lug 07 2009

Mettiamo gli occhi a dieta

OCULISTICA / LE MISURE DI PREVENZIONE. Un’alimentazione a base di frutta,

verdura e pesce. Le virtù dello zafferano. E poi lenti giuste per schermare il

sole. E gli accorgimenti per il computer. Dalla scienza nuove strategie per

proteggere la vista Proteggere gli occhi.

Magari con lo zafferano. Ci sta provando Silvia Bisti, ricercatrice dell’Università dell’Aquila in trasferta all’Università di Sydney all’Arc Centre of Excellence in Vision Science. Negli animali di laboratorio la deliziosa spezia è capace di prevenire la degenerazione maculare collegata all’età, e oggi in Australia la scienziata italiana sta organizzando tutto per capire se conserva le stesse proprietà anche sui malati: se ha davvero straordinarie capacità protettive nei confronti dei neuroni che nella retina assorbono la luce, e che la malattia lentamente uccide. Lo studio è di quelli che gli scienziati chiamano ‘groundbreaking’ perché entra dritto dritto nella controversa questione di come si possano prevenire le malattie degli occhi: un intero filone di ricerca che da anni prova a mettere in relazione i singoli componenti dell’alimentazione, così come la dieta nel suo insieme, con le malattie più comuni come la cataratta o la degenerazione maculare.

I risultati però fino a oggi sono stati sempre assai interlocutori.

“Ciò che stiamo scoprendo sugli animali è che lo zafferano è molto più di un

antiossidante: per esempio, sembra coinvolto nella regolazione del metabolismo degli acidi grassi, e questo potrebbe spiegare come mai la membrana del fotorecettore risulti protetta in condizioni di stress”, spiega Bisti: “Abbiamo visto che lo zafferano protegge l’occhio dal danno tipico che si ha in seguito a un’esposizione eccessiva al sole, e rallenta anche l’evoluzione di malattie genetiche che portano a totale cecità come la retinite pigmentosa. Questi effetti dipendono probabilmente dal fatto che la spezia, anche se non può fare nulla sui fotorecettori che muoiono, riesce tuttavia a proteggere quelli che stanno soffrendo, rallentando o impedendo la loro perdita definitiva”.

Lo studio australiano dirà se da queste considerazioni si potranno estrapolare terapie preventive vere e proprie.

Perché di studi non proprio convincenti su questo tema ce ne sono molti.

Come spiega Laura Rossi, biologa nutrizionista dell’Inran che di recente ha partecipato a una revisione sistematica della letteratura per conto dell’Autorità garante della pubblicità, effettuata per scovare eventuali pubblicità ingannevoli: “Se parliamo di singoli componenti o di supplementi vitaminici che dovrebbero prevenire le malattie degenerative dell’occhio in un soggetto sano, fino a oggi non vi sono prove che dimostrano che qualche sostanza abbia un effetto protettivo. Neppure le molte ricerche fatte su sostanze quali la luteina e la zeaxantina, due membri della famiglia dei carotenoidi (che ne comprende quasi 700) presenti nell’occhio e per questo candidate ideali a un possibile effetto protettivo, sono approdate a nulla: la Food and Drug Administration statunitense ha di recente affermato che non vi sono motivi per raccomandare un integratore nella prevenzione della cataratta. E lo stesso si può d ire delle ricerche condotte su vari estratti di mirtillo”.

Leggermente diverso è il discorso per le persone che già soffrono di una maculopatia: alcune ricerche suggeriscono che sostanze quali le antocianine dei mirtilli possano ritardare l’evoluzione della malattia.

Ciò che invece sembra avere un ruolo è la dieta nel suo complesso. È delle scorse settimane, per esempio, la pubblicazione di due studi complementari sugli ‘Archives of Ophtalmology’ dedicati alla degenerazione maculare: nel primo è stato dimostrato che una sola porzione di pesce alla settimana è associata a un calo nell’incidenza della malattia del 31 per cento, e che se le porzioni settimanali sono due la diminuzione è del 35 per cento; nel secondo è invece emerso che una dieta ricca di acidi grassi nocivi è collegata a un aumento di casi di degenerazione del 76 per cento, mentre qualora essa preveda meno grassi idrogenati si ha un calo dell’incidenza della malattia del 15 per cento.

C’è poi un ambito in cui la dieta è particolarmente importante: quello dei danni inferti dall’esposizione ai raggi solari. Spiega in merito Marco Marenco, oculista dell’Università Sapienza di Roma ed esperto dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (Iapb Italia): “I raggi del sole producono un’ossidazione che alla lunga danneggia diverse strutture dell’occhio: quando ci si espone, è sempre opportuno avere un surplus di antiossidanti naturali, e cioè consumare frutta e verdura fresche in quantità”.

Oltre a una riserva di antiossidanti, l’occhio va poi protetto con una barriera fisica adeguata, cioè con gli occhiali, sull’importanza dei quali, secondo gli esperti dell’Iapb, c’è ancora troppa poca consapevolezza, se è vero che solo il 14 per cento degli italiani difende adeguatamente i propri occhi dal sole. L’occhio va preservato sia dagli agenti fisici quali il vento, che riducono la lacrimazione e rendono le strutture più vulnerabili, sia dall’azione diretta dei raggi solari, che arrecano danni a breve e a lungo termine. E i più delicati sono i bambini, che spesso si espongono per molte ore senza sapere che stanno danneggiando parti dell’occhio che si riveleranno più fragili quando saranno adulti. Così come più delicati sono gli occhi più chiari, perché hanno una minore pigmentazione e sono quindi meno naturalmente protetti.

Gli esperti consigliano quindi di scegliere sempre occhiali da sole. “Le lenti migliori sono quelle certificate Ce dai produttori, che filtrano efficacemente i raggi Uv e che andrebbero portate ogni volta che ci si espone al sole. Ci sono poi persone che hanno difficoltà di adattamento e che per questo possono avere bisogno di lenti che attenuino gli sbalzi di luce, per esempio mentre guidano, o soggetti a rischio per esempio di cataratta, che devono avere una protezione particolarmente alta. Costoro dovrebbero chiedere un consiglio al proprio oculista prima di comprare gli occhiali da sole, per limitare al massimo ipericoli”, sottolinea Marenco.

Le lenti non sono dunque tutte uguali; quelle comunemente in vendita bloccano fino al 70 per cento dei raggi Uvb e fino al 60 per cento di quelli A: in presenza di qualche fattore di rischio specifico è meglio scegliere lenti più protettive. È bene quindi prestare attenzione all’indicazione del filtro: tra quelle in commercio ve ne sono alcune schermate ma non filtranti, e questo può peggiorare gli effetti nocivi del sole perché la pupilla, nel tentativo di compensare l’oscurità prodotta dal colore scuro, si allarga e offre una maggiore superficie ai raggi che entrano. Ci sono poi lenti più filtranti, che riescono a intercettare fino al 95 per cento di raggi Uvb e il 60 per cento degli Uva e, infine, lenti dedicate appunto a persone che hanno un rischio maggiore della media, alle quali si consiglia di filtrare fino al 99 per cento dei raggi Uvb e sempre il 60 per cento degli Uva.

Non servono praticamente a nulla, invece, le lenti chiamate genericamente da riposo e consigliate, talvolta, a chi sta molto al computer. Spiega in merito Filippo Cruciani, della Clinica oculistica Umberto I della Sapienza di Roma: “Un uso anche prolungato dei terminali non conduce mai a una situazione patologica, soprattutto con gli schermi attuali. Può invece dare origine a un affaticamento, che però in genere sopraggiunge se si ha già un difetto visivo non adeguatamente corretto. L’unica regola è quindi quella di portare gli occhiali giusti, ma solo qualora ve ne sia la necessità”. Per lavorare in condizioni ottimali è poi bene non avere sorgenti di luce alle spalle, porre lo schermo alla giusta distanza in base all’età, e dargli l’inclinazione più adatta. Queste sono le uniche indicazioni che gli esperti suggeriscono a chi sta molte ore al computer, perché l’occhio è un organo estremamente adattabile e non esistono regole rigide valide per tutti.

Cattive notizie, invece, per chi si è appassionato agli esercizi oculari, che il passaparola indica come un toccasana per difetti quali l’astigmatismo e la miopia, basati sul coordinamento tra le mani e gli occhi, oppure su normali movimenti dell’occhio o, ancora, sulla concentrazione della vista su fonti di luce bianca lampeggiante: uno degli ultimi studi, pubblicato nel 2009 su ‘Physiological Optometry’ dai ricercatori dell’Università di Bradford, ha concluso che non vi sono evidenze che gli esercizi funzionino. Tranne che in un caso: secondo uno studio degli oculisti del Pennsylvania College of Optometry di Filadelfia, apparso su ‘Optometric Vision Science’, alcuni esercizi specifici aiuterebbero chi soffre di sdoppiamento della visione, di deficit nella messa a fuoco e di alcune forme di strabismo, disturbi che nel complesso interessano una persona su cinque ma che possono essere curati anche con il giusto allenamento.

L’Espresso del 03-07-2009


lug 02 2009

I bambini del Mali in aiuto dei non vedenti

Tag: News dal mondopatrizia @ 10:09 am

Terranauta.it del 27-06-2009
I bambini del Mali come cani-guida per i ciechi
DIRITTI UMANI. Nel Mali tanti bambini passano la vita al servizio degli anziani ciechi. Una tradizione antica e radicata, ma di fatto una forma di schiavitù che va combattuta.
Nell’ospedale di Mopti, i medici italiani della missione umanitaria “Ridare la luce” dal 2004 operano gratuitamente e spesso restituiscono la vista ai ciechi.In questo Stato dell´Africa subsahariana, peraltro uno tra i cinque più poveri del mondo, numerosi ragazzini non hanno il tempo di correre e giocare insieme agli altri, perché hanno un compito preciso ed importante.
Vivono tutta la vita al fianco del non vedente, quasi sempre anziano, a cui sono stati affidati. Non lo abbandonano mai, lo accompagnano per strada, alla moschea, al mercato, a chiedere l´elemosina, ovunque.
Li chiamano “bambini guida” e nel Mali si incontrano dappertutto, essendo endemici i problemi alla vista in questo Paese. Sono facili da riconoscere:
camminano dietro o davanti l´anziano cieco, a volte si tengono per mano, più spesso reggono ognuno un´estremità di un bastone.
Di norma, il bambino o la bambina sono i nipoti della persona da accompagnare,ma nelle zone più povere e desertiche non sono rari gli esempi di genitori che
vendono uno dei loro figli o lo cedono affinché riceva vitto e alloggio. Se l´anziano infatti “ruba” la loro infanzia, ha almeno l´obbligo di provvedere ai loro bisogni più elementari. Banale dirlo, per questi bambini non è possibile andare a scuola. Vero è che studiare qui è un lusso per pochi.
Nel Mali l´aspettativa di vita è di 48 anni, mentre un bambino su cinque non arriva al quinto anno di età. Gli anziani sono quindi considerati un bene prezioso per la comunità, ne custodiscono la storia e le tradizioni orali.
I bambini guida” nel Mali si incontrano dappertutto, essendo endemici i problemi alla vista.In questo Paese il tasso di cecità è il più alto del mondo e costituisce un´emergenza sanitaria e sociale. Le malattie agli occhi sono quasi sempre di origine infettiva, ma sono aggravate da mancanza di cure,
malnutrizione e condizioni climatiche. Una delle patologia più diffuse è la cataratta, semplice da guarire in Occidente. Nel Mali tuttavia un intervento
chirurgico costa circa 80 euro, quando il reddito medio di una famiglia è di 45 euro al mese.
Nell´ospedale di Mopti, i medici italiani della missione umanitaria “Ridare la luce” dal 2004 operano gratuitamente e spesso restituiscono la vista ai ciechi.
I malati arrivano a centinaia, anche dai villaggi più remoti, e si accampano nel cortile aspettando il proprio turno.
Nella maggior parte dei casi, quando gli interventi vanno a buon fine,non ostante gli anziani potrebbero tornare a casa senza guida, i bambini continuano spontaneamente a sorvegliarli, a fare quello che hanno sempre fatto.
Compagni inseparabili, silenziosi, affidabili, che agli occhi degli Occidentali appaiono naturalmente come bambini sacrificati alla loro infanzia, ai loro diritti, al limite della schiavitù. Dall´altra parte si tratta di una consuetudine fondata su una logica sociale condivisa per i maliani, nella cui società diventare un bambino-guida può non essere il peggio.


giu 30 2009

Audiolibri all’estero è già un mercato florido

Tag: News dal mondolucio @ 12:03 pm

Audiolibri all’estero è un mercato già florido

In Gran Bretagna e negli Stati Uniti è boom di vendite degli audiolibri.

Abbiamo parlato più volte delle realtà italiane degli audiolibri, cercando di far conoscere sempre più le medesime che consentono a tutti di poter gustare il piacere della lettura di un libro, nonostante le difficoltà visive.
Verrebbe ora da porsi qualche domanda:
Quanti disabili visivi in Italia conoscono queste realtà?
Quanti ancora oggi se non trovano il testo tradotto in Braille o rinunciano al loro hobby preferito o scelgono di farsi leggere un libro da qualcuno che gentilmente da la sua disponibilità?
Dai numeri sul mercato relativo alla vendita e diffusione degli e-book, sembrerebbe che ancora in molti non conoscono bene questi formati, o non sanno come accedere al servizio.
Se invece diamo una occhiata alla tendenza del mercato dell’audiolettura oltre confine, ci accorgiamo che i dati sono completamente differenti.
Soprattutto nei paesi dell’area anglosassone, si registra un vero e proprio boom di questi libri in formato digitale.
Parliamo di un fatturato davvero consistente di circa 923000.000 di euro, dati che riguardano il solo mercato USA.
Anche in Gran Bretagna comunque, i dati sono impressionanti.
Va detto che una delle motivazioni relative a questo successo che si registra all’estero degli audiolibri, è relativa al fatto che generalmente vengono messi a disposizione dei lettori ipo e non vedenti, un numero più elevato di titoli dalle case editrici.
Qual è allora lo stato del mercato italiano degli audiolibri?
Come conferma Vincenzo Sicchio presidente uscente di Aeda “associazione italiana editori audiolibri”, che lascerà il suo posto nei prossimi giorni a Cristiana Giacometti, il nostro mercato dei libri in formato audio sta crescendo.
Soprattutto nell’ultimo anno, a partire dalla scorsa estate, si sono incominciati ad avere dati più interessanti.
Dunque finalmente gli ipo e non vedenti hanno iniziato a conoscere davvero le grandi opportunità che può offrire l’audiolettura?
Probabilmente sì, ed è proprio la nuova tendenza a rafforzare questa tesi.
Si può quindi prevedere che nei prossimi mesi, si avrà una ulteriore spinta di questo mercato in espansione.
Tornando nuovamente alle cause del ritardo italiano della diffusione dei libri in formato audio, ovviamente bisogna tenere conto del fatto che molti strumenti come gli Ipod o MP3, da noi sono arrivati più tardi che negli Stati uniti.
Ora però questi strumenti, fanno parte in maniera accentuata della nostra vita quotidiana, per tanto è prevedibile ipotizzare che chi davvero ha la passione della letura e vuole coltivarla come meglio può, contribuirà a far crescere in maniera esponenziale il mercato degli ebook.
Così in breve tempo, potremo avere certamente dati ancor più incoraggianti per un mercato che è destinat a diventare davvero forte.
Uno dei tanti modi per favorire ulteriormente la crescita del mercato degli audiolibri, è ovviamente fare in modo che sia più alto il numero dei titoli delle varie collane di ebook, per consentire al pubblico dei lettori una vasta scelta che possa essere davvero rispondente alle richieste.

Sull’argomento vedi anche:
http://pressin.comune.venezia.it/


giu 26 2009

Convenzione ONU sui diritti dei disabili dibattito a Napoli

Tag: News dal mondo, News dall'Italialucio @ 12:11 pm

Napoli la convenzione ONU sui diritti dei disabili dibattito all’università

Domani sabato 27 giugno, l’università Parthenope, presenta un incontro dedicato alla convenzione dei diritti dei disabili.

La giornata di domani per la città di Napoli, ha un significato davvero speciale.
L’UIC locale (unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti), ha organizzato un incontro che avrà per oggetto, la convenzione che mira a tutelare i diritti dei disabili.
Come sappiamo l’Italia nei mesi scorsi ha ratificato il documento.
Ora si vuole fare il punto sullo stato attuale, e inoltre si vuole ulteriormente sensibilizzare le istituzioni, e comunque tutta l’opinione pubblica sul delicato tema.
Così domani mattina presso l’università Parthenope in via Acton 38 a Napoli dalle ore 9 e 30 alle 13 e 30, organizzato dall’Uic locale e dalla società Napoli sociale, avrà luogo questo seminario per cercare di diffondere in maniera ancor più accentuata i principi che stanno alla base della convenzione ONU.
Tra gli altri prenderanno parte all’evento che al centro della giornata che Napoli dedica alla convenzione sui diritti dei disabili, vi saranno Giovanni D’Alessandro presidente Uic locale, Pasquale Orlando presidente di Napoli sociale, presiederà i lavori Gaetano Cimmino dell’Uic di Napoli.
Nel corso dell’incontro, verrà presentata una relazione che ovviamente toccherà tutti gli aspetti fondamentali di cui si occupa la convenzione ONU.
Dunque un appuntamento che ci teniamo a sottolineare, in quanto far conoscere meglio la convenzione, è certamente un modo per evidenziare la sua importanza.
Una convenzione che dovrà nel tempo eliminare tutti quegli ostacoli, che rendono difficoltosa l’integrazione in un contesto sociale di persone con bisogni speciali.
Senza dimenticare la tutela dei diritti fondamentali che ogni essere umano deve vedere garantiti.
Organizzando questo evento, la città di Napoli mostra la sua sensibilità sul tema, e la volontà di affrontarlo nel modo migliore.
Sull’argomento, vedi anche
http://www.superando.it/


giu 23 2009

Gli antiossidanti rallentano la cecità

Tag: News dal mondopatrizia @ 10:38 am

Agenzia AGI del 19-06-2009

Gli antiossidanti possono rallentare la cecità

LONDRA. Un nuovo supplemento a base di antiossidanti potrebbe rappresentare la risposta giusta alla principale causa della cecita’. Un gruppo di scienziati, coordinati da Usha Chakravarthy della Queen’s University Centre of Vision and Vascular Science, ha scoperto che gli antiossidanti che si trovano nella frutta e nella verdura possono rallentare la perdita della vista nelle persone anziane.
Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno coinvolto nello studio,riportato dal quotidiano britannico Daily Telegraph, 400 persone in tutta
l’Irlanda con un’eta’ media di 77 anni. Lo scopo degli studiosi era quello di focalizzare l’attenzione sui pazienti a rischio degenerazi one maculare, una malattia incurabile che provoca l’offuscamento della vista. Ebbene, dai risultati dello studio e’ emerso che l’assunzione di livelli elevati di antiossidanti contribuisce a preservare i pigmenti maculari, rallentando la progressione della degenerazione. I pazienti utilizzati come gruppo di controllo e che quindi non hanno seguito la ‘cura’ a base di antiossidanti – hanno subito una costante perdita della vista. “Sono necessarie – ha concluso Chakravarthy – ulteriori ricerche per confermare questi risultati e per individuare i numeri necessari per aiutare i pazienti a prevenire la degenerazione maculare”.


giu 23 2009

Arriva nel Ticino la pizza in braille

Ticinonline del 20-06-2009

Arriva in Ticino la lista delle pizze in braille

ARZO. Pizza “sensibile” per il Ristorante al Torchio Antico di Arzo. Compiendo un’iniziativa che non ha ad oggi precedenti in Ticino, il ristorante ha creato la lista delle pizze in braille, fruibile dunque per gli ipovedenti.
L´idea è venuta allo chef e gerente Claudio Panzeri durante un pranzo di un gruppo di ragazzi andicappati presso il suo ristorante. “Scopo del progetto è far sì che anche le persone non vedenti, quando si recano ad un ristorante o in una pizzeria, possano avere la propria autonomia senza dover servirsi della disponibilità dei camerieri, dei ristoratori o degli accompagnatori”.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Laboratorio di Informatica 2 dell´Istituto OTAF di Sorengo, che ha trascritto e messo a disposizione la stampante per i caratteri braille. L’offerta ai portatori di andicap sarà allargata, dal prossimo mese di luglio, con l’introduzione dell’intero menu in braille.


giu 10 2009

Il mondo nelle dita di Esref Armagan

Tag: Arte accessibile, Esperienze, News dal mondopatrizia @ 10:10 am

Blogosfere del 09-06-2009

Il mondo nelle dita di Esref Armagan

Dipinge paesaggi e ritratti dai colori vivaci, ma senza usare pennelli, perché
Esref Armagan è cieco dalla nascita e per rappresentare la realtà che lo
circonda ha messo a punto una tecnica personalissima basata sulla sensibilità di mani e dita.
Esref le usa per trovare i riferimenti spaziali sulla tela, mettere e stendere i
colori e, naturalmente, “vedere” gli oggetti e i volti che dipinge.
Mani e dita come unico strumento per percepire e raffigurare la realtà come se avesse la vista. Il pittore turco, oggi 42enne sposato e padre di due figli non è di certo l’unico artista ad essere cieco totale dalla nascita, capace di
ricreare attraverso l’arte una realtà che non vede nel senso in cui intendiamo
noi.
Tuttavia oltre al risultato del suo lavoro, quello che colpisce è il fatto
che tutto quel che fa, lo ha appreso da solo, provando e riprovando fino a
quando non è riuscito a superare tutti i limiti che gli impedivano di dipingere.
Esref è nato infatti in una famiglia molto povera e da piccolo non andava a
scuola né a giocare con gli altri bambini a causa del suo handicap. Si è così
trovato un modo di giocare tutto suo che all’inizio consisteva nel disegnare
incidendo con un chiodo su scatole di cartone che suo padre gli portava a casa dal lavoro.
Da qui ha elaborato per tentativi e senza alcun tipo di aiuto o istruzione da parte di altri un sistema per poter imparare cosa sono i colori,
classificandoli e ordinandoli in modo che per lui fosse possibile usarli nel
modo voluto, stenderli e risultare verosimile nel risultato rispetto a quello
del reale che lui percepiva sempre attraverso le mani e le dita.
Per lavorare ha bisogno di assoluta tranquillità e di sentirsi “immerso” nel suo
lavoro anche se a volte può essere pericoloso per lui. Come quando dipinge il
mare ed è costretto ad indossare un giubbotto di salvataggio per non annegare!
Oggi Esref Armagan vanta già numerose manifestazioni a Istanbul, Antalya e
Ankara e mostre ad Amsterdam, Repubblica Ceca e New York. Anche se ha difficoltà a trovare il modo per sostenere se stesso e la sua famiglia, spera ancora ardentemente di avere l’opportunità di esporre il suo lavoro, per continuare a migliorarsi e per dimostrare al mondo che non ci sono limiti a ciò che può fare un uomo anche se cieco.
Per fortuna a sostenerlo ci sono molti esperti di arte, ma non solo. “Esref
Armagan è una figura importante nella storia delle arti visive e delle
neuroscienze, tanto è vero che il suo rimarchevole lavoro mi ha colpito subito
sia per i disegni che per il lavoro con i colori a olio. – ha detto ad esempio
John M. Kennedy, professore di psicologia cognitiva e della percezione
all’Università di Toronto a Scarborough – Esref dimostra per la prima volta che
un cieco può sviluppare la sua abilità pittorica a parità di rappresentazione di
qualcuno che la realtà rappresentata la vede davvero e questo non era mai
accaduto prima.”


giu 09 2009

Nel paese dei ciechi, per scoprire la normalità

Tag: Esperienze, News dal mondopatrizia @ 11:07 am

Il Giornale di Vicenza del 09-06-2009

Nel paese dei ciechi per scoprire il «normale»

Ristampe. Adelphi ripropone il breve ma sconvolgente racconto «Ppillola» di
Welles

Non solo fanno vita laboriosa e hanno sensi finissimi i saggi abitanti
nonvedenti dello sperduto paesino sulle Ande «al di là delle nuvole» nel quale
un certo signor Numez dalla «vista d’aquila» ma incapace in realtà di vedere al
di là del proprio naso a causa della sua arroganza, capita per caso durante il
suo errabondare di avventuriero. Gli indigeni del villaggio situato in una valle
misteriosa, infatti, si prefiggono addirittura di convertire l’ospite ai
vantaggi della cecità, dando all’uomo, apparentemente incorruttibile e
addirittura ossessionato dal vedere tutto e a tutti i costi, non poco filo da
torcere. Questa la trama del breve ma intenso racconto Nel pese dei ciechi,
fresco di stampa per Adelphi (Euro 5,50, con post fazione dello scienziato
Franco Modeo), frutto dell’ingegno di uno dei padri (insieme a Verne) della
letteratura fantastica internazionale, lo scrittore inglese Herbert George Wells
(1866-1946), universalmente conosciuto specie per i romanzi cult La ma cchina
del tempo, L’isola del dott. Moreau, L’uomo invisibile, La guerra dei due mondi,
quest’ultimo trasposto in un memorabile dramma radiofonico interpretato da Orson
Welles nella famosa radiocronaca talmente realistica da gettare nel panico
milioni di ascoltatori americani. Pensiero scientifico e atmosfera fantastica
costituiscono l’alchimia perfetta della scrittura di Wells che nelle sole
sessanta pagine di questa «pillola» scritta due volte, nel 1904 in rivista e nel
1911 in volume, riesce a mettere in crisi le certezze del lettore sul reale
significato della «normalità che in realtà imbarbarisce l’umanità» e
capovolgendo i canoni dimostra come in una comunità di minorati della vista il
vero «diverso» è chi vede. «È una storia assoluta che va letta almeno due
volte», stigmatizza Amodeo.


giu 04 2009

Anna, antropologa nonvedente

Tag: Esperienze, Interviste, News dal mondo, News dall'Italiapatrizia @ 10:40 am

Press-IN anno I / n. 1274

Repubblica.it del 03-06-2009

Anna, antropologa non vedente: “Vi racconto la mia Africa”

PARMA – “Non credo che essere cieca abbia condizionato la mia esperienza in
Africa. Percepire la realtà senza vederla è la mia normalità”. Anna Vittoria
Sarli, giovane antropologa parmigiana, sorride dietro i suoi grandi occhiali
scuri. Dal candido colorito della sua pelle non si direbbe che abbia appena
trascorso una settimana in un villaggio sperduto nella savana. Forse per questo
indossa un abito estivo dai motivi inequivocabilmente africani. “Certo -
aggiunge – se una mia cara amica non mi avesse accompagnato avrei avuto più
difficoltà, perché mi sarebbero mancati i punti di riferimento a cui sono
abituata. Ma credo che la mia disabilità suscitasse ammirazione negli africani”.
E non solo in loro.

E’ facile rimanere colpiti dall’idea che una 26enne non vedente abbia potuto
affrontare con tranquillità un viaggio impegnativo per chiunque. A migliaia di
chilometri di distanza, sotto il caldo torrido, tra i villaggi della savana,
dormendo per settimane nelle capanne d’argilla, sulla sabbia, senza acqua
corrente, protetta da una zanzariera che scongiuri la malaria. Anna, però, non
sembra scomporsi. “So di passare meno inosservata – spiega – ma mi infastidisce
che ci si concentri solo sulla mia cecità: non è la sintesi della mia persona. E
spesso crea intorno a me un alone che distorce la realtà”.

La sua non è fatta di colori, di sguardi. Ma di suoni, rumori, contatto con la
terra. E storie. Quelle che la persona accanto a lei le racconta per descriverle
il mondo che sta attraversando. Così del Senegal ricorda le grida dei ragazzi
che sui car rapide, i bus di Dakar, annunciano ai passeggeri il nome delle
fermate. Le risate rumorose degli abitanti dei villaggi, le prese in giro dei
bambini. E il rapporto con il suolo, con la polvere, che pervade ogni angolo e
sembra entrare sottopelle.
Anna c’è stata due volte. Prima nel 2007 per una ricerca, durata due mesi, con
cui si è laureata in Antropologia all´università di Modena. Poi questa
primavera, alla fine di aprile, quando è tornata per dieci giorni negli stessi
villaggi, dove suo padre ha avviato un progetto di educazione sanitaria.
Leopoldo Sarli è chirurgo all´ospedale Maggiore, docente alla facoltà di
Medicina di Parma e presidente del corso di laurea infermieristica, ma prima di
tutto si definisce un ricercatore, un curioso. Ed è anche un eccellente
fotografo.
Una figura forse un po´ ingombrante per Anna, che ha preferito farsi
intervistare da sola. “Non amo lavorare con mio padre. Preferisco essere
indipendente, tanto nella vita quanto nella mia professione. Ma mi faceva
piacere ricambiare in qualche modo l´ospitalità delle comunità senegalesi che mi
avevano accolto mentre preparavo la tesi, perciò ho accettato di collaborare con
lui”.
Lo stesso Leopoldo ha bisogno di sottolineare questa distanza, quasi un tacito
accordo con una figlia che, diventata adulta, sente la necessità di emanciparsi.
“Ognuno di noi ha vissuto la sua Africa, separatamente. Lei da antropologa, io
da responsabile del progetto di cooperazione”. L´idea è nata nel 2007, quando è
andato a trovare Anna mentre faceva ricerca in Africa. “Io e mia moglie -
racconta – avevamo sempre avuto interesse per le popolazioni migranti che
arrivavano dal sud del mondo e quella è stata l´occasione per entrare in
contatto con una realtà diversa e affascinante”.

Un´esperienza così intensa da sentire l´esigenza di stringere un legame più
stretto con la gente del luogo. “Gli operatori sanitari dei villaggi che avevamo
visitato ci avevano spiegato le loro difficoltà nel gestire da soli comunità di
centinaia di persone. Erano pochi e avevano una preparazione insufficiente”. E’
nato così un progetto di cooperazione con l´università di Parma, che offre corsi
di formazione agli infermieri di Dakar.
E qui entra in gioco Anna. “Avevamo bisogno – spiega il chirurgo – di capire se
il modo in cui stavamo operando era quello giusto. Così ho chiesto a mia figlia
di contribuire al progetto con una ricerca antropologica che scoprisse come gli
abitanti percepivano il nostro lavoro”. E lei non si è tirata indietro: “Sentivo
di dovermi sdebitare con il villaggio”.
Così sono tornati in Senegal, un Paese che all’inizio per loro era circondato da
pregiudizi e ora è diventato un posto familiare, una seconda casa. “E’ stato
bello ritrovare tutte le amicizie che avevamo lasciato”, ricorda Leopoldo. “Se
sto investendo tanto in questo progetto è perché capisco cosa significa perdere
le proprie radici”. E’ arrivato da Taranto a 17 anni, per studiare medicina e ha
faticato per integrarsi e costruirsi una nuova vita. “Mia figlia è un’immigrata
di seconda generazione”.
Forse per questo ha concentrato il suo dottorato e il suo lavoro all’Ismu,
l’istituto di studi sulla multietnicità di Milano, sui migranti. “La cosa che mi
è mancata di più tornando a Parma – racconta l’antropologa – è stata la vita di
comunità. A volte quando ero lì avevo bisogno di silenzio, ma mi ha fatto
piacere ritrovare quel modo tutto africano di scherzare rumorosamente, parlare a
voce alta, divertirsi in modo sguaiato. Fa parte di una dimensione relazionale
molto forte e intensa che qua non esiste”. Ma non per questo Anna ha sofferto di
mal d’Africa. “Non c’è motivo di provare nostalgia: ho l’Africa anche qua e so
che ci tornerò”.


mag 28 2009

Una lente di colore giallo per salvare la retina

Press-IN anno I / n. 1184

La Sicilia del 26-05-2009

Madrid: una lente a contatto di colore giallo protegge la retina e rallenta il
degrado della vista

MADRID – Una lente a contatto di colore giallo inventata in Spagna in grado di
proteggere la retina e di rallentare in certi casi il degrado della visione
verso la cecità ha ottenuto il premio di «migliore invenzione europea dell’anno» assegnato a Ginevra dalla Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale:
lo riferisce con grande evidenza la stampa quotidiana spagnola.
La lente, inventata dalla ricercatrice della Università Computense di Madrid
Celia Sanchez Ramos, è basata sulla scoperta che un filtro giallo può proteggere la retina dagli effetti dannosi dei colori viola e blu dello spettro della luce, che possono deteriorarne i neuroni della retina e quindi la visione.
Secondo Sanchez Ramos, la lente gialla da lei inventata e sperimentata con
successo «sarà di grande utilità non solo per coloro che soffrono di
degenerazione maculare senile o che hanno perso il cristallino in operazioni
della cataratta, ma anche come mezzo generale di prevenzione per preservare la retina, esattamente come si usa una normale crema solare per proteggere la pelle».
La lente inventata dalla ricercatrice spagnola nonostante il colore giallo
(graduabile in intensità a seconda delle condizioni della retina) non cambia la
percezione dei colori da parte di chi la porta, nè il colore degli occhi secondo
uno studio effettuato su 2000 persone.
L’Università Computense di Madrid ha iniziato uno studio clinico degli effetti
dell’invenzione in 23 ospedali spagnoli su persone operate di cataratta.


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