanza che questi interventi, anche minimali, possono avere in termini di ricaduta sulla collettività. Accedere alle strutture museali è un diritto di tutti ed è per questo che ritengo molto importante realizzare edifici/strutture fisicamente accessibili ma credo che, una volta entrati all’interno di una sede espositiva, i visitatori debbano essere soprattutto in grado di fruire delle opere esposte. In realtà penso che un buon apparato didattico non debba essere considerato ad esclusivo uso di uno specifico campione di utenti, come in questo caso, di visitatori non vedenti: tutti, grandi e bambini, visitando una mostra hanno la tentazione di toccare le opere esposte. Il tatto può completare l’esperienza di fruizione anche per il grande pubblico.

· Nella mostra , la cosa che mi ha colpito molto è stata la differenza di materiali usati dall’autore, sarebbe stato bello che le opere riprodotte tattilmente avessero dei richiami dei reali materiali usati, per permettere a chi non vede di avere un’idea più diretta e immediata dell’opera stessa, Secondo lei sarebbe possibile un progetto così o è troppo laborioso e complicato?

Un progetto che utilizzi materiali più simili agli originali è certamente preferibile e non necessariamente più complicato da realizzare dal punto di vista tecnico… Alcuni materiali, tuttavia, sono per loro natura fragili e non adatti ad essere esposti alla sollecitazione tattile di molte persone protratta nell’arco di tempo di tutta l’esposizione.

Quando si tratta di arte contemporanea, inoltre, il rischio di creare dei “pezzi” molto simili agli originali esiste e, pertanto, occorre tener conto anche dei vincoli imposti dai proprietari delle opere o delle richieste dei curatori, che possono consentire la riproduzione proprio a condizione che i materiali impiegati siano differenti da quelli usati tradizionalmente dall’artista.

Considerati i vincoli specifici, in questo caso, l’obiettivo che mi sono prefissa è stato quello di creare un legame con l’opera d’arte che ne restituisse fedelmente il concetto, la sua “struttura” spaziale.

· Ci può raccontare qualcosa sulla sua esperienza nella realizzazione di una mostra nel campo dell’accessibilità e la ripeterebbe ? Quale altro artista le piacerebbe rappresentare?

E’ stato molto interessante, in fase di progettazione, provare a vestire i panni del fruitore dei manufatti che dovevamo realizzare. Provare in gruppo ad immaginare le soluzioni realizzative ideali e prevenire, anticipandole, le possibili problematiche provando a rispondere alle esigenze del visitatore e soddisfare le sue aspettative. Non so se siamo riusciti nell’intento ma certamente abbiamo mosso un primo passo, fatto un tentativo che ripeterei molto volentieri.

Si è trattato di un’esperienza che può certamente essere migliorata e arricchita: mi piacerebbe infatti raccogliere le informazioni di coloro che hanno fruito della mostra. Per esempio, le stesse domande che mi ha posto in questa breve intervista mi hanno fatto riflettere ulteriormente su alcuni aspetti.

Se avrò ancora la possibilità di raccontare, riproducendolo, il lavoro di altri artisti sarei interessata ad affrontare problematiche tecnico/stilistiche differenti realizzando un apparato didattico più vario.

· Se avesse potuto in quali altri modi avrebbe rappresentato l’arte di Lucio Fontana per farla comprendere meglio al pubblico dei non vedenti e ipovedenti?

Nel caso specifico di Lucio Fontana mi sarebbe piaciuto riprodurre una più ampia scelta tipologica di opere, ad esempio, includere la serie di sculture “Concetto spaziale. Natura”, riproducibili attraverso modelli in terracotta.

· Un suo parere personale, che sensazioni le ha trasmesso la mostra?

Mi ha emozionata vedere riunite nelle sale del Palazzo Ducale così tante opere che ripercorrono l’intera carriera di Lucio Fontana: si tratta di una mostra spettacolare ed intensa in cui è possibile seguire tutto il percorso creativo dell’artista. Ho potuto apprezzare molte opere che avevo studiato solo attraverso i testi universitari e incontrarne nuovamente alcune già viste presso altre sedi museali. Sono stata particolarmente colpita dagli intensi cromatismi e mi è piaciuta molto la scelta espositiva effettuata dagli allestitori.

Link per vedere le loro realizzazioni presenti alla mostra di Lucio Fontana

( Intervista di Daniela Vignolo a Elena Moroni il 24 novembre 2008)


ott 14 2008

Intervista a Vittorio Podestà Campione Olimpico in Liguria

Tag: Interviste, Sportdaniela @ 10:16 am

Vittorio Podestà,è l’unico atleta ligure e unico handbiker italiano che ha partecipato alla 13/a edizione dei giochi Paraolimpici di Pechino 2008; ma a Vittorio Podestà partecipare non basta e con il tempo di 22’06’’23, si è aggiudicato il secondo posto, medaglia d’argento, alle spalle dello svizzero Heinz Frei e davanti al libanese Maalouf.

Podestà è nato il 3 giugno 1973, laureato in ingegneria civile, vive a Chiavari con sua moglie Barbara .La sua vita è cambiata sei anni fa, il 19 marzo 2002, un incidente stradale gli ha causato una rottura delle vertebre dorsali con conseguente lesione del midollo spinale obbligandolo a muoversi sulla sedia a rotelle.

Poteva finire tutto li con l’ennesimo incidente; ma la sua determinazione e la sua inesauribile voglia di vivere lo hanno portato a superare gli ostacoli che la vita gli ha messo davanti. Grazie a un’ amico, anche lui in carrozzina per un incidente come il suo, scopre lo sport, prima la pallacanestro, poi l’amore incondizionato per l’handbike, molto simile al ciclismo, sua prima passione.

Ma che cos’è l’handbike ?

Mediante delle manovelle al posto dei classici pedali, l’atleta muove uno speciale mezzo meccanico a tre ruote, con l’anteriore dotata di cambio di velocità come le biciclette da corsa, guidando in posizione semisdraiata, seduta o inginocchiata a seconda del tipo di disabilita.( link a un’altra pagina vedi foto )

L ’handbike è entrato solo quest’ anno nelle discipline olimpiche, quattro anni prima ad Atene era solo in fase dimostrativa, ma ha preso presto campo e a Pechino 2008 è stato uno degli sport con più tesserati e con un livello tecnico altissimo.

Vittorio Podestà con la sua handbike ha gareggiato a Pechino nella categoria B, la più competitiva e livellata: è alla sua prima esperienza ai Giochi paralimpici (link a un’altra pagina link foto). Al suo attivo, però, aveva già un grandissimi risultati, grazie anche al contributo dell’INAIL, nel 2006 ha partecipato alla Maratona di New York dove si è piazzato al secondo posto assoluto nella categoria handbike,(link a sito esterno, racconto dalla sua stessa penna, http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Sport/Il_personaggio/info-1702969654.html )

e nell’agosto 2007 diventa campione del mondo di handbike a Bordeaux.( link esterno, foto, http://www.superabile.it/SUPERABILE_MULTIMEDIA/Foto/Il_campione_italiano_di_Handbike_Vittorio_Podesta%27/index.html )

Lei parla di una seconda vita, che cos’è che l’ha aiutata di più nella rinascita ?

Sicuramente è stata determinante la mia istruzione e la convinzione di avere altre risorse interiori che prescindevano dall’uso delle gambe. La maggiore iniezione di fiducia però, me l’ha sicuramente data un amico che mi ha mostrato come si poteva vivere bene anche con un handicap come il mio, che, va riconosciuto, è molto meno grave di quelli, per esempio, che limitano o impediscono l’uso delle mani.

Ha girato diverse posti nel modo, New York, Bordeaux, Pechino, quali differenze ha trovato per un disabile e per un atleta disabile?

Sicuramente l’Italia è molto indietro, sia a livello di mentalità che di accessibilità delle città. New York è molto più fruibile di città molto più piccole della nostra penisola. A Pechino poi era tutto perfetto, ma pur essendo consapevole che era solo un piccola faccia della Cina che ci hanno voluto mostrare, la loro mentalità e l’approccio verso i disabili mi ha stupito in positivo.

Quali sono i luoghi comuni che la infastidiscono di più ?

Mi avvilisco quando dallo sguardo o dalle parole delle persone che incontro, traspare il pensiero che il disabile fa sport “tanto per occupare il tempo”. Glielo vedi scritto nel volto:”vabbè, dai, almeno si distrae un po’…”.

Il pietismo delle troppe persone che nei confronti delle persone disabili pensano: “poverino, meno male che ha reagito bene ad una tragedia simile” è frutto del fatto che c’è ancora l’idea comune che chi ha una disabilità è una persona “spacciata” nei confronti della vita e che anche se reagisce bene e alza la testa lo fa tanto per sopravvivere. Posso assicurare che per me e per la maggior parte delle persone disabili che conosco non è affatto così…

Le nuove tecnologie influenzano la sua vita quotidiana? se si come ?

Al giorno d’oggi l’uso delle nuove tecnologie contribuiscono a rendere più facile la vita delle persone disabili. Io stesso non potrei fare a meno di cellulare, posta elettronica e internet, sia per il lavoro, la pianificazione della mia attività e, naturalmente, lo svago.

Dove si allena con la sua bicicletta, ci sono aree attrezzate dove potersi allenare?

Questo è un altro tasto dolente, soprattutto nella mia zona. Con l’handbike ci si allena su strada, non in pista, e dalle mie parti le uniche strade sono le 3 o 4 valli che partono da Chiavari, notoriamente molto trafficate anche dai mezzi pesanti. Io percorro circa 12-13 mila chilometri all’anno e non avere a disposizione strade più sicure e meglio percorribili è una difficoltà in più da affrontare. Ciò mi obbliga a spostarmi spesso durante l’anno in altre località: d’inverno mi trasferisco per circa un mese in Andalusia e d’estate vado spesso in montagna a Livigno.

A quali istituzioni, enti…un ragazzo disabile deve rivolgersi per avere supporto se vuole intraprendere una attività sportiva?

Il Comitato Paralimpico Italiano ha una sede in ogni regione e ci si può rivolgere a loro per informazioni sulle società presenti nella nostra regione e gli sport praticabili (liguria@comitatoparalimpico.it). Anche la mia società sportiva, Il PGS Don Bosco di Sanpierdarena, ha delle persone che si occupano esclusivamente di sport per disabili e vanno alla ricerca di ragazzi da coinvolgere nelle attività sportive del centro. Si può scrivere una email all’indirizzo: sociale@centripalagym.it.

(intervista di Daniela Vignolo)


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